• Giusy Pilla

Quando l'ingegneria biomedica migliora la qualità della vita

Significative novità nel campo medico grazie alla robotica e alla ricerca scientifica.

Sopravvivere a incidenti stradali, a rovinose cadute, a malattie o a ferite di armi da fuoco, è davvero complicato, poiché si hanno ripercussioni terribili sull'organismo, come una lesione del midollo spinale, che costringe a vivere su una sedia a rotelle, o come la perdita di uno o più arti.

Nell'attimo prima si ha la facoltà di camminare, di correre, di ballare, di utilizzare lo spazio in relazione alle proprie necessità di movimento e di espressione, nell'attimo dopo si rimane immobili, sospesi in una vita che non si riconosce più come la propria, poiché completamente stravolta, sradicata e svuotata nella sua essenza.

Non ci si rende conto delle libertà che si hanno fino a quando queste non si dissolvono; la dissolvenza impone una reinvenzione contratta di uno stile di vita depauperato ed epurato di quella routunatietà tanto preziosa che racconta di sè.

Il "dopo" è il tempo dello sconforto, della paura, di ospedalizzazione, di estenuanti percorsi

fisioterapici e psicologici, e l'indispensabilità di affidarsi agli altri in tutte quelle prassi personali che violano il senso del pudore.

Si resta inermi, indifesi, con una domanda costante, un chiodo fisso, uno stillicidio che perfora la testa e il cuore, perché?

Un perché sordo e disperato, a cui si affrancano infinite e inadeguate risposte, incapaci di spiegare il senso del dolore e della sopraffazione.

Lentamente ci si lascia trasportare nella vita, si attraversano giorni fatti di rabbia, di disperazione e poi ci sono quelli della speranza perché la scienza fa dei progressi impensabili fino a qualche tempo fa.

Infatti, la ricerca sullo sviluppo delle nuove neuroprotesi impiantabili è diventata una realtà che permette di ripristinare la funzione senso motoria.

La neuroingegneria migliora la qualità della vita.

La ricerca si basa sullo sviluppo delle interfacce neurali impiantabili e i sistemi robotici che vanno a riconoscere le funzioni sensoriali e motorie laddove sono presenti lesioni del midollo spinale.

Una neuroprotesi è un dispositivo artificiale, capace di creare un collegamento naturale-artificiale, naturalizzandolo il più possibile.

Si tratta di un sistema basato sull'utilizzo della stimolazione elettrica funzionale, sostituente una funzione neurologica: si applicano correnti elettriche per attivare i motoneuroni intatti, attraverso elettrodi impiantati.

L'obiettivo è quello di sviluppare un nuovo sistema di riconnessione delle funzionalità motorie mediante la stimolazione del midollo spinale, nell' ottica di alleviare anche i sintomi del morbo di Parkinson.

La ricerca della Robotica e della Bioingegneria della Riabilitazione fanno parte di un progetto sostenuto dal Consiglio Europeo della ricerca, a cui partecipa anche l'istituto di Biorobotica della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant'Anna (SSSA) di Pisa, coordinata da Silvestro Micera, responsabile dello sviluppo degli algoritmi per il "controllo del pensiero " della neuroprotesi.

È indispensabile sottolineare come il professore Micera e il suo staff, siano riusciti a realizzare una protesi di mano su tecnologia bionica, capace di rimandare il senso del tatto.

La mano protesica acquisisce le informazioni sensoriali date dalla manipolazione degli oggetti, viene misurata la tensione dei tendini artificiali preposti al controllo del movimento delle dita e la trasforma, prima, in corrente elettrica e successivamente in un impulso interpretato dai nervi sensoriali.

Un complesso lavoro di attività e di ricerca viene svolto per garantire l'eccellenza e la perfezione delle neuroprotesi, quali strumenti indispensabili per molte persone che hanno il diritto di vivere senza limitazione alcuna.


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