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L'informazione oltre il click!


Perché il telegiornale è diventato un luogo dove anche notizie private, seppur di personaggi noti, vengono divulgate e approfondite? Gossip come la separazione probabile di una influencer,  il divorzio di un calciatore o l’outfit di una cantante, diventano notizia, con tanto di interviste in studio sempre più frequenti, e oggetto di servizi di approfondimento.

Perché si danno in pasto a migliaia di persone informazioni poco rilevanti sulla vita del Paese e su quella della collettività? Cioè informazioni a zero impatto sociale?

Dall’altra parte, sempre più spesso, le cosiddette trasmissioni di intrattenimento si soffermano a lungo sui fatti della vita politica interna ed estera,  sui dettagli della manovra economica,  e alternano dirette dal fronte di guerra ad ultra approfondimenti di cronaca, per lo più cronaca nera.

Notizie non verificate, e comunque di portata limitata in termini di impatto sul mondo, diventano la notizia del giorno sulle principali testate e, in tempi rapidissimi, trend topics, temi in forte tendenza sui social, argomenti caldi di cui parlano/scrivono tutti in modo incalzante, il più delle volte, con una sicurezza aggressiva e tronfia.

Approccio che annacqua totalmente la necessità di competenze adeguate: il giornalista si sofferma su un fatto di gossip, la presentatrice ex Miss Italia affronta tematiche complesse purchè legate agli ultimi eventi, chiunque sui social diffonde notizie di ogni genere, la “tuttologia” primeggia e non è appannaggio di pochi.

Chiunque può improvvisarsi giornalista d'inchiesta e andare a caccia di conferme -  e non si comprende a che titolo!  - amplificando sui social il proprio punto di vista, anche quando denigratorio, verso chi è oggetto di indagine, facendo leva sulla acriticità dei followers, e colpendo, con effetti impensabili, la sfera privata di chi finisce, senza volerlo, nella gogna mediatica – caso estremo tra tutti quello dello chef di dubbia esperienza e della ristoratrice di Lodi.

L’informazione non dovrebbe essere impastata di verità ?

Quale è l’utilità sociale di certe notizie?

L’esposizione dei fatti avviene in forma civile, cioè non eccedente rispetto allo scopo informativo, basata sull’obiettività, rispettosa della dignità a cui tutti hanno diritto?

La creatività fa parte del “fare informazione”, c’è sempre una mediazione tra il fatto di cui si  acquisisce la conoscenza e la diffusione di esso attraverso un messaggio scritto, necessariamente influenzato dalla personale sensibilità e dalla formazione culturale e ideologica di chi scrive.

Chi fa informazione è di fatto un mediatore intellettuale tra un accadimento e la narrazione di esso.

Ma cosa vuol dire fare informazione ?

Il mondo senza regole della rete contrasta con la deontologia solida del giornalista, sembra quasi che i principi si stiano sciogliendo, divenendo sempre più evanescenti.

Occorrerebbe un cambio di paradigma, per questa tendenza imperante del giornalismo che punta a storie strappalacrime e al clickbait (acchiappa click), che si affida cioè a titoli sensazionalistici per attirare l’attenzione degli utenti,  che è sempre più limitata e, soprattutto, sempre più contesa tra soggetti molto diversi tra loro.

Per aumentare la reach dei propri contenuti social, cioè il traffico verso la homepage della testata, per raggiungere i propri lettori e trovarne di nuovi, c’è una vera e propria lotta all’ultimo like, dove tutto sembra permesso: titoli strillati, con un’informazione tutta giocata sull’emozione, con contenuti ad alta probabilità di condivisione, cosiddetti virali, che fanno leva su un altro fattore diffuso:  una sorta di «pigrizia cerebrale» che rende impossibile al lettore non interagire con ogni link in cui si imbatte. 

Poco importa che la notizia sia o meno verificata!

La lotta tra l’integrità giornalistica e la ricerca di visualizzazioni è entrata di prepotenza tra le issue prioritarie per chi si occupa di informazione.

Occorrerebbe chiedersi sempre se quella che si ha davanti è una storia di pubblico interesse o solo una storia che interessa il pubblico; saper distinguere  tra la vendibilità di una notizia  e la sua reale utilità pubblica, senza cadere nella trappola delle storie appetibili.

E quindi, quando un fatto può essere considerato una notizia?

In sintesi, a determinare la validità di una notizia dovrebbe essere l’importanza del fatto e la sua valenza per l’opinione pubblica.

Tuttavia la ricerca del click a tutti i costi ha abbassato notevolmente il valore del principio di notiziabilità di un fatto e ha esasperato la necessità di notizie rapide, con conseguenti errori di comunicazione, e spesso falsa corrispondenza tra il fatto in sé e come viene raccontato, anche per scarso ricorso a fonti attendibili.

Si può continuare a dare ai social network il ruolo di informazione o va lasciato ai  giornali, che, dal canto loro, dovrebbero concentrarsi sulla diffusione e l’approfondimento dei fatti davvero importanti, sulle questioni di pubblico interesse ?

Un post sui social può diventare di pubblico interesse ? Forse sì, se anche la comunicazione politica viene spesso affidata a un Tweet ! Forse no, se si rigetta la superficialità e si rimane fedeli alla ricerca della verità.

E’ giusto che il telegiornale indaghi sulla vita sentimentale di un personaggio famoso? Cambia le sorti dell’umanità la conoscenza di dettagli circa la separazione Totti – Blasi o la chiacchierata crisi dei Ferragnez?

E poi perché il bene non fa notizia e si affonda nel pettegolezzo e nel torbido pur di attrarre lettori e magari in nome della libertà di stampa ? Chi ci guadagna?

Urge un maggior senso critico per i tanti interrogativi sempre più pressanti. Urge una regolamentazione nella prateria sconfinata del web. E forse è meglio rinunciare a un click per non cadere in trappola.



 

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