top of page

La vittima sceglie il suo carnefice

La subdola trappola dell'usura


Le crisi economiche e la nascita di nuovi bisogni hanno ampliato negli ultimi decenni una categoria piuttosto variegata di vittime i cui carnefici privi di scrupoli e di empatia, si nutrono delle tragedie e delle debolezze altrui.

Tra i tanti reati l’usura è uno di quelli che vengono inseriti in una casistica particolare quella in cui le vittime scelgono il loro carnefice per un bisogno di denaro, a volte disperato e altre volte no. Usura, odiosa e triste parola, che a volte puzza di morte perché l’usuraio approfitta della debolezza della vittima fino allo sfinimento, in un legame che il più delle volte è un ergastolo da cui l’unica via di uscita è la morte.

La debolezza è una leva molto forte e nella maggior parte dei casi i predatori sono pronti a dare l’aiuto necessario nel momento della disperazione creando un legame indissolubile, poiché nella maggior parte dei casi è impossibile “onorare” le somme richieste a tassi di interesse altissimi.

Una pratica antica considerata dalla Chiesa un peccato, dal Codice Civile un reato e dall’opinione pubblica una vergogna, ma sempre così attiva e drammaticamente fiorente.

La storia del fenomeno ci mostra un quadro dipinto nella notte dei secoli e la deplorevole reazione nei suoi confronti non è cambiata. Se è vero che la narrazione sia tutta contro l’usura, per fortuna, nel corso dei secoli sono stati studiati e messi in atto metodi diversi che potessero contrastare tale pratica. Prima di tutto risultò doveroso distinguere l’usura dall’interesse per poter andare incontro in ogni caso a chi avesse bisogno di denaro rendendo poi i prestiti legali attraverso la gestione delle banche e delle società finanziarie. Eppure il fenomeno persiste e si rafforza sempre di più a causa delle innumerevoli concause che lo sostengono, in un gioco perverso in cui si incastrano perfettamente movente, mezzi e opportunità. E l’usuraio resta a guardare lo scorrere degli eventi in attesa che la vittima si presenti con la sua richiesta di aiuto.

Nei tempi più vicini ai nostri, durante il “Boom Economico” a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso l’usura ha probabilmente avuto un punto di svolta della sua funzione nell’economia italiana. Nel Paese la classe di nuovi lavoratori, operai, impiegati nei nuovi settori, creò un vasto sub-strato culturale proiettato nel nuovo mondo del consumo che non seppe rinunciare a realizzare nuovi desideri. Sembrava un sogno per coloro che erano nati in una società contadina arretrata e che passò da bisogni abbastanza semplici ad altri nuovi, moderni e meno tristi.

Arrivavano dall’America, attraverso la televisione e i primi magazine immagini di oggetti innovativi, stili di vita migliori e gente felice. Ne erano la testimonianza reale numerosi emigrati che restituivano ai parenti la loro nuova vita oltre oceano.

Fu ragionevolmente inevitabile che la nuova classe volesse avere quella vita, quegli oggetti, quel cambiamento che grazie alla crescita economica gliene stava dando la possibilità. Chi non sarebbe stato disposto a sognare e a possedere realmente quel nuovo status?

In molti, ovviamente, e la casa in città, piuttosto che l’auto o gli innovativi elettrodomestici furono gli anelati obiettivi per i quali sembrava giusto indebitarsi, anche se le famiglie erano numerose e con un crescente bisogno di una gestione oculata.

Padri di famiglia, senza avere il buon senso di soffermarsi sulle conseguenze, perché ancora molto ignoranti, e non avendo sufficienti credenziali per ottenere prestiti legali, si rivolgeva all’usuraio di turno disponibile.

I figli di quei tempi possono ricordare bene quanto fosse possibile rivolgersi a benestanti famiglie per ottenere prestiti usurai e di quanto nei quartieri, nei piccoli centri abitati a ogni latitudine in Italia, quelle persone fossero degne di rispetto fino al momento in cui la richiesta delle somme diventavano estorsioni e minacce.

