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Walkable city in poche mosse. Perché no?

Le centraline continuano a “sforare”: i limiti consentiti di PM10 presente nell’aria di Colleferro sono stati superati spesso anche nel gennaio 2023, fenomeno quindi che non può ricondursi al traffico per lo shopping natalizio e, forse, tollerato a favore del commercio locale, ma frutto di comportamenti ben radicati dei singoli e non reindirizzati ad oggi dall’Amministrazione locale.

L’inquinamento viene dai tubi di scarico e dal tempo passato al volante specialmente nell’ora di punta.

Gli spostamenti dei Colleferrini avvengono principalmente in auto; d’altronde non c’è certezza sugli orari né sulla continuità del servizio di trasporto pubblico cittadino (la famigerata “circolare”) e l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto non è assolutamente favorito dal traffico, reso difficile da strade dissestate e abbastanza pericoloso per la mancanza di piste ciclabili sicure nel centro cittadino - e non solo.

Evidentemente poco importa l’aumento del prezzo del carburante e così anche Colleferro, in linea un pò con tutto il Paese, è ancora ben lontano dal dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi di Agenda2030, nonostante sia ormai chiaro che la responsabilità dello spaventoso cambiamento climatico in corso (contro il quale ognuno di noi chiede a gran voce risposte e soluzioni) è in quota parte da attribuirsi ai comportamenti dei singoli e ad abitudini estremamente deleterie quali la sedentarietà e la mancanza di attività fisica a favore dell’uso eccessivo dell’automobile.

Scarseggia senza dubbio da parte delle Istituzioni e dell’Amministrazione locale, un tempo ambientalista, una valida offerta di alternative.

Passeggiando per il Corso Garibaldi tempo fa (ma poteva accadere in ogni altra via di Colleferro), mi sovveniva sempre più chiaramente la vera definizione per la città di Colleferro - o forse una delle più appropriate -: non “città dello spazio”, non “città morandiana”, ma...”Colleferro: la città dove non cammina più nessuno”. Eppure quel Corso un tempo era gremito di giovani, famiglie, lavoratori, studenti, gente che usciva a passeggio o per fare la spesa.

Il deserto in cui ci imbattiamo quando usciamo a piedi per Colleferro non è da ricondursi banalmente al cambiamento sociale e generazionale, ai tempi che sono cambiati nell’era delle nuove tecnologie e nuove forme di comunicazione, con l’avvento di smartphone, netflix, social e chat che portano all’isolamento e a stare a casa fermi dietro uno schermo con nuove forme di socialità - o per lo meno non soltanto. E neanche alla condanna a morte del commercio locale sentenziata dall’ apertura del grande outlet di Valmontone a soli 7 km e dei vari centri commerciali. Non è neanche la pigrizia del Colleferrino, sono in tanti che camminano e corrono in località 3C, ogni giorno e di ogni età; peccato che la maggior parte dei runners arrivi nei pressi del percorso comodamente in macchina, parcheggiando davanti al cimitero - e non ancora nel tristissimo parcheggio recentemente ricavato togliendo verde e terra alla collinetta del Castello Vecchio.

Non credo che ci sia un deserto in giro camminando a piedi perchéla gente lavora e non ha tempo per camminare – per “correre” da una parte all’altra infatti si prende sempre la macchina e anche per spostamenti brevi di poche centinaia di metri!

Non è neanche l’effetto Covid e della tendenza della politica dell’”io resto a casa”.

Forse non si cammina più perché non si sa dove andare quando e se si esce a piedi?

Forse ha contribuito il decentramento nel tempo di luoghi di interesse, come scuole, cinema, asilo, aziende, supermercati?

Forse non si cammina più perché non è attraente camminare a piedi o perché non ci si sente sicuri?

Perché la gente dovrebbe camminare – per quanto sia risaputo che camminare produce effetti benefici per corpo e mente - ?

“Quasi tutti possiedono un'auto e la tentazione è di guidarla sempre; se volete convincere la gente a camminare, bisogna offrire un percorso bello quanto un giro in auto, o meglio. Cosa significa? Bisogna offrire quattro elementi contemporaneamente: un buon motivo per camminare, un percorso che faccia sentire al sicuro, un cammino che sia confortevole e che sia interessante. Si ha bisogno di tutti questi quattro elementi insieme!” scriveva ormai più di 10 anni fa l’urbanista e city planner americano Jeff Speck, nel suo lungimirante trattato sulla “walkable city”.

