• Giusy Pilla

LA SCUOLA AL TEMPO DEL COVID-19

Il nuovo anno scolastico è iniziato tra timori, perplessità e speranze. La scuola italiana è ripartita dopo la chiusura dello scorso 5 marzo, quando tutto si è interrotto a causa della pandemia da SarS Cov 2.

Anche per gli istituti scolastici della Valle del Sacco si sono chiusi i portoni e serrati i cancelli, gettando insegnanti, alunni e famiglie nello sbigottimento e nell'incredulità. Inizialmente, la sospensione dell'attività didattica in presenza era calendarizzata approssimativamente in decadi, ma ben presto è stato chiaro che la situazione "stra-ordinaria" creatasi, era destinata a durare. Ciò ha imposto una rimodulazione del sistema scolastico, senza precedenti: le aule "reali", dove si accedeva aprendo la porta, hanno ceduto il passo alle aule "virtuali" con accesso digitale. Anche le strategie metodologiche adottate dagli insegnanti, nel processo d'insegnamento- apprendimento hanno subito degli adeguamenti, dovuti ai nuovi contesti educativi e per consentire ad ognuno nei propri ruoli, di "fare scuola", si è passati, dalla didattica in presenza, alla didattica a distanza (DaD). Tale passaggio ha scatenato molte polemiche per svariate motivazioni: la scarsa competenza digitale, la mancanza di devices e non da meno l'assenteismo in rete. Seppur con tante criticità, riconosco che in tempo di lockdown, la DaD ha consentito di preservare quel legame speciale che intercorre nella grande famiglia, quale è la scuola. Finalmente, a settembre, i ragazzi, i docenti e gli addetti ai lavori, sono stati accolti nei diversi istituti scolastici del territorio. Di questi, alcune strutture, per garantire il distanziamento sociale, durante la scorsa estate, hanno subito delle modifiche murarie per l'ampliamento degli spazi interni, sono stati ricavati ulteriori servizi igienici e laddove necessario, è stato potenziato il numero delle finestre, per favorire un'adeguata luminosità ed areazione degli ambienti. In taluni istituti comprensivi, regolati dal tempo pieno, si è ritenuto necessario destinare i locali della mensa in aule ospitanti le classi, mentre in molti plessi si attende l'arrivo dei banchi monoposto. Ma oltre alle modifiche strutturali, vi sono delle modifiche ben più incisive, che riguardano i rapporti interpersonali fortemente limitati: bambini e ragazzi assegnati al proprio banco, dove sconfinare non si può, con il viso dietro una mascherina chirurgica e sempre pronti ad igienizzarsi. La parola d'ordine è diventata: "distanziamento" che assume sempre più i toni di una consueta naturalezza, alterata, distorta e che tende ad isolare. Ma ciò non ostante , la scuola rimane il volano che trasporta la società verso la "rinascita" e la reinvenzione di illimitate possibilità.

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