• Luca Nitiffi

Per un'Europa "Progetto di speranza". Il pensiero di David Sassoli

L’autore di questo articolo è stato per anni uno dei più stretti collaboratori dell’ex Presidente del Parlamento Europeo. Siamo lieti di ospitare il suo ricordo di David Sassoli

David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo

“Leggere la complessità con uno sguardo diverso, rilanciare il cantiere europeo, sostenere un’Europa capace di trovare pazientemente le giuste convergenze”. Il pensiero politico di Sassoli parte da questi presupposti e soprattutto da un’idea di Europa intesa come “destino comune”, unita nel segno della diversità e della riconciliazione dei popoli. Il suo impegno come parlamentare europeo e poi come Presidente dell’Assemblea di Strasburgo è stato sempre coerente con questi principi, con il rafforzamento della coesione europea, con il senso di fratellanza intesa come “amicizia sociale”. Sassoli si è sempre speso per questo, per avvicinare i cittadini alle istituzioni europee, per valorizzare ancora di più quell’idea di cittadinanza globale e solidale e, al tempo stesso, per far diventare il nostro Continente protagonista e vero attore globale. Come Presidente del Parlamento europeo ha dimostrato con i fatti che un’altra Europa è possibile, che “non è più accettabile un’economia senza morale, uno sviluppo senza giustizia o una crescita a scapito delle generazioni future”.

Fin dall’inizio del suo mandato ha lavorato per questo, con grande slancio ideale e, al tempo stesso, con sincero e autentico pragmatismo. Sotto la sua presidenza, segnata dalla pandemia da Covid-19, è riuscito a rafforzare e a difendere la dignità del Parlamento europeo, a ribadire il rispetto dello Stato di diritto e soprattutto a sottolineare il senso più profondo della solidarietà europea.

Nel periodo più acuto della pandemia non solo è riuscito a garantire la continuità’ dei lavori parlamentari attraverso lo svolgimento delle attività da remoto, ma si è speso in prima persona anche nell’adozione di nuovi strumenti economico-finanziari, fondamentali per la tenuta e lo sviluppo della nostra Unione.

Il Recovery Fund e il Next Generation UE non sono stati solo la risposta europea alla pandemia e agli effetti che ha prodotto, ma anche un’opportunità per realizzare nuovi modelli capaci di conciliare crescita economia e sostenibilità [...], condizione essenziale per il pianeta ma anche un dovere verso le generazioni future”.

Come amava spesso ripetere “dobbiamo capire che il progresso ecologico e il progresso sociale devono andare di pari passo e alimentarsi a vicenda”.

Oggi tutto è connesso e dunque la sostenibilità rappresenta la sintesi del nostro agire ma anche il paradigma con cui decliniamo i temi dello sviluppo.

La vera sfida era - e continua ad essere oggi - quella di riuscire ad affrontare la dimensione sociale di questa transizione, un processo che presuppone un utilizzo efficace delle energie rinnovabili, maggiori investimenti nei progetti di economia circolare, di agricoltura sostenibile e di gestione concreta degli ecosistemi terrestri. Secondo Sassoli “l’Europa funzionerà quindi se ognuno riuscirà a fare il proprio dovere, se tutti saranno concentrati sulla ripresa, sulla riduzione delle disuguaglianze e, soprattutto, sull’impegno comune a lasciare alle nuove generazioni un futuro più giusto, con maggiori opportunità” Serve quindi incoraggiare un’Europa che discute, che fa politica, che riduce le distanze, che si fa “utile”, che rafforza la democrazia e che rende i cittadini finalmente protagonisti di questa grande comunità. In questo senso, la “Conferenza sul Futuro dell’Europa” si è sviluppata proprio secondo questo auspici, con l’obiettivo cioè di coinvolgere le opinioni pubbliche e di stimolare la partecipazione diretta dei cittadini. Come ha dichiarato nel suo ultimo discorso al Consiglio europeo del dicembre 2021, “l’Europa ha bisogno di un nuovo progetto di speranza”.

Servono quindi riforme - come ad esempio il superamento delle regole del Patto di Stabilità e Crescita - servono strumenti capaci di proteggere i cittadini, serve maggiore incisività in politica estera, serve “un’Unione capace di far sentire la sua voce e definire i suoi interessi strategici, affinché’ possa svolgere insieme agli altri partner, in un quadro multilaterale, un’azione di stabilizzazione, di pace e di sviluppo”. Serve soprattutto “rilanciare la centralità della politica intesa come dimensione essenziale della convivenza civile”.


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