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Giovani e politica, l'attivismo non si ferma

Quando nasci con la voglia di aggredire il mondo, crescerai così. Gli anni non ti cambieranno e la tua rabbia verso un sistema in cui non ti riconosci aumenterà così tanto da diventare insaziabile.

È con questa consapevolezza che crescono i ragazzi di oggi, con la voglia irrefrenabile di cambiamento, ma con la rassegnazione verso un sistema che non punta a valorizzarli, nel quale non si riconoscono e da cui non si sentono rappresentanti.

I ragazzi e le ragazze di questo millennio affrontano un mondo che non è a loro misura, che non li segue nel loro sviluppo, lasciandoli spesso abbandonati al termine della loro carriera accademica, pur avendo acquisito competenze tali da meritare qualcosa di più di contratti a stage o a tempo indeterminato mai rinnovati.

L’attivismo parte dalle scuole, dalle università, dai movimenti studenteschi che combattono per mantenere gli atenei un luogo di cultura, in cui il diritto allo studio non venga mai messo in secondo piano.

È da questi contesti che nascono coloro che un domani si prenderanno cura dei nostri Comuni, dei loro concittadini, delle bellezze che i loro predecessori avranno preservato, pur dovendo porre rimedio all’incuria e all’abbandono di quei piccoli centri che un tempo rappresentavano il cuore pulsante della vita quotidiana.

Dovremmo puntare a sradicare lo stereotipo secondo cui i giovani oggi non sono pronti a incarichi dirigenziali, a salvaguardare i diritti del prossimo, ad ascoltare e rappresentare le necessità di una città. Lasciamo che siano loro a portare un vento di cambiamento all’interno della classe dirigenziale, nonché un valore aggiunto per quanto riguarda le nuove tecnologie e le skills acquisite nei vari percorsi di studio.

È dalle piccole azioni di vita quotidiana che possiamo carpire quanto di buono si possa iniziare a fare, perché crogiolarsi nella convinzione che non esista un futuro per queste ultime generazioni alimenta soltanto un meccanismo di rassegnazione che non permette di guardare oltre questo velo di adeguamento.

Attivarsi per il sociale fa bene all’animo, rende un cittadino attivo e consapevole, permette di sviluppare un pensiero critico, scegliendo finalmente da che parte del mondo si vuole stare, perché il cambiamento va alimentato, va incoraggiato, va spronato.

Ai giovani affideremo tutto quello di buono che abbiamo fatto finora, è da loro che ripartirà questo Paese e solo con loro possiamo sperare di raggiungere obiettivi che abbiamo sempre ritenuto inarrivabili. Lasciamoli liberi di agire, consapevoli che saranno un’arma verso il nostro e il loro futuro, lasciamo che si guardino negli occhi e trovino al loro fianco qualcuno che combatta per lo stesso obiettivo, con alle spalle lo stesso background di immeritata rassegnazione a dare linfa vitale alla voglia di rivalsa.



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