• Valeria Bomberini

Crisi energetica, tra rischi e opportunità

Le preoccupazioni per il caro bolletta sono da mesi al centro del dibattito nazionale ed internazionale già dall’inizio della ripresa economica post-pandemia, resa ancora più evidente dal conflitto in corso generato dalla Russia, che ha causato un effetto domino sul mercato dei prezzi.

La difficoltà più grande è riuscire per le imprese a rimanere appetibili sul mercato cercando di gestire i picchi repentini del prezzo delle materie prime energetiche nel contesto dei piani aziendali a medio e lungo termine. Un’impresa difficile per i colossi, quasi impossibile per le imprese più piccole.

Se a questo ci mettiamo il fatto che questa crisi energetica ha colpito il mercato internazionale proprio nel pieno della sua evoluzione green, capiremo meglio lo stato attuale delle cose.

È vero, avevamo pensato a una transizione ecologica spalmata in un lasso di tempo più ampio, sicuramente non ci aspettavamo né una nuova pandemia né tantomeno un conflitto – a conti fatti – mondiale. La struttura su scala globale del mercato caratteristica del nostro secolo e gli elementi che ne ostacolano il suo consueto funzionamento (che ricordano molto il secolo scorso) mettono in luce tutte le falle di questo sistema e portano a galla le difficoltà dei singoli Paesi, che cercano allo stesso tempo di evitare una recessione economica e di portare avanti gli obiettivi presi a livello europeo per una progressiva decarbonizzazione. La situazione italiana ovviamente è quella a noi più vicina.

Non è un segreto che ci sono sempre più ritardi nelle importazioni di materie prime, così come è sempre più difficile riuscire a trovare inverter ed accumulatori per l’installazione dei pannelli solari e che la produzione di microprocessori sia stata oramai delegata ai paesi asiatici. Le ultime notizie riportano una stima secondo cui nove pannelli installati su dieci provengano dalla Cina.

Ci sono inoltre gli ostacoli burocratici che rallentano notevolmente le installazioni di nuovi pannelli sul suolo italiano. Come riportato da Simone Mori - direttore Europa per il gruppo Enel Group – negli ultimi anni investire per il fotovoltaico in Italia non è stato semplice, ma è molto facile cadere nella “trappola del piagnisteo”, come ha riportato durante il suo intervento nel dibattito organizzato dalla rivista Limes sulla transizione ecologica.

Innanzitutto bisogna mettersi in testa che per non cadere nel rischio di passare da una dipendenza all’altra, bisogna puntare tutto sulle capacità operative e tecniche italiane. C’è tutto un potenziale da sbloccare, bisogna aumentare il nostro livello di impegno e anche di fiducia nelle proposte comunitarie. Anche Luca Squeri, deputato e responsabile del dipartimento Energia di Forza Italia, afferma per Agenzia Nova: «L'abbandono delle energie fossili mette per la prima volta l'Italia in una condizione di potenziale vantaggio rispetto agli altri Paesi. Abbiamo davanti a noi enormi opportunità, l'importante è saperle sfruttare con efficacia». Inoltre, continua: «In passato la nostra industrializzazione è stata rallentata dalla mancanza di carbone, prima, di petrolio, poi, e di gas, negli ultimi 20 anni. Ciononostante, siamo la seconda potenza industriale d'Europa».

Insomma, secondo i vertici ci sono buone prospettive per l’Italia, che deve continuare a farsi spazio in questo settore, puntando tutto sulle rinnovabili, visto il vantaggio dovuto soprattutto alla sua posizione geografica strategica. Sempre secondo Squeri, il suolo italiano vede un vantaggio per almeno quattro sorgenti energetiche su cinque.

È in questo contesto che va data una nota di merito al progetto 3Sun, mega investimento da 600 milioni di euro del gruppo Enel – 118 dei quali provenienti da fondi europei, grazie all’accordo dell’aprile scorso tra Enel Green Power e la Commissione europea - per la realizzazione di una fabbrica da 3 gigawatt. Il progetto si inserisce nell’ambito del primo bando del fondo europeo per l’innovazione sui progetti utility scale, e con la partenza dell’Innovation Lab di Catania si appresta a diventare il più grande impianto a livello europeo per la produzione di moduli fotovoltaici bifacciali, consentendo tra l’altro di aumentare di 15 volte la produzione (arrivando a produrre circa 300 mila megawatt l’anno) e di valorizzare al tempo stesso una produzione italiana di pannelli solari, utile a contrastare il corrispettivo mercato cinese.

Come affermato da Francesco Starace – amministratore delegato e direttore generale del gruppo Enel - per Il Messaggero, bisogna considerare che grazie anche all’incentivo portato dal superbonus «nel primo trimestre del 2022 sono quasi triplicate le domande di connessioni».

Aggiunge: «i consumatori hanno deciso. Il nostro compito è renderlo possibile migliorando la capacità delle reti di assorbire questa produzione diversificata molto distribuita, e anche a mettere a disposizione prodotti». Ecco che allora fa seguito l’ok di pochi giorni fa del Consiglio dei Ministri (su proposta del presidente Draghi) per l’approvazione di compatibilità ambientale di otto progetti di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili. Parliamo di energia eolica, fotovoltaica e geotermica per una potenza complessiva di 314 megawatt.

Tre progetti da realizzare in Puglia, tre in Basilicata e due in Toscana. Nel frattempo anche il Lazio si è mosso. Arriveranno 20 milioni di aiuti dalla Regione per permettere alle PMI di contrastare il caro energia dotandosi di nuovi impianti attraverso prestiti a tasso zero e restituibili anche in dieci anni. Non solo, i finanziamenti potranno essere utilizzati anche per le caldaie a basso consumo.

Gli aiuti fanno parte del pacchetto di 80 milioni, annunciato da Zingaretti, provenienti dal programma di fondi della programmazione comunitaria 2021-2027. A breve verrà annunciato anche il soggetto bancario incaricato di erogare i prestiti alle imprese, mentre entro novembre dovrebbe essere aperto anche un bando per tutte quelle imprese – specialmente nel ramo della ristorazione – che hanno denunciato il caro bollette anche del 100 per cento. Sostenere chi ha subito perdite considerevoli a causa del caro energia è al momento necessario.

La strada è tracciata, e al netto di difficoltà oggettive, è chiaro che questo è il momento di investire a 360° in progetti che svincolino il nostro paese dalla dipendenza energetica, per raggiungere un posizionamento rilevante nello scenario internazionale, al di là di schieramenti politici, che spesso seguono logiche non coerenti con le esigenze sostanziali del mondo economico e sociale.


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