• Giusy Pilla

La siccità si abbatte sulle risaie nazionali. Settore in picchiata. Danni di tre miliardi.

Coltivazioni in crisi per le scarse precipitazioni. Prodotti in calo del trenta per cento.

Le coltivazioni di riso sono in stato di forte sofferenza a causa della mancanza di acqua: le sporadiche piogge e le scarse precipitazioni nevose durante le stagioni invernali, non hanno alimentato adeguatamente i fiumi e i laghi che si sono ritirati nei loro bacini. Questi fenomeni, combinati alle alte temperature della scorsa estate, hanno generato un clima avverso che ha impattato in maniera incisiva nel settore risicolo, facendo registrare una perdita del 30% del prodotto, per un ammanco di 3 miliardi di euro.

L'Italia soddisfa il fabbisogno europeo per il 50% della produzione di riso, nelle regioni della Lombardia e del Piemonte si produce il 90% del riso italiano.

Per la coltivazione, le risaie devono essere sommerse dall'acqua, necessaria sia per stabilizzare le temperature diurne e notturne, sia per inibire la crescita delle erbe infestanti.

La mancanza di acqua fa ingiallire le piante che non raggiungono la maturazione e, nella maggior parte dei casi, non è possibile recuperarle.

Oltre al cambiamento climatico che influenza fortemente il quadro siccitoso, anche il sistema idrico nazionale ne contribuisce: raramente mantenuto e ormai obsoleto, presenta punti di foratura che impediscono l'equità di trasporto dell'acqua che, nel raggiungimento delle aree geografiche di destinazione viene dispersa, inoltre, solo il 10% delle acque pluviali viene raccolto. Il Presidente Nazionale di Coldiretti: Ettore Prandini, spiega che sono stati stanziati dei fondi per migliorare le reti idriche e per costruire i serbatoi di acqua ma, occorrerà molto tempo, prima che questi progetti vengano realizzati; nel frattempo il problema della siccità sta mettendo in seria difficoltà i risicoltori.

Si è considerato di utilizzare la tecnica dell'alloggiamento di specifiche quantità acquifere, per creare il necessario livello di allagamento nelle risaie, e di optare per la varianza delle colture; ovviamente un simile avvicendamento richiede l'impiego di altri macchinari e di altre tecniche di coltivazione.

Alcuni imprenditori infatti, stanno passando alla coltivazione del grano, in quanto questo non prevede la tecnica dell'allagamento e la sua crescita avviene anche nei periodi invernali.

Tuttavia, anche il piano di cambiamento delle colture non è di soluzione definitiva: le estremizzazioni climatiche, imperversanti sulla nostra penisola, stanno devastando tutto il sistema agricolo.

Produrre altri cereali può solo tamponare il problema, ma non risolverlo, perché le temperature sono destinate a salire. Occorrono nuove dighe e tecniche di coltivazione innovative e performanti. È importante investire sulla ricerca di varietà di colture resistenti a situazioni di stress termo idrico, ha spiegato Paolo Carra`, risicoltore e presidente dell'Ente Nazionale Risi.

Nel novarese, alcuni risicoltori hanno applicato il sistema di tesaurizzazione delle risorse idriche con bilanciamento del fabbisogno irriguo tra riso, mais e soia impiegando l'acqua indispensabile.

Ma, aldilà dei provvedimenti regionali è necessario attuare un piano di azione comune poiché la siccità non è un problema stagionale ma un mutamento climatico che si ripercuote irrimediabilmente sul sistema agricolo nazionale.


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