Magari li incontravi alla messa della domenica, le signore con la veletta e gli uomini con il vestito buono, figli di buone madri e padri, ossequiati e trattati molto meglio del parroco o del sindaco proprio perché da loro dipendeva la sopravvivenza di intere famiglie.

Ma erano, e lo sono ancora, le vittime a rivolgersi a loro, in un crescendo di bisogni che alla fine si riducevano in uno solo: pagare quel debito a persone che si arricchivano vedendo morire gli altri, senza scrupoli.

Alla fine del mese ci si poteva soffermare davanti alle loro case in cui un andirivieni di persone dava l’esatta cognizione di quello che stava accadendo. Tutti sapevano e nessuno osava dire o fare niente.

Da allora però non sembra che qualcosa sia cambiato in maniera positiva nonostante gli sforzi, tutt’altro.

Sono cambiati i bisogni e le condizioni di vita e gli usurai si sono adeguati e arricchiti in maniera esponenziale grazie al continuo supporto del crimine organizzato distribuito in maniera capillare. Magari oggi le velette e i vestiti buoni hanno lasciato il passo alle mode, a più vistosi e minacciosi tatuaggi e alle porte delle vittime bussano grossi energumeni con il tipico “rollio del pappone” dei gangster di primo pelo.

Nell’era digitale in cui viviamo i nuovi bisogni, e i nuovi usurai, arrivano continuamente attraverso la rete con i post, i video e con la televisione che ha cambiato stile influenzando le masse in maniera profonda.

I giovani sono infelici perché non sono abbastanza muscolosi e tatuati come alcuni idoli del web, si è accettati se al posto delle zampe di gallina intorno agli occhi si è disposti a bombardarsi di silicone zigomi e bocche sottili piuttosto delle sopracciglia tatuate come se fossero disegnate con i pennarelli a punta larga. E quello è il primo passo per utilizzare il metodo più facile per indebitarsi.

Ne sono un esempio un esercito, casalinghe annoiate, pensionati in bolletta, disoccupati, giovani ragazzi e ragazze bisognosi di un introito extra per tatuaggi, trattamenti estetici, viaggi di lusso, droghe e, ovviamente, famiglie bisognose per mancanza di redditi costanti.

Quindi chi ricorre all’usura lo fa spesso sì per mancanza di capacità a gestire i propri guadagni, ma anche e soprattutto perché non riesce a rinunciare a soddisfare effimeri desideri o, peggio ancora, a rimanere intrappolato nella rete della “Dea Bendata” e in attesa di quel bacio si rovina la vita.

Certo non si può generalizzare perché comunque negli ultimi anni in cui la ripresa dalla pandemia non è stata una passeggiata, moltissimi imprenditori hanno dichiarato fallimento e altri per rimanere ancora sul mercato si sono rivolti tristemente agli usurai, che nella maggior parte dei casi si impossessa delle imprese realizzate con il sudore dei sacrifici.

Le statiche in vero andrebbero lette insieme a quelle dei dati sui suicidi, perché purtroppo chi non riesce a uscire dalla trappola vede il suicidio come l’ultima azione per liberarsi del peso. Tra le righe e i grafici dei numeri statistici bisognerebbe soffermarsi con attenzione per poter analizzare alcuni indicatori utili a fornire ai decisori politici un quadro molto dettagliato della situazione ai vari livelli per poter aiutare anche a denunciare con maggiori garanzie, ma non è facile.

Non è facile perché si sono persi alcuni valori nel correre dietro a status impossibili da raggiungere, dall’ancóra che abbiamo perso rappresentata dalla famiglia e dal valore minimo che la società ha dato al lavoro mettendo sul podio i guadagni facili e veloci e quando non arrivano ci si indebita a tal punto che l’usura diventa la soluzione per diventare poveri definitivamente, ma la povertà di cui in pochi si preoccupano è quella in cui si perdono l’etica, il rispetto e le prospettive future, senza le quali non si va da nessuna parte.



22 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Comments


bottom of page