• Angelica Stramazzi

DONNE C'E' POCO DA FESTEGGIARE

Aggiornato il: mar 7

L'OTTO MARZO IMPONE UNA RIFLESSIONE SULLA COMPLESSITA' DELL'ESSERE FEMMINILE

Marzo, si sa, è il mese in cui si celebra la donna nella sua interezza. La complessità dell’essere femminile viene esaltata in un giorno in cui - l’otto di marzo, appunto - si tenta inevitabilmente di stilare qualche bilancio, partendo dalla considerazione che la donna oggi si fa carico di molte incombenze, queste ultime in crescita rispetto al passato.

Si pensi ad esempio alla gestione e alla cura della prole: le mamme di oggi trascorrono con i propri figli un lasso di tempo maggiore rispetto alle loro nonne, cosa questa generata dal fatto che la società odierna impone nuove sfide da affrontare e nuovi scenari da dover contemplare.

Il fenomeno del bullismo, fra tutti, richiede una attenzione costante verso i più piccoli, soprattutto adolescenti, e le minacce derivanti dai social e dalla Rete nel suo complesso vanno gestite con costanza e con prudenza. E se questo quadro appena tratteggiato risulta già complicato di per sé, le cose non sono andate meglio con l’arrivo della pandemia da Covid-19.

Il diffondersi del Coronavirus ha fatto sì che le donne si siano trovate costrette a restare in casa in misura maggiore rispetto agli uomini, situazione questa che ha aggravato la già precaria condizione occupazionale femminile.

Ma soffermiamoci ancora un po’ su quello che è accaduto tra le mura domestiche in piena pandemia. L’aumento esponenziale dei femminicidi è stato una conseguenza della reclusione domestica delle donne nelle proprie abitazioni; spesso a contatto con partner violenti, l’universo femminile ha pagato con la vita il costo del diffondersi del Coronavirus, con una impennata di vittime in tutta Italia. Le cose non vanno meglio sul versante lavorativo. Come evidenziato da diversi istituti di ricerca, tra cui Ipsos ed Istituto Toniolo, le donne di oggi in Italia se lavorano sono remunerate meno dei colleghi maschi e - sebbene risultino possedere un titolo di studio più elevato degli uomini - in rari casi arrivano a ricoprire incarichi dirigenziali.

“Non meraviglia quindi - si legge in un report dell’Istituto Toniolo - che le donne guadagnino meno degli uomini: non lavorano, se lo fanno non è nei settori più pagati, non fanno carriera, se lo fanno non è nei settori più remunerati”. E ancora: “I ritardi accumulati in decenni di mancato decollo del lavoro femminile hanno reso difficile, anzi, impossibile, l’innescarsi, almeno fino ad ora, di un processo virtuoso a cascata che, partendo dalle posizioni più alte, coinvolga le posizioni manageriali e arrivi a valorizzare il lavoro di tutte le donne”.

In altre parole, servono politiche attive di sostegno alla famiglia, soprattutto per quanto riguarda la creazione di nuovi nuclei familiari; non possono mancare poi virtuose pratiche di conciliazione tra vita privata e lavoro, affinché le donne non si trovino più costrette a scegliere tra occupazione e messa al mondo di un figlio. In uno scenario altamente complesso quale quello appena descritto, l’auspicio resta quello di dar vita a condizioni favorevoli di inserimento dell’universo femminile nel mondo del lavoro, considerando il fatto che la donna sopporta un carico di lavoro domestico maggiore rispetto all’uomo.

Non servono grandi battaglie femministe per invertire questo trend negativo, anzi sarebbe il caso di far sì che le donne stipulino con gli uomini sia in casa sia in ufficio un patto di collaborazione che veda entrambi i sessi uniti in un’unica sfida: far sì che la donna torni protagonista del mercato del lavoro.

Non ci resta che augurare buona festa dell’otto marzo a tutte (e a tutti).

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