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Il bambino parentificato

Mafalda Soap, una pulce con la tosse



Il bar, è il luogo preferito dai pensatori, perché luogo che accoglie, anche se per un breve momento, uno spaccato dell’umanità. Proprio mentre sorseggiavo un caffè, i miei occhi e poi di conseguenza la mia mente, si sono fermati come in un fermo immagine su una relazione madre – figlio distorta, nella quale al bambino era stato assegnato il ruolo e la responsabilità proprie di un adulto.

Ero davanti ad una parentificazione. Questa inversione dei ruoli, non sempre è patologica, ma diventa problematica quando i bisogni del bambino passano in secondo piano rispetto a quelli del genitore, creando un senso di responsabilità inappropriato per la sua età. Si può mettere in relazione la parentificazione con uno stile di attaccamento insicuro, ansioso o evitante, compromettendo l’esplorazione del mondo circostante, e influenzando, poi, le relazioni in età adulta, soprattutto di tipo romantico, vivendo con il partner situazioni in cui assumono ruoli di caregiver, o relazioni insoddisfacenti con instabilità emotiva, o gelosia nei confronti del partner.

In questa disgregazione dei confini, non si distinguono gli individui e vi è confusione nei ruoli interpersonali.

E per avere un funzionamento familiare sano, i confini devono essere chiari ed esplicitati.

Il bambino deve essere percepito come persona a sé stante, con una propria identità e al proprio stadio di sviluppo. Le cause, dell’instaurarsi di confini poco definiti, possono essere l’abuso di sostanze, maltrattamenti in famiglia, malattia cronica di un figlio o di una disabilità, una separazione genitoriale o divorzio.

Ci sono due tipi diversi di parentificazione. Un primo tipo si focalizza sul preparare i pasti per la famiglia, fare le pulizie, occuparsi dei fratelli più piccoli, fare la spesa, mentre un secondo tipo riguarda un versante più emotivo, come svolgere un ruolo da confidente o pacificatore nella coppia coniugale e protettore della famiglia e/o come soggetto capace di provvedere ai bisogni emotivi della famiglia, agendo da supporto emotivo. 

Una parentificazione di tipo emotivo aumenta il rischio di disturbi e psicopatologie in età adulta. La parentificazione è problematica, e distruttiva in circostanze oltre quelle già descritte, quando il bambino è sovraccaricato dalle responsabilità; al bambino vengono delegate responsabilità che superano le competenze proprie del suo livello di sviluppo; i genitori assumono atteggiamenti complementari infantili nei confronti del bambino. 

Se sottoposta ad attenzione e buon senso genitoriale, in certe circostanze, come ad esempio famiglie molto estese o con un solo genitore, la dinamica può essere addirittura funzionale.

In un attimo affiorano alla mia mente i diversi tipi di diffusione di confini: l’invischiamento, l’intrusività, l’inversione di ruolo, definito in dimensione di parentificazione, e della sposificazione, ostile o seducente. L’invischiamento è la mancanza del riconoscimento e dell’accettazione delle differenze tra il Sé e l’altro, può arrivare a coinvolgere tutta la famiglia, i cui membri sembrano quasi essere un tutt’uno, provando ognuno i sentimenti dell’altro, può portare a un sentimento positivo di appartenenza, reciprocità e supporto emotivo. Nell’ intrusività un genitore diventa controllante e coercitivo, non rispetta l’autonomia del figlio, lo scopo è quello di instillare nel figlio un senso di colpa tale da riuscire a piegare i suoi desideri e le sue azioni a seconda delle sue volontà.

Si parla di adultizzazione quando un genitore si comporta con il figlio come se si rivolgesse a un suo pari, di età e di status genitoriale, conferendogli sentimenti di tipo amicale o di supporto, senza intendere nel rapporto genitore-figlio alcuna dinamica familiare di tipo gerarchico. 

La sposificazione, il genitore tratta il bambino alla pari del partner inserendolo nella vita di coppia genitoriale. è una dinamica di tipo ostile, quando il genitore tratta il bambino alla stregua del partner in modo ostile o critico; e la sposificazione seduttiva, si coinvolge il bambino in una relazione di intimità adulta propria di una coppia, non un comportamento o relazione di tipo sessuale. Generalmente è la seduzione della madre nei confronti del figlio maschio, mentre per la figlia femmina può esserci un atteggiamento ostile, di competizione. 

Mi desto dalla mia riflessione, nel momento in cui il bambino ricorda alla mamma che ha un impegno a cui non può mancare…

 

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Se vuoi raccontare una tua esperienza puoi farlo scrivendo a: mafalda.ilmonocolo@gmail.com



 

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