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Colleferro, oltre i numeri dell'accoglienza. La sfida del decoro e la convivenza nei quartieri

13 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Se i numeri ufficiali del progetto SAI (il Sistema di Accoglienza e Integrazione) ci parlano di una realtà contenuta e interamente finanziata da fondi ministeriali ed europei, la percezione che si respira camminando per le strade di Colleferro racconta una storia decisamente più complessa.

C’è una distanza, tra la fredda regolarità dei registri amministrativi e il quotidiano vissuto dei residenti.

Una distanza che si consuma nei quartieri, attorno alle piazze storiche e nelle aree periferiche della città.

Negli ultimi mesi, le segnalazioni da parte di cittadini si sono moltiplicate. Non si parla di macro-criminalità, fortunatamente arginata sul nascere grazie anche ai periodici servizi delle forze dell'ordine.

Il nodo della questione è più strisciante e riguarda quel concetto, tanto abusato quanto fragile, che risponde al nome di "decoro urbano" e vivibilità. L'esasperazione ha ormai toccato da vicino i quartieri residenziali.

Il caso emblematico è quello di via Giuseppe Di Vittorio — nella zona comunemente nota come Valle Purera — dove i residenti registrano con preoccupazione, disordini e schiamazzi notturni, trasformando aree un tempo tranquille in veri e propri punti caldi del disagio urbano.

A questa situazione si sommano le storiche lamentele per i gruppi che stazionano nei pressi di Piazza Gobetti o Largo Matteotti, gli episodi micro-conflittuali legati all'abuso di alcolici che troppo spesso ignora le regole della raccolta differenziata.

Sono queste le "inciviltà" che esasperano i cittadini e alimentano un diffuso e comprensibile senso di insicurezza. Tuttavia, ridurre il fenomeno a una mera questione di ordine pubblico rischia di essere un errore di analisi.

L'inciviltà non ha nazionalità ovviamente, ma quando si concentra all'interno di specifiche aree o comunità rischia di innescare una pericolosa equazione tra immigrazione e degrado. Ciò che manca a Colleferro non sono solo le telecamere, ma solidi strumenti di mediazione culturale attiva sul territorio, capaci di imporre il rispetto delle regole della convivenza civile a chi arriva e, al contempo, di tutelare il diritto alla tranquillità di chi in quei quartieri ci vive da sempre.

Finché l'amministrazione comunale e le realtà sociali del territorio non affronteranno il tema della convivenza diurna e del monitoraggio dei quartieri periferici con lo stesso pragmatismo usato per attrarre investimenti industriali, le strade di Colleferro continueranno a essere teatro di una silenziosa ma logorante frizione sociale. Il decoro non è un lusso estetico, ma il primo mattone su cui si costruisce la sicurezza e la coesione di una comunità.

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