• Alessandra Lupi

Alitalia addio! Il declino della storica compagnia di bandiera

Il 15 ottobre 2021 decollerà Ita (Italia Trasporto Aereo) la nuova compagnia aerea di bandiera che sostituirà l'Alitalia in amministrazione straordinaria dal 2 maggio 2017.

Nelle immagini il triste abbandono delle strutture usate un tempo dalla compagnia di bandiera italiana

La complicata vita della compagnia sta per giungere al termine, dopo anni di fallimenti e salvataggi, il nome Alitalia sta per essere abbandonato per sempre.

Una flotta iniziale prevista di 52 aerei per incrementare poi a 78 nel 2022 con un terzo dei dipendenti impiegati e più di 7000 posti a rischio, in attesa e con la speranza di trovare un accordo sui contratti e sulla gestione degli esuberi con la nuova azienda.

Le sigle sindacali chiedono un periodo di cassa integrazione straordinaria per quattro anni ma il governo al momento non sembra disposto a concederla.

La Ita dal canto suo chiede una riduzione degli stipendi fino al 40 per cento. Uno dei simboli dell'orgoglio italiano del secondo dopoguerra, di un'Italia capace di rialzarsi rimboccandosi le macchine con progetti e investimenti è giunto alla destinazione finale.

Sono ben lontani i tempi d'oro quando, nel maggio 1947, decollò il primo volo, in pochi avrebbero scommesso che in un solo decennio avrebbe raggiunto 3 milioni di passeggeri.

L'avvio dell'operatività commerciale avviene il 5 maggio del 1947 con un trimotore Fiat G12 "Alcione" (I-DALH), pilotato da Virgilio Reinero, con un volo da Torino a Roma Urbe (allora base d'armamento Alitalia) e poi a Catania, con 18 passeggeri a bordo e al prezzo di 7.000 lire, circa 140 euro odierni). Il 6 luglio dello stesso anno, il Savoia Marchetti SM95 "Marco Polo" effettua il primo collegamento internazionale, da Roma a Oslo con a bordo 38 marinai norvegesi.

A marzo dell'anno successivo (1948), con un Lancastrian viene inaugurata la prima tratta intercontinentale, un volo di 36 ore: Milano, Roma, Dakar, Natal, Rio de Janeiro, San Paolo, Buenos Aires.

Nel primo anno di attività, Alitalia trasporta 10.306 passeggeri, 92 tonnellate di merce e 18 di posta.

Verso la fine del 1949, la flotta viene completamente rinnovata con quattro Douglas DC4 ed un network di 7 rotte (Roma-Catania-Malta-Tripoli, Roma-Cairo-Asmara, Roma-Parigi, Roma-Londra, Roma-Milano-Londra, Roma-Nizza-Ginevra, Roma-Dakar-Natal-Rio de Janeiro-Montevideo-Buenos Aires.

Nel 1950, entrano in servizio le prime hostess, che indossano delle divise create dalle sorelle Fontana e acquisisce flotta e personale di Linee Aeree Transcontinentali Italiane, che collegava Italia e Centro America.

Dal 1951 vengono introdotti i pasti caldi a bordo su piatti di ceramica Ginori e nel 1952 chiude il suo primo bilancio in utile., Il 31 ottobre 1957 la fusione tra l'Alitalia e la LAI - Linee Aeree Italiane, altra compagnia di proprietà statale, nasce così l'Alitalia-Linee Aeree Italiane, la "nuova" compagnia diventa quindi l'unica compagnia aerea di bandiera italiana, la base d'armamento è all'aeroporto di Roma-Ciampino, forte di 37 aerei e 3.000 dipendenti.

Il 1960 è un anno che segna la definitiva affermazione della compagnia, che diventa anche il vettore ufficiale delle Olimpiadi di Roma. Sempre nello stesso anno, entrano in flotta i primi aerei a reazione e per la prima volta vengono trasportati un milione di passeggeri, che diventeranno 5 milioni entro il 1969. La base d'armamento viene trasferita presso l'aeroporto di Roma-Fiumicino, aperto ufficialmente l'11 gennaio del 1961, e vengono inaugurati anche il "Centro Addestramento Personale Navigante" e la "Città del Volo". Il 3 giugno 1964 nasce a Napoli l'ATI Aero Trasporti Italiani, filiale di Alitalia, per operare sulla rete nazionale. Nel 1965, la compagnia supera i tre milioni di passeggeri trasportati ed entrano in flotta i DC-9/30.

Il decennio è purtroppo contrassegnato dall'austerity, che ha portato ad un aumento del prezzo del petrolio e una recessione economica mondiale.

In America, la deregolamentazione porta alla nascita delle prime compagnie aree low cost, che si affacceranno in Europa qualche decennio più tardi.

Nel 1982, l'Alitalia trasporta 10 milioni di passeggeri. In quegli anni era diventata una moda salire su un aereo, gli italiani si muovevano sia per svago che per lavoro ammirando le belle ed eleganti hostess che vestivano nel frattempo Armani, ed il piacere di volare in business class di alta categoria con pasti elaborati da chef rinomati ed una quasi maniacale attenzione ai dettagli per il benessere dei passeggeri.

Nel 1993 trasporta il 38,7% dei passeggeri di voli internazionali ed è la terza compagnia aerea europea dopo Lufthansa e British Airways.

