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L'opportunità italiana del SoutH2 Corridor

Nasce il SoutH2 Corridor, presentato il 23 marzo scorso a Monaco di Baviera, un gasdotto di 3300 km che permetterà il trasporto di idrogeno rinnovabile dal Nord Africa alla Germania Meridionale, passando per l’Italia. Un progetto che farà da acceleratore al conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione pensati per il 2030.

Sentiamo parlare oramai da qualche tempo dell’idrogeno come di una risorsa che può rappresentare una fetta importante nell’approvvigionamento di fonti “pulite” ed aiutarci nel processo di decarbonizzazione e nella sfida prevista dagli obiettivi di Net Zero, di cui si è parlato già numerose volte.

L’idrogeno è infatti la materia più abbondante presente in natura e anche la più leggera e semplice, essendo composta soltanto da due atomi (conosciamo già la formula H2).

Compone circa il 90% della massa visibile su questo pianeta, e questo lo rende un elemento altamente reperibile. Inoltre, l’idrogeno rappresenta una delle più potenti risorse naturali, essendo l’elemento con il più alto contenuto di energia per unità di peso.

Non a caso, è il carburante di cui si servono le reazioni di fusione nucleare con cui bruciano le stelle e l’elemento da cui deriva l’energia rinnovabile che deriva dal Sole.

È per questo che l’idrogeno possiede tutte le caratteristiche che lo propongono come risorsa ideale da cui ricavare energia pulita, in un mondo a zero emissioni.

Il problema principale sta nel fatto che nella maggior parte dei casi l’idrogeno è presente in natura soltanto legato ad altri elementi – l’esempio più comune è l’acqua, caso nel quale è legato ad un atomo di ossigeno – e mai da solo, per cui molto spesso viene descritto più che come fonte energetica, come un vettore attraverso il quale si produce energia rinnovabile.

Questo proprio in virtù del fatto che per poterlo utilizzare è necessaria un’operazione intermedia di “estrazione”, che in molti casi ne rende difficoltoso l’utilizzo, essendo dispendiosa in termini economici ed ambientali. Ecco perché la comunità scientifica è impegnata oramai da qualche tempo nel rendere “l’idrogeno verde” – l’idrogeno puro, slegato da altri elementi, e per questo considerabile come fonte rinnovabile vera e propria – reperibile col minore sforzo possibile.

In questo contesto si inserisce il SoutH2 Corridor, un ambizioso progetto presentato il 23 marzo scorso a Monaco di Baviera, in occasione dell’HyAccellerator, una “call for start up” con focus proprio sull’idrogeno, attraverso cui il Gruppo Snam, società di infrastrutture energetiche di San Donato Milanese, intende guidare le frontiere più innovative che riguardano la transizione energetica.

Sono cinque, tuttavia, le aziende che partecipano al progetto: oltre Snam troviamo le austriache TAG e GCA e la tedesca Corridor.

Sea Corridor, la joint venture tra Eni e Snam (che è stata costituita come società a governance paritetica per la gestione degli asset) coordinerà invece i lavori.

I ministri dell’energia di Austria, Italia e Germania hanno già firmato ad inizio giugno una lettera di sostegno per il progetto, che si candida a ricevere lo status di Progetto di Comune Interesse (PCI) - meccanismo pensato dall’Ue per pianificare le infrastrutture energetiche di interesse transnazionale.

L’idea nasce proprio per rispondere alle esigenze europee di diversificare l’approvvigionamento di risorse energetiche e di accelerare gli sforzi di decarbonizzazione così come previsto dal pacchetto già approvato Fit for 55, ossia ridurre di almeno il 55% le emissioni nette di gas serra entro il 2030, termine pericolosamente vicino.

È per questo motivo che l’Ue ha previsto entro questa data di aumentare notevolmente la produzione di idrogeno rinnovabile, portandola a 20 milioni di tonnellate, 10 milioni attraverso la produzione diretta all’interno dell’Unione Europea e altre 10 attraverso le importazioni.

La sfida principale è quella di riuscire a trovare un bilanciamento tra sostenibilità ambientale, competitività per le aziende e sicurezza energetica per i membri Ue.

Ecco che allora il SoutH2 Corridor si inserisce insieme allo Scan-Med, il corridoio scandinavo-mediterraneo destinato al trasporto su rotaia a basse emissioni, nel piano di iniziative fondamentali per portare l’Europa verso la neutralità climatica.

Il SoutH2 Corridor è un vero e proprio corridoio per l’idrogeno, un gasdotto lungo 3300 km, che collega il Nord Africa al sud della Germania, passando per l’Italia e l’Austria viaggiando appunto, da sud a nord.

Una vera e propria “autostrada” dell’idrogeno che permetterà di garantire, da una capacità di importazione dal Nord Africa di circa 450 GWh al giorno e una capacità di esportazione di circa 170 GWh per l’Austria e l’Europa continentale, una copertura di più del 40% del target di produzione che è previsto dal piano europeo REPowerEU.

Questo grazie anche alle condizioni favorevoli di produzione dei Paesi di “partenza” del gasdotto, Algeria e Tunisia, che godono di condizioni ottimali di vento ed irradiazioni solari, tali da permettere una più semplice conversione in energia elettrica dalle fonti rinnovabili, un passaggio necessario per poter innescare il processo di elettrolisi da cui poi verrà ottenuto l’idrogeno rinnovabile.

L’Italia sarà l’hub principale attraverso cui passerà il gasdotto, che entrerà passando sotto il canale di Sicilia per arrivare a Mazara del Vallo e poi risalire lo stivale, raggiungendo gli snodi per l’Austria, la Svizzera e la Germania meridionale.

Un punto a favore del progetto, che lo rende oltretutto competitivo per la potenziale velocità di attuazione, è il fatto che non si necessiterà di grosse modifiche agli impianti, in quanto sarà possibile beneficiare della rete già esistente. Solo in Italia, infatti, si pensa di reindirizzare il 70% delle infrastrutture in esercizio al trasporto di idrogeno.

Per concludere, è bene sottolineare la rilevanza del programma, senza dubbio ambizioso, che permetterà non soltanto di soddisfare la domanda energetica italiana, ma sarà anche in grado di adempire al rifornimento dei mercati europei che si trovano geograficamente lontani da zone costiere o che non hanno accesso alle risorse energetiche rinnovabili.

Senza contare il giovamento derivante da una cooperazione europea a tutto tondo sul fronte energetico, che al giorno d’oggi è tanto imprescindibile quanto poco scontata.




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