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Se lo Yuan prevale su euro e dollaro


Xi Jinping e Putin

Ha avuto fine la visita di Stato in Russia del leader cinese Xi Jinping. Una visita che, a nostro modo di vedere, passerà alla storia perché ha visto i due paesi, che per la verità hanno tante ragioni di conflitto, superare gli scontri passati e suggellare una partnership strategica che coinvolge, oltre il livello diplomatico, quello commerciale, energetico, militare e perfino monetario. In effetti, Xi Jinping rivolgendosi a Putin sembra abbia detto: “Il cambiamento che sta arrivando non è avvenuto in cento anni. E stiamo guidando questo cambiamento insieme”.

Di certo, prima della “questione Ucraina”, non si poteva davvero immaginare nulla di simile ma, a solo un anno dal conflitto, lo sconvolgimento appare di tutta evidenza.

Come molti hanno pure argomentato, l’asse tra la Russia, che ha risorse naturali in abbondanza (petrolio, legno, e minerali) oltre che un enorme territorio (tra l’altro in parte disabitato), e la Cina, che è in piena esplosione demografica e si presta a superare gli USA nella leadership economica, scientifica e ora politica, sembra davvero presagire la fine dei fondamenti dell’attuale ordine internazionale.

Ma da cosa di può trarre questa impressione, atteso che, a quanto è dato leggere, in pochi in occidente sembrano aver conto un simile cambiamento di rotta.

A confortarci nella nostra diversa idea, invece, non è solo il contenuto degli accordi (almeno a stare a quelli resi pubblici) ma anche il tenore delle dichiarazioni dei due leader, uno dei quali, ricordiamolo, è stato duramente colpito dal Tribunale internazionale dell'Aia.

Quanto agli accordi si prevedono alcuni punti di enorme importanza. In primo luogo, sono stati superati i limiti che per lungo tempo hanno impedito la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2 che collegherà la Russia alla Cina Nord-Occidentale; il gasdotto sarà capace di fornire a quest'ultima ulteriori 98 miliardi di metri cubi di gas all'anno a partire dal 2030. Ciò ha importanti conseguenze.

Il primo effetto è la fine della alta capacità competitiva goduta dall’Europa (ed in primo luogo dalla Germania) sulle sue produzioni che vantavano di ampia disponibilità di gas a basso costo; ciò fortifica l’industria americana a scapito di quelle europee, ma il riorientamento ad Est rafforza il grande competitore globale degli USA, la Cina Popolare.

C’è poi un altro aspetto. Le dichiarazioni rese da Putin in materia monetaria.

Li si sancisce la previsione che, oltre i due terzi dei pagamenti nell'ambito degli accordi commerciali tra Cina e Russia siano effettuati in rubli e yuan. Non solo, aggiunge Putin: “Siamo favorevoli all'utilizzo dello yuan cinese nelle transazioni tra la Federazione Russa e i suoi partner in Asia, Africa e America Latina. Sono sicuro che questi tipi di pagamento cresceranno tra le imprese russe e le loro controparti nei Paesi terzi”. In altri termini, c’è ’impegno della Russia ad accettare i pagamenti in yuan e l’invito di tutti i paesi con il quale si commercia ad effettuare le transazioni nella moneta cinese. Insomma, il Presidente della Federazione Russa accetta lo “Yuan Standard” nel commercio internazionale, e invita terze nazioni a fare altrettanto.

Infine, un altro punto cruciale è quello sulla deterrenza nucleare.

La richiesta di Putin (con Xi accondiscendente) agli USA di smobilitare le basi missilistiche nucleari dall'Europa e anche dal Giappone. Una plateale contestazione dello status quo post caduta del Muro di Berlino che vede gli USA come unica iperpotenza e gendarme del mondo.

Nulla di peggio, a nostro modo di vedere poteva accadere.

Di certo se non la fine dell’egemonia americana, certamente la messa in dubbio del ruolo degli USA e la spallata decisa verso il nuovo ordine internazionale.



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