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Imprese: Federlazio, dalla resistenza a una crescita lenta, l’impatto del Covid sulle pmi

Dopo la tempesta della prima parte dell’anno quando 8 imprese su 10 hanno accusato una riduzione del fatturato, nei mesi successivi si è registrata una timida ripresa ma le imprese che hanno subìto un arretramento, nel 2020 rispetto al 2019, sono comunque state il 64 per cento.

Il recupero ha riguardato in misura maggiore le imprese più solide e con un numero di addetti superiore a 100. È quanto emerge dall'indagine di Federlazio "Le conseguenze del Covid-19 sulle pmi del Lazio". I risultati dell'indagine sono stati illustrati dal presidente della Federlazio Silvio Rossignoli e dal direttore generale Luciano Mocci, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso il Tempio di Adriano a Roma. All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, il presidente di Unioncamere Lazio Lorenzo Tagliavanti, il vicepresidente della Regione Lazio Daniele Leodori, il segretario generale della Uil Roma e Lazio Alberto Civica e Raffaello Bronzini della divisione analisi e ricerca della Banca d’Italia.


Il report si riferisce agli andamenti dell’intero arco dell’anno 2020 e ai primi due mesi del 2021. Dopo un anno di vera e propria “resistenza” per contrastare gli effetti della pandemia, le pmi sono impegnate in questi mesi in un difficile percorso di ripresa che presenta notevoli elementi di incertezza e disomogeneità. Infatti, ci sono stati da un lato i comparti della ristorazione e del commercio, l’industria turistica e dell’ospitalità, lo spettacolo, il trasporto aereo, praticamente travolti dagli effetti dell’ondata pandemica e dall’altro quello manifatturiero, inclusa l’edilizia, che pur investito anch’esso dalla crisi soprattutto nella prima fase, ha tuttavia registrato una parziale attenuazione di quegli effetti e mantenuto i motori accesi sia pur a regime ridotto. L’indagine, realizzata grazie al contributo della Camera di commercio di Roma, è stata condotta mediante questionario online rivolto ad un campione di 500 imprese. Quasi 6 pmi su 10 (il 58 per cento) è ricorsa allo lavoro agile nei mesi della prima serrata; la situazione si è modificata successivamente e, attualmente, le imprese con addetti che per qualche giorno alla settimana operano in condizione di lavoro remoto sono il 26 per cento.


Per quanto riguarda la cassa integrazione guadagni è l’80 per cento delle imprese ad averla utilizzata durante l’anno. La situazione va normalizzandosi ma nel mese di marzo risultano ancora il 22 per cento le pmi che hanno addetti in Cig. In merito agli aspetti riguardanti il lavoro, l’indagine sottolinea che, nonostante il periodo di difficoltà, le imprese dichiarano, nell’81 per cento dei casi, che la possibile revoca del blocco dei licenziamenti non comporterà conseguenze negative sui livelli di occupazione aziendale. Per quanto riguarda i primi mesi dell’anno e le aspettative future, dall’indagine emerge che il 26 per cento delle pmi ha registrato un incremento delle attività aziendali nei primi due mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2020 che, ricordiamolo, non era ancora stato toccato dalle chiusure determinate dalla serrata. D’altro canto sono il 20 per cento quelle che stentano a riprendersi. Guardando poi alle prospettive del 2021, il 38 per cento prevede ancora una riduzione del proprio fatturato, in particolare il 13 per cento un forte calo, mentre il 23,5 per cento ha dichiarato che sarebbe possibile una crescita. Riguardo ai mercati di riferimento, il 22 per cento prospetta un aumento della domanda interna, il 17 per cento delle commesse pubbliche, e ancora il 22 per cento dell’export.


Una percentuale significativa di imprenditori ha espresso fiducia nel ritorno alla normalità della struttura e dell’operatività aziendale: il 20 per cento ha dichiarato di essere già in tale condizione, il 26 per cento dovrebbe arrivarci entro sei mesi, il 31 per cento ritiene che dovrà trascorrere l’intero anno. Sono invece il 24 per cento coloro che esprimono previsioni decisamente pessimistiche. Sul futuro della propria azienda, nell’indagine di Federlazio, il 58 per cento dichiara che si potrà ritrovare una condizione di stabilità mantenendo gli stessi livelli occupazionali mentre, per il 5 per cento, ciò comporterà una riduzione degli addetti; il 12 per cento, poi, ipotizza trasformazioni radicali nel modello di business e il 3 per cento teme di chiudere la propria attività. Infine, sono il 23 per cento coloro che esprimono un sentimento di incertezza. In sostanza una percentuale di pmi ha reagito e sta recuperando il terreno perduto ma il cammino della ripresa è ancora piuttosto incerto per molti.


