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La Guerra è “bella” anche se fa male

No non stiamo impazzendo, la guerra è la più brutta invenzione del genere umano, lo ribadiamo ancora una volta se mai ce ne fosse bisogno. Del resto noi italiani lo sappiamo bene.

Ma se proprio dobbiamo provare a scorgervi qualche tratto positivo crediamo sia giusto farlo partendo da questa strofa del grande De Gregori che qualche anno fa ci sorprendeva tutti affermando appunto che la guerra era bella anche se faceva male.

Certo in tempo di pace, era il 1978, fare una affermazione del genere poteva apparire come una delle tante enunciazioni estetiche, alle quali il grandecantautore ci ha abituati nei suoi 50 anni di attività agli altissimi livelli che tutti conosciamo, ma ripeterla oggi è un’altra cosa. “Generale” è stato un grandissimo successo discografico ed un evidente manifesto contro ogni forma di sopraffazione, compresa la guerra, eppure in questa frase era esplicitato un concetto ambiguo che certamente allora è scivolato addosso ad ognuno di noi ma che oggi ci deve indurre a riflettere e se possibile a provare a fare qualche breve considerazione.

E non vorremmo semplicisticamente accostare il cantore di Alice e dei suoi gatti… al controverso movimento letterario degli inizi del secolo scorso che riconosceva alla guerra addirittura taumaturgici effetti rigenerativi, anche perché non ne saremmo capaci ed offriremmo il fianco ai tanti esegeti di quella corrente letteraria, il Futurismo, che facilmente potrebbero smascherare le nostre approssimative conoscenze della materia. Limitiamoci allora a dire che da Febbraio dello scorso anno siamo stati proiettati, inaspettatamente, in una dimensione che non pensavamo potesse più toccarci cosi’ da vicino. Si anche nella ex Jugoslavia è accaduto qualcosa del genere ma in quella occasione è apparso subito chiaro il carattere localistico della controversia e nonostante qualche grande potenza avesse provato a complicare la situazione, alla fine ci si è resi conto che una brutta pace sarebbe stata certo meglio della guerra “giusta” che tutti gli attori in campo, a diverso titolo,sostenevano di dover combattere.

Oggi la situazione è diversa e se vogliamo anche abbastanza incomprensibile. Certo i russi hanno le loro buone ragioni a dire che si sentono accerchiati e forse una più attenta analisi della situazione ante-guerra avrebbe potuto indurre molti degli odierni “pacifisti” ad una riflessione più puntuale rispetto ai rischi, oggi purtroppo non più tali, di una guerra. Non è stato fatto. Questo non vuol dire che Putin abbia fatto bene ad attaccare l’Ucraina, ma certo, il punto di vista del numero uno del Cremlino e di tanti suoi connazionali non è molto distante da questa affermazione.

Ma non vogliamo addentrarci nello scivoloso terreno dei colpevolisti o dei giustificazionisti, già ampiamente praticato, vorremmo incentrare la nostra attenzione sulla guerra in quanto tale e sull’eroismo dei tanti combattenti e cittadini ucraini che stanno orgogliosamente morendo  per la strenua difesa dei propri confini. Chi di voi conosceva l’Ucraina cosi come la stiamo conoscendo in questi giorni? Chi poteva immaginare che Zelenskypotesse guidare cosi fieramente il suo popolo e che questi potesse addirittura immolarsi per la  difesa dellapropria Patria? La Bandiera, la Patria, la Terra, sembravano concetti anacronistici e lontani dalla realtà. Nel mondo del virtuale e del vacuo in cui molti nostri giovani, purtroppo, sono caduti, c’è ancora spazio per gli atti eroici ai quali stiamo assistendo? E’ ancora possibile fermarsi a guardare in faccia il proprio avversario, che non è quello che cerca di sfuggire al nostro joystick ma è li in carne ed ossa pronto ad ammazzarci se non lo facciamo noi prima di lui? E’ ancora possibile privarsi dell’ultimo pezzo di pane per darlo al fratello sopraffatto dagli stenti? Si può ancora caricarsi sulle spalle la mamma, il papà o semplicemente il vicino non più in grado di camminare e cercare di portarlo in salvo fuori da quell’inferno? E queste sono solo le piccole grandi cose che riusciamo  a scorgere dallo sguardo furtivo di una telecamera, pensiamo a cosa sta succedendo in prima linea o nelle trincee, dove tutti gli uomini ucraini,senza la necessità di particolari precetti, hanno deciso di stare a difesa del suolo patrio giungendo da ogni parte del mondo.

Bhe sinceramente non ce lo saremmo aspettati e nemmeno i più attrezzati ed avvezzi alla guerra avrebbero potuto immaginarlo.  Ogni giorno decine di soldati e di civili perdono la vita in nome di un ideale di libertà che pensavamo tramontato e ormai sbiadito nei mille rivoli della globalizzazione e del consumismo più sfrenato.

Si, si muore per la Patria, si muore da patrioti, si da veri patrioti, termine a volte  abusato e spesso purtroppopoliticizzato, con il risultato spiacevole di sminuirne di fatto il significato più prezioso ed alto. Si muore  da soli nelle fredde pianure ucraine e il pensiero va ai tanti italiani che in quei luoghi hanno trovato la morte durante la seconda guerra mondiale, carne da cannone  anche quella, come si dice oggi. Eroi a metà, come direbbero altri, che non hanno mai potuto fregiarsi fino in fondo del titolo di Patrioti, eh si, perché quella era una guerra sbagliata, era una guerra fascista e alla fin fine un poco se la sono anche cercata!

Ma torniamo a noi. Si muore  nelle pianure ucraine e non si muore invano, se è vero come è vero che siamo in tantissimi ad inorgoglirci alle gesta di quegli uomini e quelle donne e non perché ce lo dice la NATO ma perché ci riconosciamo in quei valori, certi che in quella situazione avremmo fatto lo stesso anche noi.

E allora diciamolo, con De Gregori, che se proprio qualcosa di bello deve esserci nella guerra, è la riscoperta di tutto questo, dei valori più nobili ed autentici che pensavamo definitivamente accantonati e che invece, “piacevolmente” sono li, solo sopiti per fortuna, pronti ad incendiarsi nuovamente quando è in pericolo la libertà e siamo chiamati a difenderla.

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