• Marco Sabene

MEDAGLIE ALLA MEMORIA E MEMORIA MANCATA

Aggiornato il: mag 5

Chi si desta per i fatti di Colleferro e Como è complice o sbadato.

Willy e don Malgesini pagano per tutti, scontano le inefficienze di chi è rimasto cieco e sordo ai campanelli d’allarme fatti suonare dalle forze dell’ordine. Ricostruiamo le memorie e disegniamo la realtà.

Nei giorni scorsi il presidente della Repubblica Mattarella ha reso omaggio alle due vite spezzate: Willy Monteiro e don Malgesini meritano le medaglie d'oro al Valor Civile «Esempi di coraggio e altruismo» si è detto. Vero, mai così vero. Chi oggi guarda a quelle medaglie non può non essere catturato da un senso di vuoto, di impotenza. Ma è una sensazione che può riguardare il comune cittadino, non chi ha il dovere di essere il collante della comunità.

Quanto è vaga e preoccupante la frase “tutto questo poteva essere evitato” perché non restituisce WILLY e nemmeno don Malgesini, a loro modo ma in maniera differente uomini di Dio, di quale non si sa, ma di sicuro al servizio degli altri.

A Colleferro i posti della movida possono non avere colpe, ma le grida di allarme dei cittadini si udivano da anni, le richieste di intervento da chi quei luoghi li abita per tentare almeno di mitigare i ritmi vertiginosi della notte si sono perse nel vento. E gli interlocutori spariti. Willy è diventato un figlio di quella notte suo malgrado, la macchina che lo avrebbe riportato a casa quella sera era a pochi metri ma lui non la raggiungerà mai. In uno squallido angolo della città è stato ucciso, materialmente da alcuni balordi e metaforicamente dalla società. E nessuno ha chiesto scusa.

Nei social impazzavano foto di proteste, fiaccolate e abbracci sinistri di politici di periferia intenti a stringere famigliari di cui nulla sapevano e nulla volevano sapere. Don Roberto Malgesini era diverso, il sacerdote dalla vocazione per i più bisognosi è stato ammazzato proprio da chi un aiuto lo voleva e lo otteneva. Mai nessuno ha parlato di infermità mentale per il suo sicario e chi lo dice mente, mente per opportunità politica e per pietà verso gli stranieri, come se vivessero nel porto franco della vita, a loro tutto è concesso e perdonato. Don Roberto si occupava dei poveri e senza tetto ma è stato ucciso a 51 anni davanti alla chiesa di San Rocco a Como e di lui Mattarella ha detto “con generosa e instancabile abnegazione si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità”. È un grottesco copione, nei casi di cronaca nera, quello che vuole indicarci i veri colpevoli. Quelli materiali li conosciamo già. Medaglie d’oro alla memoria, finiti gli abbracci e le lacrime facili avanti con la prossima tornata elettorale.


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