Secondo il report di Federlazio, nel 2021, anche se timidamente, le imprese tornano a progettare il futuro e gli investimenti con le seguenti percentuali. In particolare, il 63,5 per cento delle pmi prevede di introdurre interventi di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico (il 21,7 per cento fin da subito). Mentre il 19 per cento afferma che nell’anno in corso realizzerà investimenti e “a questa percentuale si potrebbe aggiungere una parte di quel 32 per cento che si dichiara possibilista qualora la situazione di mercato dei prossimi mesi dovesse consolidarsi positivamente. Queste le principali misure indicate dagli imprenditori per il rilancio delle attività aziendali: riduzione del cuneo fiscale (67,5 per cento), riduzione delle tasse sull’attività d’impresa (61,3 per cento), sostegno agli investimenti delle imprese (51,2 per cento). Le principali misure necessarie per il rilancio del Paese sono invece indicate in: riduzione delle tasse per cittadini e imprese (62,7 per cento), riduzione degli adempimenti burocratici (50,0 per cento), piano di ammodernamento infrastrutturale (36,0 per cento), adozione del ‘modello Genova’ utilizzato per il ponte Morandi anche per altre opere (33,5 per cento), investimenti nella scuola, Università e formazione professionale (27,5 per cento)”.


“Possiamo ben dire che il contesto nel quale è calata questa nostra seconda indagine si presenta in termini probabilmente peggiori di quanto avremmo immaginato sei mesi fa, quando tutti pensavamo, o forse per meglio dire speravamo, che quell’allentamento della morsa registrato in estate sarebbe stato il preludio di una definitiva fuoriuscita dalla pandemia – ha dichiarato il presidente di Federlazio, Silvio Rossignoli -. Nonostante tutto, però, lo spirito degli imprenditori non esce indebolito da questa esperienza, né risulta smarrita la spinta a ripartire del nostro tessuto produttivo e delle singole imprese. Lo si deduce anche da un dato confortante emerso dall’indagine. Richiesti di esprimersi su quanto potrebbe verificarsi una volta scaduto il blocco dei licenziamenti stabilito dal Governo, la stragrande maggioranza degli intervistati dichiara di non prevedere licenziamenti nella propria azienda. Ciò rivela che le imprese sono fiduciose di poter rilanciare la propria attività e riportarla, anche se con una inevitabile gradualità, alla situazione pre-pandemica, tanto da non volersi privarsi dei propri lavoratori. Il nostro Paese dovrà, nei prossimi anni – ha sottolineato Rossignoli -, essere in grado di realizzare una crescita ad un’intensità che non potrà più essere quella cui eravamo abituati negli anni immediatamente precedenti la pandemia, ma dovrà conoscere ritmi assai più sostenuti”.


Per Rossignoli “questo obiettivo allora può essere raggiunto solo ripensando l’intera organizzazione produttiva, stabilendo nuove priorità economiche e raccogliendo convintamente le sfide più importanti oggi sul tappeto, che consistono nell’introdurre massicce dosi di innovazione all’interno delle nostre imprese, nell’affermarsi di una cultura imprenditoriale nuova, insieme a una rinnovata attenzione alla formazione delle risorse umane, alle nuove competenze, al ruolo del capitale umano, nel dotare le aziende (anche quelle piccole e medie) di una maggiore solidità gestionale e finanziaria; nel puntare con grande determinazione sempre più sulla green economy, la mobilità sostenibile, le energie rinnovabili. Tutti quei settori insomma dove si giocheranno i nuovi equilibri economici mondiali e dai quali noi non potremo restare fuori”, ha concluso Rossignoli.


“A poco più di un anno dallo scoppio della crisi sanitaria ed economica e a circa sei mesi dalla nostra precedente indagine sul campo, risulta evidente che la crisi ha attraversato orizzontalmente tutta l’economia, ma anche che la gravità dell’impatto è stato differente a seconda dei settori – ha spiegato il direttore generale di Federlazio, Luciano Mocci -. Bisogna poi sottolineare che la situazione rimane ancora decisamente instabile e che il percorso di uscita dalla crisi sanitaria presenta forti elementi di incertezza. I primi mesi del 2021, anche con l’avvio della campagna vaccinale che secondo i piani dovrebbe consentire ai Paesi Europei di uscire entro la fine dell’estate dall’emergenza sanitaria, sono caratterizzati da sentimenti contrastanti di fiducia, timore e speranza per il futuro che emergono anche dalle risposte alle domande della nostra indagine da parte degli imprenditori".


