• Silvano Moffa

Le pene per i delitti

Autori: Alessandro, Lorenzo, Roberto Spaziani

Edizione Studio Spaziani

Richiama indirettamente il fondamentale testo di Cesare Beccaria, il recente volume di Roberto, Alessandro, Lorenzo Spaziani intitolato “Le pene per i delitti”.

Solo che, rispetto al famoso marchese di Gualdrasco e di Villareggio, giurista, filosofo e letterato tra i massimi esponenti dell’illuminismo italiano il titolo assertivo qui sembra lasciare poco spazio ad una discettazione problematica e analitica sulla natura dei delitti e delle pene come volle intenderla Beccaria nel 1764 con la sua opera principale, il trattato “Dei delitti e delle pene”.

In verità, scorrendo il copioso saggio degli Spaziani si rinvengono spunti interessanti per un dibattito serio e approfondito sullo stato della giustizia nel nostro Paese e sulle riforme che tardano ad arrivare nonostante l’urgenza lo richieda.

Ci riferiamo, ovviamente, a riforme organiche e complessive, e non a semplici ritocchi o parziali aggiustamenti normativi che pure ci sono stati, ma che si sono rilevati soltanto dei pannicelli caldi poco utili a risolvere il problema ed a curare la malattia.

Nel libro, gli autori offrono al lettore un excursus giornalisticamente efficace della condizione in cui versa la giustizia. Si addentrano nei meandri poco sondati della interpretazione della legge, la cui applicazione spesso cozza proprio con i margini discrezionali entro i quali il giudice svolge la sua funzione.

C’è spazio per riflettere sulla proporzionalità della pena rispetto alla gravità dei delitti, sul ruolo dei testimoni in seno al processo, sulle modalità in cui le indagini vengono svolte nell’epoca in cui l’informatica e la tecnologia mettono a disposizione degli inquirenti strumenti di inchiesta sempre più sofisticati, sulla configurazione di nuove forme di reato, come quelli di natura fiscale, sull’azione dei collaboratori di giustizia e su altro ancora.

Il filo conduttore che anima la ricerca e corrobora l’indagine conoscitiva nei singoli capitoli si dipana intorno alla domanda di certezza della pena, di giustizia giusta, quel desiderio di verità che, per portare alla condanna del reo e alla riparazione del danno subito dalla vittima del reato, costituisce la base su cui si incardina la fiducia del cittadino.

Non sfugge agli autori che proprio questo grado di fiducia, oggi fortemente in declino, vada riconquistato attraverso una attenta e profonda opera di ricostruzione.

Come? Il saggio indica delle strade, individua dei percorsi, offre alcune soluzioni.

Detta una serie di punti programmatici di quello che, con una certa enfasi, definisce un nuovo Risorgimento. Ed è difficile non riconoscere con gli autori che è ormai tempo di “Giustizia credibile, semplice, concreta”. In una parola: giusta.


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