• Roberto Felici

Glossario dello spazio urbano

Dall'open space alle diverse concezioni degli interni lavorativi e domestici nel mondo.

Nelle foto, Bahia House, la casa di gomma di Gaetano Pesce

Bastò che la signora Pircke dicesse: se avessi un po’ di spazio farei le tagliatelle per tutti. E tutti comprendemmo il significato di Spazio: il mucchietto di farina, l’olio, le uova, le sue braccia che impastavano, il suo seno grande che seguiva il movimento dell’impasto. Lo Spazio occupato.

Spazio e lavoro. Ed oggi s’impone sempre più il concetto dell’open space, dove tutti lavorano con tutti e non esistono barriere alla libera circolazione delle idee. Anche l’ufficio dell’amministratore delegato è lontano dall’essere la stanza del potere: è un angolo, nemmeno una stanza, che un modesto armadio separa dal restante open space.

Spazio e casa. Abitazione fuori dagli schemi. La zona giorno assume la configurazione di un palcoscenico nel quale tanto i padroni di casa quanto gli ospiti divengono personaggi di una rappresentazione. Svuotato completamente l’appartamento, pareti vetrate e pavimento vetrato. Scomparsa della rigida divisione spaziale dei ruoli e delle funzioni negli interni domestici.

Spazio, territorio e città. Sempre a proposito di Spazio, negli ultimi 60anni sono stati urbanizzati i nove decimi del territorio nel quale viviamo. I cosiddetti centri storici, considerando la parte di città costruita fino alla Seconda guerra mondiale, occupano solo un decimo del territorio. Tutta la bellezza dell’Italia sta in questo 1/10. E se è vero che noi possediamo il 60% delle opere d’arte del mondo, le abbiamo tutte in questo un decimo di spazio.

Spazio in Oriente. Siamo seduti nella casa del Tè, ma la nostra testa è trasportata altrove, nell’universo astratto che articola il giardino tradizionale giapponese. Casa del Tè e giardino sono una macchina emozionale molto sofisticata che ci consente di fare incredibili viaggi mentali senza muoverci di un solo centimetro dal cuscino posato sul Tatami.

E’ un ambiente controllato, un mondo in cui è impossibile distinguere l’elemento naturale da quello artificiale. Naturale e artificiale è una dicotomia propria della cultura occidentale.

In Oriente non esiste una demarcazione netta tra naturale e artificiale.

Spazio a Roma. Roma è bellissima. … ha un solo torto: un po’ sempre nuda, così bella nel suo barocco, così eccessiva e ostentata, così poco riservata e misteriosa…(Giorgio Albertazzi). La cupola di Sant’Ivo alla Sapienza, i suoi gradini, la sua chiocciola…. è stato il regno delle rondini e della tramontana, un paese fiabesco che avrei voluto abitare alla ricerca di non so quale tesoro (Paolo Portoghesi).

Roma è proprio un salotto dove nun c’è voja de fa niente…ma io la sento dall’odore (Alberto Sordi).

Spazio asiatico. Nella yurta, la tenda asiatica che è servita di modello per il Pantheon di Adriano, il foro centrale rappresenta l’Axis Mundi, la retta che penetra verso il centro della terra. Ogni yurta era così il centro del mondo, un mondo plurale senza centro unico.

Spazio di Gaetano Pesce. “Sto facendo una casa con la gomma, e non c’è altra struttura che non sia gomma… Vorrei che questa casa fosse un organismo vivo, che con il vento si potesse muovere, e quel giorno si inclina e rompe la verticalità. All’interno due cubi di resina di 280 centimetri di lato, nella parte inferiore guardaroba e nella parte superiore c’è il letto. I due cubi sono su ruote e si spostano a seconda della necessità, se voglio svegliarmi con la luce, li spingo verso le finestre, o viceversa secondo i desideri” (Gaetano Pesce).



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