• Carlo Tiberi

La crisi del settore agro-zootecnico

Il prezzo del latte alla stalla è bloccato da tempo. Un danno per gli allevatori.

La situazione economica del nostro Paese, nonostante i ridondanti entusiasmi espressi da più parti, per la crescita stimata e per il PIL in costante aumento, non appare per niente florida.

Le bollette di luce e gas impazzite e il costante aumento dei prezzi al consumo dei prodotti primari stanno di fatto impoverendo le famiglie italiane ad un livello che definire allarmante è certamente riduttivo.

In tutto questo ci sono interi comparti che più di altri accusano il colpo, nella totale indifferenza di chi ha responsabilità politiche e sindacali di rappresentanza.

Mi riferisco al mondo agricolo in generale ma più in particolare al settore agro-zootecnico.

Gli aumenti incontrollati del prezzo del gasolio e dell’energia elettrica uniti al quotidiano incremento dei costi di approvvigionamento dei mangimi e dei foraggi stanno mettendo a dura prova un settore già ampiamente in crisi.

Il prezzo del latte alla stalla è fermo a livelli pre-crisi nonostante l’Industria di trasformazione (trattato termicamente e prodotti a base di latte) registri incrementi di produzione con il conseguente aumento della richiesta di materia prima.

Pur non avendo grande conoscenza delle leggi che regolano i mercati una cosa credo sia intuitiva e cioè che se la domanda aumenta e l’offerta diminuisce il prezzo di acquisto di un prodotto dovrebbe salire.

Di fatto stranamente in questo Paese anche questa regola elementare sembra non valere più! La limitazione alla produzione di latte, per motivi ambientali, legata alla presenza di nitrati nei terreni in quantità superiori ai limiti fissati, a causa dell’eccessivo carico di bestiame, sta rallentando la produzione in Paesi (Olanda in testa) particolarmente vocati a questo tipo di attività.

Il conseguente aumento del prezzo, unito ai costi sempre maggiori per il trasporto presso i nostri centri di trasformazione sta di fatto convincendo gli industriali del settore a rivolgersi al mercato interno.

La conseguenza logica dovrebbe essere un aumento del prezzo del latte presso i nostri allevatori. Non è così.

Analizzare dettagliatamente questo dato risulta quanto mai complesso, una domanda però sorge spontanea, a quando un tavolo tecnico per fissare, conti alla mano, un prezzo del latte alla stalla congruo e remunerativo?

Come si fa a non rendersi conto che il prezzo realizzato dagli allevatori è inferiore al costo di produzione?

Credo che i tempi siano maturi per invertire la rotta e cogliere le opportunità che, è evidente, ci sono.

C’è bisogno però che tutti facciano la loro parte.

Gli allevatori in primis, che devono abbandonare lo stato di rassegnazione nel quale sono piombati a causa dei troppi anni trascorsi a guardare, inascoltati, i loro redditi assottigliarsi.

Ma il lavoro più grande spetta agli organi di rappresentanza, che, come succedeva negli anni 70, quando non lesinavano impegno e non ci pensavano due volte ad organizzare manifestazioni al centro di Roma con migliaia di produttori e cisterne di latte pronte ad inondare le vie della Capitale, tornino tra i lavoratori supportandoli nelle loro legittime rivendicazioni.


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