"Da un lato i comparti della ristorazione e del commercio, l’industria turistica e dell’ospitalità, lo spettacolo, il trasporto aereo, praticamente travolti dagli effetti dell’ondata pandemica e dall’altro quello manifatturiero, inclusa l’edilizia, che ha mantenuto i motori accesi sia pur a regime ridotto – ha aggiunto Mocci -. Per questo motivo, al momento, il cammino che si prefigurano gli imprenditori nei prossimi mesi è ancora sotto il segno contraddittorio dell’incertezza ma anche e soprattutto della volontà di rilancio e consapevolezza della necessità di puntare decisamente sul ritorno a progettare il futuro. Emerge infatti sempre dalle risposte fornite alla nostra indagine, una notevole propensione all’adozione di soluzioni digitali e tecnologicamente innovative nei processi produttivi e un potenziale recupero dei livelli di investimento delle imprese che, a fine anno, potrebbero rivelarsi addirittura superiori a quelli precedenti la pandemia. A patto che il nostro Paese riesca a completare rapidamente il suo programma vaccinale e ad avviare entro l’anno i primi progetti contenuti nel Pnrr appena presentato a Bruxelles”, ha concluso Mocci.


L’indagine di Federlazio fornisce anche dei dati di contesto relativi al quadro economico nazionale. “La diffusione del Covid-19 e le conseguenti misure restrittive messe in atto, hanno determinato, nel nostro Paese, un calo pesante di tutti i principali indicatori economici nella prima parte dell’anno e un successivo recupero caratterizzato da fasi alterne di crescita e arretramento. Il Pil nel I semestre 2020 – si legge nel report - ha fatto registrare una riduzione del 18 per cento. Nel III° trimestre il recupero ha consentito di registrare un indice tendenziale di -5,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019 ma, nei mesi successivi, è tornato leggermente a calare e l’anno si è chiuso a -8,9 per cento. Il livello della produzione industriale, che nei mesi del lockdown era calato del 43 per cento, è risalito significativamente nella seconda parte dell’anno ma, a dicembre e gennaio scorsi, presentava ancora tassi negativi su base annua. Il fatturato delle imprese si è praticamente dimezzato (-47,2 per cento) nell’aprile 2020 rispetto all’anno precedente, ma si è poi ripreso successivamente pur con indici tendenziali ancora negativi. L’export nel I° semestre aveva fatto registrare una diminuzione del 15,3 per cento e l’anno 2020 si è chiuso in ripresa con una contrazione contenuta nell’ordine del 9,7 per cento su base annua”.


Dallo studio si evince che “l’occupazione, nonostante il blocco dei licenziamenti, rappresenta di fatto il principale fattore di crisi con una contrazione su base annua di 456mila unità (-2,0 per cento) che, tuttavia, secondo quanto recentemente rilevato da Istat sarebbe ben più grave qualora si considerassero anche tutti i lavoratori in cassa integrazione da oltre tre mesi e sfiorerebbe la cifra di un milione di posti di lavoro persi da febbraio 2020 a marzo 2021. Le ore complessive di Cig erogate nel 2020 hanno superato i 4 miliardi”. Per quanto riguarda il quadro economico regionale, lo studio di Federlazio evidenzia che “il saldo tra le imprese nate e cessate è di +1,4 per cento in tutto il 2020 (-0,32 per cento il dato nazionale). Le esportazioni, che nel primo semestre si erano contratte del 26,3 per cento, chiudono il 2020 a –9,3 per cento. L’occupazione su base annua si è ridotta di 47 mila unità, dopo due anni di continua crescita, ma va anche segnalato che, nell’ultimo quadrimestre del 2020, si è registrata una significativa ripresa trainata dal lavoro in agricoltura e da una tenuta dei comparti industriali.


A dicembre 2020 il numero di occupati in regione era inferiore di 5 mila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il tasso di occupazione, che era sceso al 59,4 per cento nel terzo trimestre 2020, si è consolidato al 60,2 per cento a fine anno”. Infine, secondo Federlazio “nel considerare il quadro occupazionale non va sottaciuto il fatto che nel comparto dei servizi i posti di lavoro persi sono stati oltre 62 mila. La Cig erogata nel 2020 è cresciuta del 1.400 per cento analogamente a quanto è successo in tutto il Paese”. La Federlazio in considerazione del perdurare della crisi sanitaria e dell’incertezza economica determinata dalla diffusione del Coronavirus, ha ritenuto necessario realizzare una seconda rilevazione a distanza di sei mesi dalla precedente sulla situazione in cui si trovano ad operare le Pmi della nostra regione.



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