• Alessandra Lupi

Alla scoperta di Villa Magna, splendida dimora di imperatori

Nota con l'appellativo di “Città dei Papi” per essere stata a lungo residenza pontificia e per aver dato i natali a molti pontefici (Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII), Anagni è uno dei centri più importanti della Ciociaria. Sebbene la sua storia sia strettamente legata alle vicende che interessarono Impero e Papato nel Medioevo, l'area fu interessata da insediamenti abitativi sin da epoche più remote.

Il vasto territorio facente parte dell'agro di Anagni, della superficie di 700 ettari, compreso fra le falde della catena dei Monti Lepini, sotto la cittadella di Gorga e il fiume Sacco, viene identificato come “Villa Magna”.

In questo territorio a confine con l’agro di Sgurgola esisteva una villa imperiale romana, che per la sua grandiosità e sfarzosità, e i resti ne fanno testimonianza, venne chiamata “magna”, cioè grande.

Stando alla opinione degli storici che se ne sono interessati, la splendida villa sarebbe stata di proprietà del condottiero romano Pompeo Magno, passando dopo la sua morte, avvenuta nel 49 a.C., e quella dei suoi figli Gneo e Sesto, al demanio di Roma, divenendo località di riposo degli imperatori romani della famiglia degli Antonini. Alla villa si giungeva attraverso la strada dal bivio sulla Casilina sotto Anagni, nella località oggi denominata “Osteria della Fontana”.

Nella villa soggiornò da giovane e per lunghi periodi dell’anno Marco Aurelio, il quale in una lettera inviata a Cornelio Frontone nell’anno 144-145, descrivendo il suo viaggio di ritorno dalla città di Segni per portarsi in Anagni, indica nel bivio descritto la strada che conduceva alla villa “...sed prius quam ad villam venimus, Anagniam devertimus mille fere passus a via...” (C.M. Caesar M. Frontoni magistro suo salutem).

Ed ancora Marco Aurelio descrive, all'età di 23 anni, la sua visita di due giorni nella residenza, dove soggiornava anche l'imperatore Antonino Pio, suo padre adottivo: "Siamo usciti a caccia, abbiamo fatto grandi cose; abbiamo sentito che erano stati catturati dei cinghiali, ma non abbiamo visto nulla. Abbiamo scalato una collina abbastanza ripida; poi nel pomeriggio siamo tornati a casa, io ai miei libri. Quindi, togliendomi gli stivali e i vestiti, ho letto sul mio letto per due ore l'orazione di Catone sulla proprietà di Pulchra e un'altra in cui metteva in dubbio un tribuno. È inutile mandarmi dei libri, perché questi mi hanno seguito fin qui....Noi stiamo bene. Ho dormito un po' troppo, a causa del mio leggero raffreddore, che sembra essersi calmato. Dalle cinque alle nove ho letto l'Agricoltura di Catone e ho scritto, meno male, grazie a Dio, di ieri. Poi ho reso omaggio a mio padre....Pulitomi la gola sono andato da mio padre e l'ho assistito nel sacrificio. Poi sono andato a pranzo.Cosa pensate che abbia mangiato? Solo un pezzetto di pane, ma ho visto altri divorare fagioli, cipolle e aringhe ripiene di bottarga. Poi ci siamo dati alla vendemmia, e abbiamo sudato insieme ed eravamo gioiosi e così via, e come dice l'autore abbiamo lasciato alcuni grappoli alti sulle viti. Alla sesta ora siamo tornati a casa”.

Sotto Settimio Severo (146 - 211), nel 207, la strada che da Anagni conduceva alla villa venne lastricata, come apprendiamo da un'iscrizione oggi conservata nella cattedrale di Anagni.

Dopo l'abbandono le rovine della villa furono a più riprese occupate da piccoli insediamenti produttivi (VI e IX secolo).

Nel primo medioevo vi sorse il Castello baronale con torre tuttora esistente, mentre su parte delle mura rimaste, verso l’anno 900, venne costruito il monastero benedettino con la chiesa, intitolata a S. Pietro apostolo, la sola rimasta in piedi anche se in dissesto, e i cui altari, oggi scomparsi, vennero benedetti da papa Onorio III, che vi si era recato appositamente il 6 luglio dell’anno 1217.

Il periodo più ricco della sua storia va dal X al XIII sec., quando il monastero si ingrandisce e diviene fulcro locale del processo di incastellamento della zona.

