• Silvano Moffa

Il meglio deve ancora veniere

Autore: Arianna Marcotulli

Edizione Albatros

Non è facile per uno scrittore affrontare il tema della “diversità”.

Non lo è per il potere che hanno gli stereotipi nel quale affoga il mantra del pregiudizio, l’idea di un giudizio affrettato e anticipato che non riflette il reale.

Non lo è perché si rischia di scadere nel banale o di forzare la mano e scivolare lungo i dirupi del luogo comune o del chiassoso, debordante riflesso della vanagloria, fatuo orgoglio di una ambizione sfrenata.

Ma quando mi sono imbattuto nel bel romanzo della giovane debuttante Arianna Marcotulli (“Il meglio deve ancora venire”, ed Albatros), ho scorto un modo diverso, coinvolgete, delicato e suggestivo di trattare l’argomento, senza scadere, appunto, nel banale e senza forzare la mano.

Il racconto di David, che vive in un orfanatrofio in Ucraina, a sei anni viene adottato da una famiglia italiana e vive la sua giovinezza a Roccacastello, è denso di significati.

Una vita difficile, complessa.

Segnata dal pregiudizio ostile di chi non accetta o si fa scherno della condizione di gay, che David, nel pieno della pubertà, fatica a riconoscersi e ad accettare.

Ma una vita segnata anche, e soprattutto, dalle carezze di una madre adottiva che sa comprendere e difendere quella “diversità” confessata e faticosamente celata.

Il romanzo ce la presenta, l’omosessualità di David, nella dimensione di un amore delicato, vissuto con la limpidezza di sentimenti corrisposti e l’ironia di una prosa che sa scorgere nei tanti protagonisti che gli girano attorno lungo il tragitto scolastico difetti e virtù.

Un affresco di umanità variopinta affastellata nel paesotto di Roccacastello, specchio di una società rumorosamente incline a rappresentare se stessa. In alcune figure, non mostrando il meglio di sé. Ed è proprio lungo il versante dell’essere comune che si dipana la forza di quel che si chiama “diversità”. Intesa, si badi, non come un sentire l’uno superiore all’altro, ma come capacità di comprendere, assorbirne il valore intrinseco senza macchiarlo di pregiudizio. In questo senso il romanzo di Arianna Marcotulli è un inno all’amore.

All’amore senza riserve. All’amore di una madre che guarda al figlio per come è.

All’amore di un compagno che sa essere partner discreto, capace di affetto nell’intimità quanto riservato nel pubblico, per non ferire sensibilità altrui e neppure offendere una unione solida e amorevolmente vissuta.

Così, nella lotta tra l’ipocrisia del pregiudizio ostile e la difesa di una condizione “diversa”, David, il protagonista, trova il modo di affermarsi e giganteggiare con la sua umanità e la dimensione stessa del suo amore.



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