• Federico Moffa

Il valore educativo e sociale dello sport più amato

Il calcio torna protagonista dopo il cambio di dirigenza.

I lavori di ammodernamento dello stadio Andrea Caslini.

I tifosi sugli spalti e, in basso, il bomber Diego Tornatore

Il lavoro di ricostruzione della Ssd Calcio Colleferro sta continuando con grande intensità.

Ed ora che incominciano ad arrivare anche risultati incoraggianti dai successi, nei rispettivi campionati, della prima squadra e delle compagini minori, fare il punto complessivo sull’andamento di questo sport nella nostra città può essere utile.

Lo è, senz’altro, per gli appassionati e le tante famiglie che seguono i loro figli con amorevole partecipazione; lo è anche per chi segue altri sport, non ama il calcio, ma certo ama la nostra città e vorrebbe vedere sempre trionfare i colori di Colleferro.

Lo sport, per quanto ci riguarda, ha un valore educativo, formativo e sociale di grande importanza.

Ma è anche un segno di appartenenza, di radicamento comunitario.

E’ per questa ragione che, dalla scuola calcio ai ragazzi più grandi, i nostri preparatori tecnici, la cui professionalità è molto alta, cercano di trasferire agli allievi nozioni ed esempi comportamentali, oltre ai valori essenziali del rispetto, dell’amicizia, della solidarietà.

Sicchè, quando avvengono episodi deplorevoli, come quelli registrati in occasione della partita tra le under 17 ELITE della Ssd Colleferro e dell’Atletico 2000, con alcuni giocatori che hanno dal campo di gioco rivolto ingiurie ed offese nei confronti del pubblico femminile presente sugli spalti, per la maggior parte mamme dei ragazzi impegnati nella gara, ci chiediamo se anche altre società insegnino gli stessi principi.

Nella competizione, per carità, ci può stare lo sfottò, la presa in giro, la battuta salace, come pure la contestazione, ma ci sono dei limiti oltre i quali non è lecito andare.

Non lo è, soprattutto, quando a competere sono ragazzini dai 12 ai 19 anni e anche meno.

Non è il caso di fare discorsi moralistici, certamente, ma la buona educazione e le buone maniere vanno insegnate fin da piccoli.

Sperando di non dover più ritornare su questi spiacevoli episodi, ci piace registrare il fermento che la nuova dirigenza e la riorganizzazione societaria stanno provocando nella città.

Era molto tempo che sugli spalti non si notava una presenza così nutrita di tifosi.

La città, nell’insieme, sta rispondendo.

I lavori di ristrutturazione e di ammodernamento degli stadi, a partire dallo stadio centrale Andrea Caslini, sono stati accolti positivamente.

La nuova veste colorata che si è data allo stadio Caslini, al centro della città, rende il luogo ancor più gradevole ed accogliente. Non è un caso che la stessa scuola calcio sia stata trasferita al “Caslini”.

La decisione è stata presa non solo per valorizzare ancor di più il ruolo della scuola, ma anche per assicurare ai genitori una permanenza più confortevole, grazie alla struttura coperta, al riparo dalle intemperie.

Peccato che, nonostante sia stato, dall’estate scorsa, presentato dalla nuova società un progetto per realizzare un piccolo chiosco nell’area prospiciente i due stadi, il Comune non abbia ancora fornito le autorizzazioni necessarie per la loro installazione.

Si tratterebbe di un servizio utile e richiesto da tutti.

Peraltro, nell’intervallo delle gare ufficiali, per consumare una tazzina di caffè bisogna uscire dallo stadio, creando anche problemi di ordine e di sicurezza. Ma tant’è.

C’è da augurarsi che i sacrifici della nuova dirigenza, tesi ad onorare il calcio colleferrino, trovino corrispondenza nell’amministrazione comunale, fin qui poco attenta a cogliere alcuni problemi strutturali esistenti e alcune esigenze reclamate a gran voce dagli sportivi.


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