• Rossana Del Zio

Giù le mani dalle donne

La violenza di genere, un fenomeno che rappresenta connotati nuovi e più gravi.

Un'emergenza quotidiana che richiede informazione costante, non solo nelle giornate dedicate.

Le mani sulle donne, la violenza sulle donne, suscitano sempre di più il nostro consenso a favore del loro contrasto, la nostra presa di coscienza di fronte ad una vera e propria emergenza dei tempi moderni.

È sempre esistita quella violenza carica di disprezzo nei confronti delle donne considerate una pregiudizievole, semplice appendice dal mondo maschilista.

Donna schiava, donna stupida, donna inutile, donna oggetto e così via, fino ad allungare la triste lista fatta di considerazioni al limite della sopportazione.

Anni fa, e non molti anni fa, tutto questo era per la maggior parte dei casi legato a quel sentimento di superiorità dell’uomo sulla donna a livello di indipendenza economica.

Così il sopruso manifestato con la violenza fisica e psicologica era giustificato dal fatto che la donna, la moglie, non avesse un peso considerevole nel sostentamento della famiglia.

E, purtroppo, le altre, quelle sole senza marito e figli, o erano donnacce o così stupide da non aver neanche avuto la considerazione di poter diventare mogli.

L’ignoranza dietro la inferiorità oggettiva, la non accettazione del ruolo fondamentale della donna all’interno non solo della famiglia, ma dell’intera società civile, mogli, madri, figlie o sorelle che siano.

Un unico modo di comunicare usando le mani, un coltello, una pallottola, il fuoco, un acido e la lista è infinita.

Ad oggi quel fenomeno diffuso e preoccupante, etichettato come violenza di genere e quindi allargato ai transgender, ai non binari, ha assunto connotati diversi e ben più gravi.

Probabilmente nelle motivazioni di chi davvero non dà valore alla vita, perché subire violenza significa non vivere, ci sono le frustrazioni, gli insuccessi e la mancanza di volontà di cambiare da parte di chi offende.

In Italia, anche dovuto alle conseguenze dell’isolamento a casa durante la pandemia, i casi di violenza sulle donne e femminicidi sono aumentati e a livello internazionale gli stessi reati insieme ad altri, quali il matrimonio forzato, spose bambine e il delitto d'onore.

Possiamo solo immaginare quanto sia difficile per chi subisce violenza all’interno di una casa senza possibilità di uscire poter chiedere aiuto, ma succede la stessa cosa anche a chi continua all’esterno una vita sociale normale.

Non è mai facile, ma l’iniziativa di alcune associazioni in Europa e oltreoceano, in epoca Covid e in tempi passati, hanno dato un contributo notevole per contrastare questo fenomeno, dando la possibilità di comunicare anche a quelle donne terrorizzate anche dal dover chiedere aiuto.

Nel 2020 il “Signal for Help” per la violenza domestica è stato introdotto per la prima volta in Canada dalla Canadian’s Women Foundation e negli Stati Uniti dalla Women’s Funding Network.

Si tratta di una serie di gesti fatti solo con una mano che comunicano lo stato di pericolo di una donna, di un transgender o di soggetti non binari attraverso le piattaforme dei social media o, semplicemente a contatto con qualcuno a cui poter chiedere aiuto, con l’accortezza di farlo solo in caso di essere al sicuro e di non lasciare alcuna traccia digitale.



Una mano che raffigura un numero, il pollice chiuso in un pugno, magari comunicate mostrando un sorriso per essere naturali di fronte a quell’urlo, quella richiesta di aiuto, delle mani di chi soffre in silenzio.

E non sono le uniche iniziative e modalità.

Già nel 2015 nel Regno Unito, predecessore di “Signal for Help”, fu un punto nero fatto con un pennarello dentro il palmo, protagonista di una campagna sulla violenza domestica ed ottenne milioni di followers su Facebook e poi terminata per le numerose critiche ricevute.

Note alle cronache sono frasi create ad hoc per segnalare un abuso: la “Pizza pepperoni”, in Italia “vorrei ordinare una pizza” che hanno salvato le vite di donne e poi ancora per chi è vittima di violenza in un bar o in un locale la frase è “vorrei ordinare uno Shot Angel”.

Nelle farmacie delle Canarie nel 2020 la campagna “Mascarilla 19”, lanciata dall’Istituto per le pari opportunità, volta ad informare le donne su come e dove chiedere aiuto, è stata adottata da molti Paesi Europei, tra cui l’Italia, e Stati Uniti.

Nel 2021, le campagne del Regno Unito “Ask for Any e Safe Space” all’interno delle farmacie in cui oltre a fornire un telefono ed un immediato aiuto, sono disponibili spazi sicuri dove ospitare temporaneamente le vittime.

La campagna ha ottenuto un’enorme approvazione e capillarizzazione in molti Paesi che ne hanno adottato alcune simili.

Infine, ma non per questo meno efficace, sempre nel Regno Unito, è stato creato il “Silent Solution Signal”, un numero telefonico, il 999, utilizzando il quale le vittime possono anche non lasciare nessun messaggio e semplicemente digitando i numeri 55 si attiva in automatico la chiamata alle forze dell’ordine.

Insomma, anche considerando che molti di quei segnali in codice ormai siano ormai riconoscibili, alcuni hanno sollevato critiche sulla loro effettiva efficacia perché magari l’aggressore può accorgersene anche per il fatto che non tutti possono riconoscerli ed essere in grado così di aiutare chi è in difficoltà, restano strumenti utili a sostegno delle migliaia di vittime.

Resta tuttavia l’emergenza quotidiana e bisogna che l’informazione sia costante, diretta e non solo sottolineata in giornate dedicate.

Le donne muoiono tutti i giorni, così come la violenza che subiscono.

E, laddove poi il tempo corre e l’azione è tardiva, bisogna cogliere quei segnali che racchiudono le urla di dolore, l’urlo delle mani di una donna per evitare di sentire le urla di dolore di chi l’ha persa per sempre.




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