• Giulia Papaleo

Colleferro, La Baita: controffensiva della verità

Temperature elevate in questi giorni e clima rovente in Piazza Italia, a Colleferro, giovedì 21 luglio, per la serata dedicata al teatro civile “la baita – come si costruisce una catastrofe”.

Andrea Villani

Una piazza gremita e interessata, con rispetto, a conoscere di più di una vicenda, quella della baita e del Parco di Via Giotto, portata sul palco con capacità di sintesi, ironia ed amore per la verità, con voluminose evidenze documentali e tanta, tanta passione.

In un monologo chiaro ed incalzante, l’ex Presidente dell’associazione sportiva ASD Gladiatori ed “ex-concessionario”, Andrea Villani ha raccontato a tutti, ai piedi del Comune, tristemente buio e vuoto, ex-concessore”, sette anni di eventi assurdi e contraddittori, di un progetto bello per la città, di investimenti autorizzati dagli uffici comunali competenti e dai dirigenti preposti con regolari determine, di spese esorbitati di cui si è fatto carico con la sua famiglia per realizzare il progetto, di sequestri giudiziari, di dissequestri e, poi, di determine annullate d’ufficio.

Un susseguirsi di atti folli ed evidentemente smisurati, una “storia nostra”, si, perché, come sottolinea Andrea, “è fatale che sia capitato a me”; una storia di comunità, di appartenenza, di carte bollate e di carte che parlano così chiaro da sembrare finte – come è possibile che sia accaduto tutto questo, ma davvero !?!?!? -, atti “scriterati” di una “catastrofe” costruita a tavolino e alle spalle di chi, una famiglia intera, con passione e fiducia, impegno e sacrificio, ha messo tutto in gioco per un progetto che avrebbe potuto fare il bene della collettività e che si è, invece, sviluppato in modo surreale a danno di molti.

Ma “rubiamo la scena all’attualità per fare una diretta sulla memoria”, proviamo a ricapitolare i fatti salienti.

Dopo una trattativa privata e 100mila euro di investimento (pari a 10mila euro all’anno) viene stipulata la convenzione tra l’Associazione e il Comune di Colleferro, che concede, in realtà, per 8 anni, dal 2012 al 2020, la gestione del Parco di Via Giotto e della Baita, con costruzione da fare, pagamento di utenze importanti, manutenzione e acquisto di beni strumentali allo scopo, tutto a carico del concessionario (Andrea Villani e famiglia) – “mai un euro dal Comune!”.

Il 23 dicembre 2012 apre La Baita. Dopo poco, la famiglia Villani viene colpita da un lutto gravissimo, racconta Andrea, e per dedicarsi completamente al progetto, con sua moglie Antonella, fanno scelte di vita molto delicate. Questo le carte non lo dicono, ma siamo in tanti a conoscerci da una vita a Colleferro e crediamo che umanità ed empatia facciano parte della storia, anzi avrebbero dovuto.

Dopo un inizio difficile, la primavera-estate 2013 sarà quella più piovosa, la Baita piace, c’è sempre gente, si festeggiano compleanni e matrimoni, si organizzano eventi di beneficenza, c’è spesso musica dal vivo e tanti la scelgono come luogo del cuore per vivere la natura e il tempo libero, a due passi da casa e con la cortesia e il sorriso dei gestori.

Per poter sfruttare la struttura al meglio e dare un servizio più rispondente alle aspettative dei colleferrini, viene proposto dai gestori – senza nessuna insistenza - un ampliamento, un progetto ancora più importante che vale altri 100mila euro, e che il Comune approva, con una determina che proroga la Concessione fino al 2030, nessuno dei numerosi dirigenti che redigono e visionano l’atto eccepisce eccezioni, è tutto regolare. Siamo nel 2016, l’ufficio tecnico richiede la compilazione della CILA che viene presentata regolarmente e quindi iniziano i lavori a fine marzo.

I coniugi Villani dovranno accendere un mutuo sul proprio conto personale per affrontare l’investimento.

E poi...colpo di scena! Nell’aprile 2016 arrivano i vigili in Via Giotto e pongono tutto il complesso sotto sequestro. Abusivismo edilizio, reato penale. Incredulità, sgomento e avvocati... Si arriva in Procura a Velletri con memorie che evidenziano l’assenza del reato e infatti la Procura ordina il dissequestro perchè i lavori “NON sono frutto di arbitraria e irresponsabile iniziativa”!

Non serviva la CILA, ma la DIA che viene immediatamente presentata allo stesso Ufficio Tecnico comunale che accetta, e pagata in sanatoria. Si può ripartire.....e invece no! il 26 luglio il Comune pronuncerà l’annullamento d’ufficio della determina della concessione pattuita fino al 2030 perchè si evidenziano “criticità sottese all’atto “.. ma QUALI ?!?! Dettagli rilevanti mai chiariti. Eppure tutto era stato fatto a regola d’arte, secondo i dettami dell’ufficio tecnico e gli stessi dirigenti che prima non avevano eccepito eccezioni, ora annulleranno la determina. Con un affitto di fatto già pagato fino al 2030 dal concessionario Villani, alla scadenza della prima concessione, vengono poi emessi dal Comune due bandi per dare in affidamento la baita ma entrambi rimangono deserti.

In tutto questo, il parco “pubblico” è rimasto chiuso e trascurato per anni, fino al giorno del video del Primo Cittadino che, passeggiando tra gli alberi, ha raccontato la sua versione dei fatti con generiche considerazioni sulle differenze tra associazionismo e imprenditoria, un po’ fuori contesto, vista la storia che le carte raccontano.

Ironico e pungente, Andrea Villani, come un vero e proprio mattatore, ha tenuto con il fiato sospeso la piazza per oltre due ore, dando una grande lezione di dignità e di verità, a tratti con la voce rotta dall’emozione, a tratti con quella indignazione contagiosa che una vicenda surreale come questa richiede, raccontando i fatti dall’inizio, fino agli atti più recenti, mettendo in luce le numerose imprecisioni e omissioni della comunicazione a firma del Sindaco, della Giunta e dei Consiglieri di maggioranza, diffusa in rete e fisicamente con manifesti gialli in tutta Colleferro a fine giugno 2022, in risposta alla petizione spontanea che la cittadinanza, e non gli ex gestori, ha spinto e promosso nella settimana precedente, raccogliendo davvero tantissime firme in pochissimi giorni.

Credevate veramente che la storia poteva essere mistificata?”

Domanda a cui la prima fila, quella come di consueto riservata alle Autorità, non ha dato risposta, se non con una rumorosa assenza, rimanendo completamente vuota di fronte al Palazzo dalle luci spente, back stage di un palco, dove si è raccontato, con dovizia di particolari, un susseguirsi di fatti non sempre conosciuti dai più e, per certi versi, sorprendenti, cioè sconvolgenti.

Rimane un grande amaro in bocca, una indignazione e un senso di impotenza davanti a tanta contraddizione, ingiustizia e indifferenza da parte degli Amministratori rispetto a un fatto che non è solo di un singolo ma che riguarda tutta la collettività.

Nonostante le trasformazioni, c’è ancora un senso di comunità molto forte in questa Colleferro dove non si nasce più, non a caso il “C858”, codice dei nati a Colleferro, primeggiava sul palco, stampato sulle magliette, come altro protagonista della serata, insieme ad Andrea, alla sua famiglia, ai faldoni zeppi di documentazione della singolare scenografia, ai fatti successi e alla tanta gente presente.




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