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  • Giulia Papaleo

Il tempo è una risorsa preziosa, usiamolo nel modo migliore

Comincia un nuovo anno, il tempo, inclemente, non aspetta, corre inesorabilmente e a volte tutto sembra sfuggirci tra le dita, impegnati in tante attività, coinvolti in tante relazioni, persi tra tanti obiettivi da raggiungere, ingolfati in una programmazione quasi mai rispettata, con la sensazione sempre più netta di non saper governare qualcosa che tante volte, in effetti, governabile non è.

Spesso dobbiamo constatare di non essere riusciti a concludere una attività che ci sembrava importante e con convinzione diamo prontamente colpa alla mancanza di tempo; altre volte invece spendiamo tempo ed energie inconsapevolmente in cose meno urgenti, quasi sedando le nostre preoccupazioni, per non affrontare “rompicapo” più grandi.

Il tempo sembra la variabile che fa la differenza, la risorsa più preziosa.

Eppure spesso ci troviamo a procrastinare attività che c’eravamo prefissati e non sappiamo perché!

Rimandare qualcosa non è sempre procrastinare. Una buona gestione del tempo richiede sempre l’individuazione delle priorità, distinguendo tra compiti importanti e compiti che possono aspettare.

La procrastinazione è evitare un impegno stabilito, senza un buon motivo, anche se sappiamo che questo porterà conseguenze negative. Ovviamente, è irrazionale fare qualcosa consapevoli che sarà un male per noi, ma perfino nel nostro corpo scattano dinamiche di auto-protezione rispetto ad attività e situazioni che percepiamo come minacciose.

Di fronte a certi impegni, il cervello risponde come davanti a una minaccia in arrivo, la amigdala, un insieme di neuroni coinvolti nell’elaborazione emotiva e identificazione delle minacce, rilascia ormoni, inclusa l’adrenalina, dando il via a una risposta di paura. Lo stress induce anche panico e diventa difficile regolare le emozioni e scegliere come reagire - attacco, fuga o immobilità? - e così spesso si decide inconsciamente di gestire la minaccia evitandola, a favore di qualche compito meno stressante.

Procrastiniamo, infatti, cose che evocano sentimenti negativi, come paura, incompetenza e insicurezza, e la percezione della difficoltà di una certa attività aumenta ancor di più mentre la si rimanda. Chiaramente chi ha maggiori difficoltà a regolare le proprie emozioni, lottando con problemi di autostima, è molto più propenso a procrastinare, indipendentemente da quanto sia abile nella gestione del tempo, ed è un errore pensare che chi tende a procrastinare sia pigro. La pigrizia si presenta come calo di energia e apatia generale, chi invece procrastina ci tiene moltissimo, ma la paura del fallimento e di non essere all’altezza spinge a rimandare, con conseguente aumento dell’ansia, talvolta della depressione, e con frequenti sentimenti di imbarazzo e vergogna, che inducono a livelli di stress molto alti.

Come si può interrompere il ciclo di procrastinazione?

Tradizionalmente si raccomanda disciplina e allenamento rigoroso nella gestione del tempo.

Rimane sempre valido un time management efficiente e consapevole, fatto di poche regole:

· Controllare come si spende il tempo con vigilanza, fermandosi ad orari stabiliti per ripercorrere le azioni svolte e verificando che siano in linea con quello che è prioritario per noi.

· Eliminare le distrazioni, con piccoli accorgimenti, come per esempio disattivare le notifiche dai vari social o se stiamo scrivendo al computer, lavorando a schermo intero.

· Evitare il multi-tasking, che non è affatto sinonimo di efficienza ma di superficialità, perché l’attenzione è distolta continuamente e ci fa perdere anche la comprensione di informazioni rilevanti.

· Non permettere agli altri di non rispettare il nostro tempo, non lasciandosi coinvolgere per esempio in riunioni o attività che non sono prioritarie per noi

· Tenere sempre a mente gli obiettivi da raggiugere e capire se quello che si sta facendo aiuta realmente a raggiungerli

· Delegare ove possibile e prendersi spazi dedicati per fare il pieno di energie ed essere in grado di riprendere entusiasmo e concentrazione.

Tuttavia oggi molti ricercatori credono che un rigoroso time management non sia la soluzione per reindirizzare la tendenza alla procrastinazione.

Essere troppo duri con sé stessi può aggregare emozioni negative, rendendo il senso della minaccia ancora più intenso. Per bloccare questa risposta allo stress, dobbiamo affrontare e ridurre queste emozioni negative. Alcune semplici strategie sono lo spezzare un compito in elementi più piccoli o scrivere un diario sul perché la faccenda in questione sia così stressante per poter così affrontare le preoccupazioni bloccanti che sono dietro all’immobilità, chiedersi perché, aumentando così la consapevolezza di noi stessi. E più di ogni altra cosa, coltivare un’attitudine di autocompassione, perdonando sé stessi, e creando un piano per fare meglio.

Ciò che rimane sempre valido è un noto insegnamento che spesso dimentichiamo mentre ci arrabattiamo nella mania di efficienza, una società che invita continuamente alla performance. Ovvero: “provare a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”, invito che torna spesso da chi ha una visione più ampia e più profonda del vivere, da Seneca a Papa Francesco. Per ognuno può avere un significato diverso, ma certamente è una molla forte, specie in questi tempi difficili, che ci invita a rivedere le priorità ogni giorno, a non rimandare per non perdere le opportunità che ci si presentano, andando a cercare chi e ciò che è importante per noi, ravvivando il desiderio di lasciare un segno bello del nostro vivere, una scia che dica a chi ci sta intorno chi siamo davvero.


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