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La stoffa di un vero giornalista


La figura del giornalista non viene sempre ben vista da alcune fette dell’opinione pubblica. La ragione di questo fenomeno va ricercata in quegli pseudo-giornalisti che si aprono dei blog per affrontare tematiche di attualità, fornendone una visione distorta. Tutti fortunatamente, grazie all’articolo 21 della Costituzione Italiana che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero, abbiamo la possibilità di esprimere la nostra intorno ad un fatto. Finché è opinione va bene ma quando intendiamo, sia in qualità di giornalisti che di blogger, di imporre la nostra opinione puntando a plasmare le menti più sensibili siamo nel calderone dell’errore. Un vero giornalista non fa questo ed è chiamato a adempiere ad una serie di responsabilità deontologiche che ne denotano la sua “stoffa” e credibilità professionali.

Per colpa di alcuni blogger o di giornalisti regolarmente iscritti all’albo nazionale, i quali non adempiono correttamente al loro lavoro, ci va rimettendo in termini reputazionali una buona parte della categoria dei professionisti dell’informazione. L’opinione pubblica critica deve essere in grado, con la sua mente, di scindere e di categorizzare ciò che è “veritiera” e ciò che è “fake news”. Il giornalista nasce come colui che fornisce una visione del mondo intorno ai fatti reali che si verificano, ma è anche una figura professionale orizzontale dal punto di vista comunicativo, dal momento che non deve imporre la sua versione dei fatti, bensì essere pronto all’ascolto dei colleghi e dei cittadini. Questi possono costituire una fonte primaria per lo sviluppo di una notizia.

A contribuire allo sviluppo di professionisti dell’informazione onesti e attendibili ci pensa l’Ordine dei Giornalisti a livello nazionale.

Questo organo, con le sue ramificazioni regionali, predispone dei programmi e dei seminari di aggiornamento professionale a cui i giornalisti (professionisti o pubblicisti che siano) si iscrivono per acquisire 60 crediti formativi entro un dato triennio. Questo fenomeno è la Formazione Professionale Continua (FPC), obbligatoria secondo l’articolo 3, comma 5, lettera b del Decreto-Legge 13 agosto 2011 n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 148/2011. La FPC si compone di corsi strutturati regionalmente dal punto di vista delle tematiche affrontate di volta in volta. I corsi sono erogati in presenza o da remoto (in formato webinar) e la maggior parte sono gratuiti. Il giornalista, accedendo al portale dedicato alla formazione, può registrarsi per la partecipazione agli eventi che man mano vengono organizzati. Ogni incontro, a seconda della sua durata, ha un numero variabile di crediti formativi. Oggi purtroppo ci sono molti giornalisti inadempienti che non si sottopongono alla FPC e che non raggiungono nel range del triennio i 60 crediti formativi (40 non deontologici e 20 deontologici). L’inadempienza di alcuni professionisti è da ricondursi al fatto che nella maggior parte dei casi, salvo rare eccezioni che esonerano dalla partecipazione alcuni giornalisti, la FPC viene letta meramente come un obbligo di legge e non come un’occasione per l’apprendimento su tematiche fresche e innovative, le quali contribuiscono ad ottimizzare e ad innovare la professione giornalistica.

Gli incontri che strutturano la FPC sono delle ottime occasioni di contatto per ampliare il proprio network di conoscenze e per apprendere qualcosa di nuovo da professionisti di vario genere (medici, scienziati, avvocati, giuristi), da “grandi penne” e da docenti delle più prestigiose università nazionali. La FPC contribuisce ad aggiornare una professione che, ad esempio, con lo sviluppo del digitale richiede nuove conoscenze e competenze, utili a portare al grande pubblico, in maniera responsabile, l’informazione corretta e di qualità.

I giornalisti inadempienti che si autoesonerano dalla FPC dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e smetterla di decantarsi come esperti. L’Ordine Nazionale mette a disposizione una risorsa preziosa dal punto di vista della continua conoscenza e competenza e tutti siamo chiamati in maniera propositiva e favorevole, in modo da comprendere quali sono gli sviluppi della professione più bella del mondo. Aggiornarsi in questo campo sta a significare portare notizie di qualità e sempre più attendibili alla società che in tempi rapidi si evolve dal punto di vista delle abitudini (si leggono sempre meno giornali di carta stampata), degli usi e dei sistemi di credenze.



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