• Chiara Carroccia

ALLA RICERCA DI CARAVAGGIO

Aggiornato il: mar 11

Le tre chiese di Roma dove si possono ammirare alcune opere del geniale pittore

In occasione del 450 anniversario della nascita di Michelangelo Merisi da Caravaggio, l’Italia si prepara a celebrare la fama di uno dei suoi artisti più noti al mondo.

Se siete presi dall’improvviso desiderio di rimanere in estasi davanti a qualche sua opera ma non avete prenotato un biglietto per la Galleria Borghese o per la Galleria Doria Pamohilj, basterà entrare in punta di piedi nei luoghi giusti. Sono tre le chiese che a Roma ospitano, in Cappelle dai nomi più o meno noti, capolavori usciti dal pennello di questo uomo cui davvero potrebbe essere affibbiato l’epiteto di “genio e sregolatezza”. L’artista che ha portato la pittura al realismo più spietato, con i suoi forti contrasti di luci e ombre e l’umanità tutta carne dei personaggi ritratti, che lo rendono identificabile tra mille.

Sono sei le opere di Caravaggio che si possono ammirare gratuitamente e senza fare file chilometriche.

La cosa che renderà ancora più apprezzabile la vista di questi magnifici dipinti è sapere che sono esattamente dove dovrebbero essere; sono state pensate per decorare quella specifica parere, per dare un senso a quella specifica cappella. Quindi quello che noi vediamo oggi, nel 2021, è proprio quello che vedeva Caravaggio qualche secolo fa. Lui si è trovato nel nostro stesso spazio, ha condiviso ante tempo il nostro punto di vista sforzandosi di creare le immagini davanti le quali noi oggi sgraniamo gli occhi, colti da meraviglia.

Iniziamo la nostra breve ‘vacanza romana’ da Piazza Navona. A pochi passi dall’antico Stadio di Domiziano sorge la chiesa di San Luigi dei Francesi, oggi come al tempo di Caravaggio chiesa nazionale della comunità francese residente a Roma. La chiesa è intitolata al santo francese Luigi IX, canonizzato da Bonifacio VIII nel 1297. Francese era anche il cardinale Mathieu Cointrel (italianizzato Matteo Contarelli) cui è dedicata la cappella decorata dalle opere del nostro. Fu grazie all’intercessione del suo protettore e mecenate Francesco Maria del Monte che Caravaggio ottenne l’incarico nel 1599. Venne chiesto al giovane di creare tre tele dedicate alla celebrazione di altrettanti momenti salienti della vita di San Matteo (da cui il cardinale prende nome). Da sinistra a destra possiamo ammirare: La vocazione di San Matteo, San Matteo e l’Angelo, il Martirio del Santo.

Queste scene hanno un’importanza fondamentale per la storia dell’arte, perché è con queste opere che Caravaggio sovverte le regole correnti e introduce le sue peculiari “firme”: i giochi di luce e l’impressionante realismo. Piccolo fun fact: fu tale lo scalpore che la prima versione del San Matteo e l’Angelo venne rifiutata perché ritenuta fin troppo “vera”, con l’angelo che toccava la mano del santo nel tentativo di aiutarlo a scrivere la parola di Dio.

Dirigiamoci ora verso Piazza del Popolo, dove troviamo un’altra celeberrima chiesa romana, la basilica di Santa Maria del Popolo, la cui facciata ci accoglie sul lato opposto al tridente, in prossimità alla Porta del Popolo. L’incarico di lavorare alla decorazione della Cappella Cerasi all’interno della suddetta basilica fu affidato al Caravaggio in seguito al grande successo raggiunto con le tele Contarelli. Il committente, in Santa Maria del Popolo, fu Tiberio Cerasi, uno dei massimi giuristi del tempo. Egli scelse di affidare la decorazione della Cappella che portava il suo nome ai due più grandi artisti allora attivi in Roma: Caravaggio e Annibale Carracci. Al primo venne affidata la realizzazione delle tele laterali con Conversione di San Paolo e Crocifissione di San Pietro; al secondo spettò dipingere la pala d’altare con l’Assunzione della Vergine. Come nelle tele Contarelli, anche qui Caravaggio sovverte l’arte con il suo eccezionale realismo e con le singolari scelte iconografiche. Peculiare la Conversione di Saulo, con il monumentale cavallo che “ruba” spazio al santo, sdraiato supino nel registro più basso della tela; il tutto ambientato nell’interno buio di una stalla, al contrario di quanto voluto dalla tradizione, secondo cui la scena avvenne all’aperto.

Ora, come in un percorso che vuole chiudersi da dove era partito, ritorniamo nei pressi di Piazza Navona per scovare l’ultimo gioiello di questa giornata. Nella Chiesa di Sant’Agostino Caravaggio approda quanto era ormai all’apice del proprio successo. È il 1603 quando Orinzia Cavalletti, vedova del notaio Ermete Cavalletti, volle commissionare al giovane pittore un dipinto per decorare la cappella di famiglia, acquistata seguendo le volontà testamentarie del defunto marito.

Tre anni dopo Caravaggio consegna l’opera: la Madonna dei Pellegrini. Il tema scelto si ricollega alla dedicazione della cappella alla Madonna di Loreto. Una Madonna dall’aspetto umile e dalla bellezza tanto naturale quanto straordinaria si affaccia sulla soglia di quella che potrebbe essere la sua umile dimora con il Bambino in braccio. In ginocchio davanti a loro due pellegrini dalle vesti logore, i piedi nudi in primissimo piano, brutti, sporchi, gonfi della fatica di chi ha tanto camminato. Questo l’elemento che più provocò scandalo, questo il dettaglio che rese l’ennesimo capolavoro del Caravaggio amatissimo agli occhi degli strati più poveri della popolazione romana di primo ‘600.

In occasione di questo importante anniversario e della tanto desiderata riapertura dei musei regaliamoci la possibilità di un pomeriggio da trascorrere nella bellezza, andiamo a scoprire Caravaggio (e non solo) magari partecipando a questo piccolo gioco. San Marino ha coniato, per questa occasione unica, una moneta da due euro dedicata al Merisi, riproducendo sul verso la sua Maddalena Penitente.

Vi va di andare a scoprire dove è conservata l’omonima opera?

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