Colleferro potrebbe diventare, o tornare ad essere, una walkbale city?

Jeff Speck dà alcuni spunti sulle misure che possono rendere una città percorribile a piedi e, riflettendo su Colleferro e osservando cosa avviene camminando per strada, è evidente che basterebbero davvero poche mosse:

· Marciapiedi più sicuri, privi di barriere architettoniche e con attraversamenti pedonali più sicuri. Si guida più forte nelle strade larghe, se la strada si restringe in prossimità delle strisce pedonali, le auto rallentano e il pedone passa tranquillo, in primis mamme e papà con passeggini e prole al seguito, spesso in difficoltà nell’andare a piedi come transitassero in una giungla.

· Più alberi nel centro cittadino e lungo le strade, non solo per motivi “green” e di pulizia dell’aria o perché fanno ombra (a meno che non si tratti di fuscelli di olivo, come le piantumazioni in zona Castello) ma anche perché fanno rallentare le automobili che - è dimostrato - vanno più piano se la via è alberata.

· Una solida rete di piste ciclabili che diano la possibilità non solo di girarci intorno ma di attraversare Colleferro, permettendo così di raggiungere pedalando i diversi posti della città, con percorsi: casa - scuola, casa - uffici pubblici/ufficio postale/banca/mercato/bar/chiesa/palestra...e non ultimo raggiungere la stazione ferroviaria, che se non si ha auto propria o non si prende un passaggio rimane spesso un miraggio !! “Se ci sono piste, ci sono ciclisti”. Se ci sono parcheggi per bici e rastrelliere davanti ai luoghi di maggiore interesse e nelle varie zone e piazze della città, il cittadino è invogliato a uscire in bici – poiché è certo che “i ciclisti sono in funzione delle infrastrutture per biciclette”.

· La realizzazione di zone pedonali, con la restituzione dello spazio di alcune piazze o di una porzione di esse nonché delle aree destinate al parcheggio in doppia fila ai pedoni per favorire lo stare in strada come luogo di aggregazione, la socialità e il giro per vetrine o il passeggio di gente di ogni età.

· L’individuazione di aree semi-periferiche da destinare a parcheggio o riportare alla loro iniziale destinazione di utilizzo (vedi parcheggio piscina comunale) per permettere a chi viene da fuori di poter entrare nella cerchia cittadina a piedi e spostare il più fuori possibile le auto.

· Non ultimo rendere attraenti i diversi quartieri della città, anche valorizzando quanto già esiste e dà connotazione al territorio, facendo parte della sua storia e della storia dei cittadini, e/o creando nuovi poli di interesse, perché con i tanti fondi del PNRR a disposizione si potrebbe davvero dare valore aggiunto e esaltare il valore della città.

Potrebbe sembrare qualcosa che implichi la riprogettazione di tutta una città ma in realtà potrebbe realizzarsi per steps e con misure graduali, come sta avvenendo in tante città e paesi di provincia italiani che rincorrono il trend europeo, riportando la gente a camminare in strada, rendendo Colleferro un luogo dove si vuole stare per camminare e aggregarsi. Non più il deserto ma “segni di umanità”, che renderebbe il tutto molto interessante perché nulla ci interessa più delle altre persone.

Di fatto siamo già una città “a 15 minuti”, ma si continua ad ignorarne il valore, un plus non considerato dalla Amministrazione, che rimane sempre responsabile di guidare e indirizzare i comportamenti dei singoli per il bene comune.

“Se vuoi rendere la tua città più sicura, più sana, più verde, più ricca e più equa, allora devi renderla più percorribile, cioè deve essere possibile camminare a piedi per accedere a tutto”, scrive Jeff Speck.

Se la città diventa più percorribile a piedi e in bicicletta, diventa anche un tipo di città piacevole in cui la gente vuole risiedere. Questo fa la differenza quando si parla di qualità della vita.

“La migliore strategia economica che si possa avere in quanto città non è il vecchio modo di attrarre le aziende e cercare di avere un distretto di biotecnologia o un distretto medico, o aerospaziale – guarda caso!!! - ma diventare un luogo dove la gente vuole vivere”, perché non ci si può pregiare di essere città dello spazio, se non si restituisce lo spazio alle persone.



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