Nel giugno del 1991, la sede dell'Alitalia si trasferisce al Nuovo Centro Direzionale alla Magliana (ora in parte abbandonato e lasciato in disuso; uno dei palazzi viene usato come sede dell'agenzia LeasePlan); in questi anni la compagnia raggiunge i 20 milioni di passeggeri trasportati.

Negli anni '90, Alitalia trasporta quasi 28 milioni di passeggeri annui, ma le tensioni sindacali e l'eccessivo piano di investimenti producono risultati di bilancio assai deludenti.

Inoltre, la deregulation americana è approdata nel vecchio continente, cambiando il contesto di riferimento. Sembrerebbe che Alitalia non si sia attivata per coglierne le nuove opportunità e sfide; il mercato si è aperto ad altri concorrenti, in particolare le compagnie low cost, attive anche e soprattutto sulle rotte nazionali: ed è proprio da questo momento che incominciano i guai.

L'apertura dei mercati ha visto l'irruzione delle compagnie low coast nei cieli d'Europa e l'aumento della concorrenza sulle tratte a breve percorrenza a livello mondiale avrebbe imposto ai vertici di Alitalia la definizione di nuove strategie di mercato direzionate verso la privatizzazione e reso seri investimenti sulle rotte a lungo raggio e sulle tratte intercontinentali, cosa che non ha fatto pur avendo avuto tra le mani, nel '97, la reale e concreta possibilità di realizzare già allora quella rivoluzione essenziale e mai avvenuta autorizzando la fusione con la compagnia olandese Klm che era forte sul lungo raggio e debole sulle rotte brevi.

Klm puntava però sullo spostamento dell'hub da Fiumicino a Malpensa e il ridimensionamento del personale italiano, cosa che smosse i sindacati che iniziarono un lungo braccio di ferro politico ed economico su più fronti.

Le lungaggini burocratiche italiane hanno portato gli olandesi a rinunciare al progetto disposti a pagare la penale di 250 milioni di euro pur di lasciarsi alle spalle un cattivo affare.

Situazione similare con la compagnia francese Air France,

Nel frattempo i conti sono continuati a peggiorare e i passeggeri a diminuire; lo stato da una parte privatizzava e dall'altra rifinanziava creando sprechi e debiti.

Nel 2006 si torna a parlare di privatizzazioni con il 39,9% di Alitalia sul tavolo degli investitori, tra cui Air France ancora disposta a rilevare per la seconda volta, ma l'allora Premier Berlusconi ha preferito salvaguardare l'italianità della compagnia quotando in borsa l'azienda rilevata dal C.A.I. (Compagnia Aerea Italiana), una holding di imprenditori passati alla storia come “Capitani Coraggiosi”.

Una conseguenza della grande crisi di quegli anni è l'abbandono dell'ex centro direzionale, edificato su una collinetta nel quartiere Muratella, sulla via per il vicino aeroporto.

Una serie di palazzoni lasciati all'abbandono e all'incuria, dove lavoravano più di mille persone. All'interno si intravedono ancora gli sfarzi di quella che era una delle compagnie più influenti del panorama aeromobile: la sala congressi, la sala stampa, cartelloni pubblicitari ovunque e persino un simulatore di volo B747 con pannello di comando esterno.

Dopo il passaggio della compagnia alla C.A.I., 10.034 persone rimasero a casa.

Il "Progetto Fenice" dei Capitani Coraggiosi prevedeva un aumento dei voli nazionali che non portò a nulla di fatto se non a una barriera delle altre compagnie low coast che contribuirono a far crescere i debiti.

Nel 2011 69 milioni di perdite, nel 2012 ben 280 milioni che raddoppiarono nel 2013 con il fallimento dei capitani coraggiosi,

500 milioni di debiti furono saldati dalla compagnia araba Etihad, con la nascita di Alitalia SAI e il 49% in mano al Medio Oriente; dal 1º gennaio 2015 viene ufficialmente costituita Alitalia – Società Aerea Italiana S.p.A.

Il 1º gennaio 2015 atterra all'aeroporto di Milano Malpensa il primo volo di Alitalia-SAI alle 10:40 del mattino proveniente dall'aeroporto nazionale di New York JFK operato in livrea speciale Expo Milano 2015 - Etihad Airways.

La società ha chiuso il 2015 con perdite per 199 milioni di euro, in miglioramento rispetto alle perdite per 580 milioni registrate l'anno precedente.

Il management ha quindi confermato l'obiettivo di ottenere un utile entro il 2017.

Nel 2016 le perdite sono state di circa 600 milioni di euro.

Nel 2017 a causa del bilancio disastroso il 14 aprile è stato stilato un pre-accordo tra i sindacati e l'amministrazione (per evitare il fallimento) che prevedeva, tra le altre cose: 980 esuberi, tagli medi degli stipendi dell’8% e la diminuzione delle ferie.

Tale accordo è stato successivamente sottoposto al personale dell'azienda con un referendum e bocciato con il 67% di "no".

Il 2 maggio 2017 il Consiglio di Amministrazione ha deciso all’unanimità di presentare l'istanza di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria come disposto dalla legge.

Dopo quattro anni di sorte incerta per quella che sarà ricordata come la più importante compagnia di bandiera italiana, un piccolo spiraglio di luce con il passaggio a Ita, nella speranza che i dipendenti non rimangano definitivamente fuori come passeggeri “overbooking”.


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