• Chiara Carroccia

DALLE CENERI DEL VESUVIO UN'ANTICA AUTOMOBILE

Straordinaria scoperta negli scavi di Civita Giuliana, a nord di Pompei

La direzione del Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata annunciano il ritrovamento di un carro nuziale nell’ambito degli scavi di Civita Giuliana, a nord di Pompei.

L’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. “continua a stupire con le sue scoperte e così sarà per molti anni, con i venti ettari ancora da scavare”, commenta il ministro della cultura Dario Franceschini.

Questo fortunato e sensazionale ritrovamento costituisce un nuovo, importate tassello del puzzle che archeologi e storici sono impegnati ad assemblare da anni.

Nel carro bisognerebbe riconoscere, secondo Massimo Osanna - direttore uscente del Parco Archeologico e responsabile scientifico dello scavo - un ‘Pilentum’, particolare carro cerimoniale spesso citato dalle fonti antiche, utilizzato non per gli usi quotidiani o i trasporti agricoli, ma per accompagnare momenti festivi della comunità, parate e processioni.

Questo tipo di carro è un vero e proprio unicum in Italia, soprattutto per il livello di conservazione dell’intero veicolo, dalla struttura ai dettagli decorativi.

Le quattro alte ruote in ferro, connesse tra loro da un sistema meccanico di avanzata tecnologia, sostengono il leggero cassone costituito da elementi in ferro e decorazioni in bronzo e stagno.

Perfettamente leggibile la parte superiore della struttura, su cui era prevista la seduta, contornata da braccioli e schienale metallici, per uno o due individui. Le colature di gesso, utilizzate in fase di micro-scavo per salvaguardare la struttura e per ottenere i calchi degli elementi organici non più presenti, hanno restituito le tracce dei cuscini, delle funi per reggere le corone di fiori, persino le impronte di due spighe di grano lasciate su un sedile.

Elegante, leggero e dalla struttura sofisticata, il carro era forse destinato al culto di Cerere e Venere o più probabilmente ad un’aristocratica cerimonia nuziale, come sembrano chiaramente suggerire i soggetti dei medaglioni decorativi, inequivocabilmente legati al tema dell’Eros.

I ‘Pilenta’, come ci tramanda Claudiano, potevano essere dipinti in azzurro o in rosso, come nel caso del reperto pompeiano. Riservati alle classi più abbienti, servivano da “auto di rappresentanza” in vista della partecipazione a particolari culti religiosi.

Questo ritrovamento riapre il mistero sui proprietari di quella grande villa costruita alle porte della città antica, Villa che si è cominciato a scavare soprattutto per fermare lo scempio dei tombaroli che, negli anni passati, attorno a queste stanze hanno scavato cunicoli depredando e distruggendo quanto lo strato di cenere vulcanica era riuscito a conservare miracolosamente intatto.

“Una villa molto grande e particolarmente preziosa per le indagini storiche, perché a differenza di tante altre che erano state svuotate dalle ristrutturazioni seguite al terremoto del 62 d.C., nei giorni dell’eruzione era ancora abitata”, ricorda Osanna.

Si tratta della stessa domus nella quale, qualche mese fa, sono stati ritrovati i resti di due uomini, ricostruiti dagli archeologi del Parco con la tecnica dei calchi. E proprio qui, in una stalla a pochi passi dal portico dove era “parcheggiato” il nostro carro, sono venuti alla luce nel 2018 i resti di tre cavalli, uno dei quali sontuosamente bardato, pronto, probabilmente, per mettersi in cammino.

Questo il puzzle che si sta cercando di ricostruire; ancora aperto il quesito in merito all’identità dei ricchi padroni di questa tenuta che arrivava fino al mare.

Per ora possiamo accontentarci di immaginare una ricca coppia pronta a celebrare la propria unione, pregustare, emozionati, la luna di miele, in viaggio su questa carrozza dell’amore verso il mare.

E trovo suggestivo pensare che forse questa scoperta sia arrivata proprio nel momento giusto, a portarci un po’ di sollievo dal quel masso che ci grava sul cuore ogni giorno da un anno.

A concedere alle nostre menti una parentesi di evasione, un pensiero bello sulla storia del passato, su uomini che come noi avevano il desiderio di trascorrere del tempo nella natura, dedicandosi celebrazione di quella convivialità che ci pare lontana come la storia di Pompei ma di cui torneremo a godere, speriamo, il prima possibile.

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