• Silvano Moffa

Colloqui (1974-1991) Attraversando il bosco

Autore: Gennaro Malgieri

Edizione Solfanelli

Ci sono autori che non muoiono mai e che bisognerebbe sempre ricordare.

Autori che lasciano il segno con i loro scritti e la loro stessa vita, marcano il tempo scandendone il senso profondo e lo proiettano con folgoranti spunti speculativi verso esiti futuri, a malapena intravisti e percepiti dai più, ma nitidi ai loro occhi indagatori e alla loro lettura prodromica degli avvenimenti e dei cambiamenti complessi.

Spesso si tratta di autori negletti, pensatori di ingegno e pure malaccolti dalla intellighentia imperante, quella sorta di casta intellettuale adusa ad imporre la cultura del pensiero unico, massificante e appiattito.

Ci fu un tempo in cui questa cultura conformista e unificante si trovò a fare i conti con l’improvvisa insorgenza di un interesse “morboso” verso un ambiente intellettuale fino a quel momento negletto. Eravamo nel pieno degli anni Settanta.

Gli anni dell’ascesa della Destra nazionale che non aveva esitato a offrire un vasto spazio a quei raffinati intellettuali.

Così accadde che anche gli altri dovettero prendere atto della nuova insorgenza culturale.

Solo che lo fecero con spirito demolitore e intento demonizzante.

Ora che sono trascorsi decenni e i tempi nuovi battono inflessibili portando con sé infinite inquietudini, ecco riaffacciarsi la portata di quel pensiero e di quegli autori, per la semplice ragione che ebbero la vista lunga e seppero descrivere con maestria i mali che tormentano oggi l’uomo moderno, o post-moderno che dir si voglia.

Sicché siamo grati a Gennaro Malgieri, scrittore e saggista di acuta sensibilità, della cui firma si onora il nostro giornale, di aver riproposto in

un bellissimo saggio edito da Solfanelli alcune interviste fatte con intellettuali “collocati culturalmente a destra” dal 1974 al 1991. Ce li presenta a mo’ di Colloqui, rivedendone in parte l’impostazione senza mai alterare la sostanza delle interviste e corredando il volume di un appassionato e illuminante saggio finale, volto a mettere in luce le incongruenze dell’epoca attuale, le micidiali ripercussioni sulla vita di ognuno delle forme di egemonia mercantile e finanziaria, che si affermano all’ombra dell’egualitarismo e del “pensiero unico”, lo status di condizionamento in cui versa l’intera umanità sempre più abituata a nutrirsi alla fonte del totalitarismo tecnologico. Sono i tratti “disumanizzanti” che caratterizzano la nostra epoca e che quegli autori “riesumati” da Gennaro Malgieri avevano lucidamente anticipato.

“Nei Colloqui – spiega Malgieri nella premessa - si coglieranno spunti non banali per decifrare quanto stava accadendo e, soprattutto, quanto sarebbe accaduto.

In essi è vivo il clima di un’epoca la cui aria era irrespirabile nella ricerca storica e nella vita morale, nel perseguire i tentativi di svecchiamento culturale di una Destra che faticava ad uscire dalle casematte del nostalgismo culturale, nell’indagare quanta Europa era possibile cercare e trovare al di fuori dei confini europei”.

Così nei Colloqui trovano spazio autori dai nomi altosonanti: da Francisco Elias De Tejada Y Spinola, ardente sostenitore della tradizione Carlista, a Vintila Horia, nato a Segarcea in Romania, morto a Collado Villalba in Spagna, vicino a Madrid, dove ha vissuto da “esule”, insegnato letteratura contemporanea nella facoltà di Scienza dell’informazione e diretto le pagine culturali del quotidiano “El Alcazar” di orientamento antimarxista e conservatore.

E poi: Vittorio Vettori; lo storico del fascismo americano James Gregor; il politologo, polemologo ed economista Julien Freund, allievo di Carl Schmitt; Maurice Bardéche; Ettore Paratore, Accademico dei Lincei e insigne latinista; Raimondo Spiazzi, apprezzato teologo, autore di numerose e importanti opere di teologia.

E ancora: Ernest Junger che Gennaro Malgieri incontra a Palermo nel 1986 in occasione della consegna del Premio Mediterraneo e con questo tenace e solido novantunenne si intrattiene in amorevoli e profonde conversazioni per due giorni, assaporandone l’immensa sapienza.

“Se c’è un uomo oggi in Europa capace di racchiudere l’anima del sapiente e quella dell’antico guerriero e farle esemplarmente convivere, questi è Ernest Junger - annota il giornalista sul taccuino – Sugli incerti orizzonti del Terzo Millennio Ernest Junger si staglia solitario, ultimo di una generazione di grandi in questo dopoguerra – e penso a Evola, a Montherlant, a Eliade, a Schmitt, a Dumézil – riuscendo ancora a dare un senso, un senso compiuto e mai banale, alla parola attraverso la quale sa condursi e condurci per i sentieri dello spirito”.

Alla ricerca puntuale e riuscita del filo conduttore che fa dei Colloqui qualcosa di molto più efficace di una semplice raccolta di interviste passate e lo trasforma in Vademecum formidabile per chi senta ancora pulsare nelle vene il desiderio di una cultura anticonformista e non affogata dal “pensiero unico”, Gennaro Malgieri recupera Andrej Sinjasckij, il grande scrittore russo dalla lunga barba bianca sempre ben curata, uno dei capofila del dissenso, condannato nel 1966, insieme con Julij Daniel, a sette anni di Gulag dal regime sovietico, indomito combattente per la libertà di pensiero e di espressione.

Nel saggio vengono riproposte al lettore due interviste con Alain de Benoist, uno degli intellettuali più influenti del nostro tempo, instancabile animatore di riviste e organizzatore di cultura, capace di innestare “nella discussione intellettuale la priorità della metapolitica come strumento ermeneutico per comprendere la realtà”.

E vi trova spazio una interessante riflessione con Stefano Zecchi, filosofo e scrittore, una delle menti più brillanti del nostro tempo, in merito alla profezia di Spengler sul declino dell’Occidente.

“Al tramonto del “secolo breve” – ricorda l’autore dei Colloqui, anche a nome di una intera generazione che seppe nutrirsi della sapienza di quegli scrittori e condivise analoghe emozioni e amare discriminazioni – i colloqui registrati con alcuni pensatori che avevano lo sguardo lungo sulla realtà del nuovo Millennio, furono corroboranti per chi viveva al di là del fosso, oltre le acque putride della modernità.

Oggi, rendendoci conto che quei colloqui non sono ammuffiti, non sono diventati archeologia intellettuale, mi sembra di qualche interesse riproporli come contributo alla comprensione di ciò che è stato il “cammino nel bosco”, per usare una metafora Jiungeriana, un percorso segnato dalle idee degli “irregolari” incontrati che possono, se adeguatamente interpretati, aprire prospettive critiche sul nostro incerto avvenire”.



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