Attorno all'edificio sorge un castrum. Verso la fine del 1200, dopo un lungo periodo di splendore, subì una forte ed improvvisa decadenza in seguito alla quale fu soppresso e annesso da Bonifacio VIII alla cattedrale di Anagni.

Peraltro nei documenti il sito è citato come castrum, di cui è successivamente attestata la rovina (castrum dirutum) in un documento del 1478 e l'incendio (Villa magna combusta est) nel 1498.

I resti furono visitati nel Settecento dall'archeologo scozzese Gavin Hamilton, che riportò la presenza di alcune statue.

A partire dal 2006 e fino al 2010 il sito è stato oggetto di scavo archeologico, sia per il periodo romano che per quello medievale:

· da parte del Museo di archeologia e antropologia dell'Università della Pennsylvania,

· della British School a Roma,

· della International Association for Classical Studies e della Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, con il finanziamento di base della Fondazione 1984, del Comune di Anagni e della Banca Anagni Credito Cooperativo.

Lo scavo è stato diretto da Elizabeth Fentress, Andrew Wallace Hadrill e Sandra Gatti.

Gli scavi hanno permesso di rimettere in luce una cantina per il vino che era anche riccamente ornata di marmi, il quartiere degli schiavi e una serie di insediamenti e cimiteri del periodo altomediovale.

I resti della villa romana si estendono per circa 17 ettari.

Parte delle strutture erano occupate da un casale ottocentesco che è stato scavato e che ha restituito le cantine dove si pigiava l'uva e dove il vino era invecchiato in dolia interrati nel pavimento.

Lo scavo ha identificato l'edificio dove si svolgeva il banchetto, con un grande doliario che giaceva nel pavimento della pressatura, dove i lavoratori pestavano l'uva.

Il doliario era pavimentato con marmo prezioso, così come la sala del banchetto di fronte ad esso, dove evidentemente l'imperatore e i suoi ospiti avrebbero guardato il lavoro.

Nello stesso edificio si trovavano le terme dove l'imperatore e il suo seguito facevano il bagno.

L'intera giornata era interpretata come quella di un'importante festa che segnava l'inizio della vendemmia per il Lazio, le celebrazioni imperiali della festa dei Vinalia, feste della vigna e del vino celebrate in onore di Giove e Venere.

Dopo la morte di Antonino Pio e Marco Aurelio la proprietà rimase in mani imperiali.

Un'iscrizione, ora conservata presso la Cattedrale di Anagni, attesta la pavimentazione da parte di Settimio Severo di una strada che conduce da Anagni alla villa nel 207; resta da determinare quanto tardi la proprietà rimase in mani imperiali dopo questo momento all'inizio del III secolo.

A nord-est c'era un grande peristilio pertinente alla villa, sul cui lato meridionale si installò la chiesa del monastero di San Pietro a Villa Magna, di cui sono ancora in piedi le pareti.

Negli scavi sono emersi anche i resti delle successive rioccupazioni delle strutture romane, la chiesa, ricostruita nel VI secolo con l'aggiunta di un nartece (atrio della chiesa sporgente dall'edificio) sopra un precedente edificio di tardo IV-V secolo, oltre a un campanile e un chiostro, con ampia cisterna sotterranea.

A nord della cantina è stato scavato un edificio del III secolo in uso fino alla fine del V secolo, costituito da due ali separate da un corridoio scoperto, ciascuna con una serie di piccoli ambienti, pavimentati in terra battuta e in alcuni casi con piccoli doli interrati.

Si tratta probabilmente delle stanze degli schiavi che lavoravano nella villa, tra cui, in base ai materiali rinvenuti, si ipotizza anche un'ampia presenza femminile.

Il sito della villa oggi mostra poco del suo antico splendore, anche se gli scavi di diversi anni fa hanno portato alla luce le grandi quantità di marmi, mosaici e affreschi che un tempo la decoravano.

I resti visibili in superficie, che coprono almeno una dozzina di ettari, consistono in:

· tre serie di cisterne alimentate da un acquedotto che probabilmente conduce da una sorgente alla base della collina boscosa,

· una serie di sottostrutture che erano le fondamenta per una parte dell'antica villa,

· varie tracce di altre sostruzioni sul lungo crinale che scende dal casale verso la strada.

Gli scavi in questione però, di una decina anni fa, purtroppo oggi non sono molto ben visibili a causa della vegeta

zione che nel corso del tempo ha ripreso il sopravvento...





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