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L'avanguardia retrò dei Bragaglia Brothers

La mostra realizzata dall'associazione Adrenalina Project al museo Mastroianni di Marino, ha colmato la lacuna riguardante Alberto Bragaglia, il meno noto dei quattro fratelli, evidenziandone il ruolo di protagonista avuto nelle celebri imprese del quartetto.

Il primogenito Anton Giulio fu il motore del tutto; il suo apprendistato giovanissimo con archeologi come Rodolfo Lanciani e Giacomo Boni, lasceranno in lui un'impronta al punto di definirsi 'l'Archeologo futurista', antinomia che diede cospicui frutti; Carlo Ludovico e Arturo, dopo la comune iniziazione al cinema con la gloriosa Cines diretta dal loro padre, collaborarono come fotografi percorrendo poi strade diverse e parallele. Carlo Ludovico divenne prolifico regista di cinema, e Arturo oltre che fotografo fu un pregevole attore-caratterista.

Alberto, l'ultimo, laureato in giurisprudenza e filosofia, rimase sullo sfondo, ma la sua militanza come teorico e divulgatore del Futurismo fu fondamentale. Si definiva il "Pictor Philosophus", altra antinomia funzionale alle progettualità dei quattro moschettieri del mondo della comunicazione e della visione, e dopo le precoci prove pittoriche di stampo futurista si dedicò all'insegnamento: di solito gli insegnanti di filosofia stagnano nella loro capsule di fumisterie dove il pensiero precede l'azione che però è sempre delegata ad altri, Alberto invece, forte delle frequentazioni avute con Amedeo Bocchi, Umberto Boccioni, e Giacomo Balla, scrisse e dipinse con riservatezza e costanza per decenni, e alla sua morte il figlio Leonardo, attore e scrittore, ne ha reso pubblica la sua produzione di cui ora si occupa il nipote di Alberto, Marco Bragaglia, un sorprendente caleidoscopio di immagini sature di rimandi alla eroiche stagione della prima galleria dei Bragaglia a via Condotti e del teatro degli Indipendenti, dove passarono i massimi pittori italiani e stranieri del novecento, e lui partecipe di quel fervido clima, usò la pittura come una bussola o un diario di bordo, pur con opere di dimensioni ridotte.

Nella mostra allestita a Marino, reperti e documenti hanno rivelato la qualità della collaborazione tra i fratelli, e sbalordisce la precocità di Alberto, che appena ventenne scriveva articoli e saggi apprezzati da Marinetti sulla epistemologia del fare arte, stigmatizzando l'artista come un magnete connesso a dimensioni archeo-filosofiche, in questo in parallelo con Anton Giulio, e fu questo l'architrave che sostenne le attività dei Bragaglia. Soltanto avendo solide basi si possono suscitare rivolte e sovvertire coordinate linguistiche, anche snervando il lettore come le avanguardie insegnavano, e in particolare come fece J.Joyce, evocando nell'uomo degli anni '20 la figura di Ulisse e facendo tracimare millenni di racconti biblici nell'io narrante degli anni '40, nel suo monumentale Finnegans Wake.

Ed ecco il precipuo ruolo del 'Phictor filosophicus'; i suoi appunti visivi sono cartografie dell'anima che alludono ad emulsioni colorate e colludono in automatico con l'officina fotografica dei Bragaglia. Ad orchestrare il tutto Il futur-archeologo Anton Giulio, che dalle cantine di palazzo Tittoni, a furia di scavare, fa riemergere le terme di Settimio Severo recuperandone mille metri quadrati dove farà nascere il teatro degli Indipendenti con annesse gallerie d'arte (una per l'ottocento e l'altra per l'avanguardia), ristorante notturno e sala da ballo, con Alberto a baluardo e sostegno per le attività di un luogo votato ad una sperimentazione cosmopolita. Un armamentario suggellato dalla pubblicazione del periodico "Cronache di attualità", raffinato e brillantemente umoristico, dove si evince che il giovanissimo Moravia si rifugiava agli Indipendenti a scrivere "Gli Indifferenti", e dove i De Chirico, i Balla, i Depero, facevano da apripista agli artisti più innovativi d'Europa nel teatro, la danza, la musica jazz, l'editoria, e non fu un caso che la loro guest star sin dagli inizi sia stata Enrico Prampolini, intraprendente e geniale nel tessere trame tra l'Italia e l'Europa, militando in quelle avanguardie che traevano motivazione e linfa dalle frequentazioni e dal confronto reciproco.

Un patrimonio che dobbiamo ai quattro fratelli nativi di Frosinone che seppero intrecciare le trame del moderno senza mai obliare il passato, capitanati dal prolifico Anton Giulio diviso tra cinema, scenografia, teatro, danza, di cui è finalmente possibile calcolare la portata del lavoro fatto assieme ad Alberto, ora che il suo archivio e' pervenuto alla GNAM a valle Giulia, una mole di testimonianze che permette una rilettura di un'epoca feconda di idee e realizzazioni, di cui il prossimo tassello potrebbe essere la recente scoperta a via Milano di fronte al palazzo delle Esposizioni, di pareti e soffitti dipinti del ritrovo futurista il 'Bal tic tac', interamente progettato e decorato da Balla, uscendo dal quale bastava percorrere il Traforo, allora non certo inquinato, e risalendo per via degli Avignonesi ritrovarsi tra le stupefacenti atmosfere dei Bragaglia brothers.


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