• Silvano Moffa

Sovranismo sociale. Il debito pubblico è solo un numero

di Aldo Di Lello

(Armando Editori)

Nel lessico politico ha fatto irruzione, ormai da qualche tempo, il termine “sovranismo”.

Solo che sappiamo chi sono i sovranisti.

Ma non sappiamo che cos’è il sovranismo.

La cosa non è di poco conto.

Muove da questa considerazione il recente saggio di Aldo Di Lello: “Sovranismo sociale. Il debito pubblico è solo un numero”, pubblicato da Armando Editori per la collana La ricerca del sapere.

Già autore di numerosi studi sul globalismo e sui cambiamenti geopolitici che hanno interessato il pianeta, Di Lello ci invita a recuperare il concetto di Sovranità, al fine di declinarne correttamente il valore e di sottrarlo al soccombente declino scandito dalle impetuose spinte liberiste e turbocapitaliste dei tempi recenti.

Il suo è un ragionamento che non lascia spazio a dubbi e sottintesi.

L’autore tratta la delicata e complessa materia con caparbia intensità.

Nella incrollabile certezza che esista nella natura stessa del sovranismo (inteso come concetto, ovviamente) un dato sociale irrinunciabile su cui far leva per trasformare quel che al momento viene percepito come manifestazione di ribellione, mera espressione umorale, di pancia, in qualcosa di più strutturato sul piano culturale e più solido sul terreno politico.

Il sovranismo sociale, nella palingenesi che connota profondi e non ancora del tutto identificati sommovimenti registrati nel cuore stesso delle società occidentali, è la chiave di volta, il passepartout per invertire la rotta e “affrancare i popoli, soprattutto quelli europei, dalla dittatura del neocapitalismo globalista”.



Il termine “dittatura”, precisa Di Lello, non deve essere considerato una iperbole, “ma la fotografia chiara di quello che è successo negli ultimi trent’anni, durante i quali abbiamo assistito all’impoverimento dei ceti medi e delle classi lavoratrici in tutto l’Occidente, allo svuotamento delle democrazie, alla banalizzazione della politica, alla nascita di poteri e superburocrazie sovranazionali svincolate da qualsiasi controllo popolare”.

A tutto questo si sono aggiunti la mortificazione del lavoro, il blocco della mobilità sociale, la migrazione incontrollata di manodopera in tutto il mondo, spesso ridotta a sfruttamento neoschiavista della forza lavoro.

La stessa ascesa egemonica della Cina, con il suo regime autoritario che continua ad annullare le libertà politiche e civili, mostra i segni inequivocabili dell’imperversare di un globalismo talmente aggressivo, nella sua duplice connotazione economica e ideologica, da soppiantare identità nazionali e impoverire antiche culture politiche.

L’autore per affermare e rendere convincete le sue tesi procede scandagliando, con documentata e attenta riflessione, l’attuale fase storica dominata dal “pensiero unico” omologante del liberal-liberismo, mettendo al tempo stesso in guardia da ogni forma di antagonismo meramente negazionista.

Chi vuole tessere la tela del “sovranismo sociale”, ammonisce, deve avere il coraggio di superare le vecchie etichette di destra e sinistra, e impegnarsi a costruire un nuovo modello, un corpus di norme, di stili, di idee, di progetti costituzionali e non, capaci, una volta per tutte, di offrire una robusta ossatura ad un vero e proprio processo “rivoluzionario”.

Se, come appare ormai chiaro, il globalismno ha mostrato i suoi limiti, resi più acuti dalle ripetute crisi finanziarie e dalla stessa virulente pandemia, se la stessa Comunità europea ha cominciato a comprendere i limiti e i rischi dell’Austerity e ha imboccato, per la prima volta dalla sua costituzione, la strada del debito comune tra gli Stati per risollevare la disastrata economia continentale, se si avverte un po’ dappertutto il bisogno di una ritrovata centralità dello Stato, dopo l’infuriare delle privatizzazioni e il predominio dei mercati sulla politica e sul destino delle nazioni, se, insomma, qualcosa si muove in senso inverso rispetto al passato, è altrettanto vero che nulla sarà come prima. E se, in conclusione, il dato di fondo dell’attuale stagione storica risiede nella contrapposizione tra sovranismo e globalismo, per Aldo Di Lello non c’è più tempo da perdere.

Se la politica ha ancora un senso bisogna armarsi di nuove idee-forza e aprirsi a rigeneranti contaminazioni culturali.

In questo bel libro, l’autore non si ferma all’analisi retrospettiva. Va ben oltre. Indica una strada. Con decisione e coraggio.



10 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti