• Livio Del Bianco

Se scompaiono le api dal nostro pianeta

Pesticidi e erbicidi le cause del crollo degli alveari. Ora arriva il falso miele cinese.

La grande riduzione del numero delle api ha iniziato a destare forti preoccupazioni dall’inizio del 2000 nonostante la diminuzione degli alveari fosse un trend ininterrotto a partire dagli anni ’80.

Il fenomeno del calo degli alveari, a livello mondiale, ha sollevato grande inquietudine non solo per gli apicoltori, che vivono sul lavoro di questi insetti, ma tra scienziati e biologi, perché la sopravvivenza di quasi i 4/5 delle piante esistenti e circa il 70% dell’agricoltura mondiale dipendono esclusivamente dall’impollinazione delle api, per cui la loro moria può risultare devastante per l’intero pianeta. L’Earthwatch Institute ha dichiarato che l’ape è l’essere vivente più importante del nostro mondo, tuttavia anche se un’indagine FAO del 2017 sostiene che l’andamento degli alveari al mondo è crescente, recenti ricerche sottolineano che il numero di questi imenotteri in venti anni si è ridotto del 25% nel centro Europa e quasi del 50% negli USA in poco più di mezzo secolo.

Non è stato difficile risalire alle principali cause di questo fenomeno, anche perché nel miele prodotto sono state trovate fino a 6 sostanze chimiche diverse, tutte provenienti da pesticidi o prodotti fitosanitari.

Infatti alcuni diserbanti, utilizzati per proteggere i raccolti dell’agricoltura da organismi a loro nocivi, sono dannosi anche per la salute delle api poiché attaccano il loro sistema nervoso, disorientandole fino al punto di non essere più in grado di tornare nel proprio alveare.

Molte ricerche scientifiche hanno denunciato più volte l’uso del Roundup (l’erbicida più usato al mondo a base di glifosato) come sostanza estremante nociva per la vita delle api, con la fortissima reazione della società produttrice Monsanto, che per decenni ha contrastato tali risultanze con lunghe campagne mediatiche, controdeduzioni scientifiche di istituti supportati dall’azienda ed azioni legali verso gli organismi e gli enti che ne sostenevano la tossicità, compresi gli effetti cancerogeni per l’uomo (cfr. il parere dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti (EPA) in contraddizione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità), fino ad arrivare all’ammissione del governo federale americano nel 2016, che ha finalmente confessato che le morie delle api sono da imputare ai neonicotinoidi contenuti nel glifosato, e alla decisione di interromperne la produzione, però con l’illogica autorizzazione della Commissione (UE) del suo uso in Europa fino al 15 dicembre 2022 (cfr. Regolamento di esecuzione 2324 del 12/12/2017).

Ma la questione non si è chiusa bene. Dopo l’unione Bayer-Monsanto, il colosso chimico ha reiterato la richiesta alla UE di un ulteriore prolungamento dell’impiego del glifosato dopo la data citata e nel frattempo ha prodotto una nuova sostanza pesticida, il dicamba, che per alcuni ricercatori francesi, purtroppo, reitera l’effetto negativo sulle api perché rende ugualmente difficile l’orientamento all’insetto e ne allunga il volo per la bottinatura di 5/6 volte, affaticandolo di più e riducendo la raccolta di polline e la vita dell’insetto.

Dietro la battaglia delle api, in realtà, si nascondono due diverse realtà: la lotta mondiale del commercio Cinese e lo sforzo americano di dominare l’agricoltura a livello mondiale.

La Cina è la maggiore produttore mondiale di miele con oltre 650.000 tonnellate all’anno, il più grande esportatore mondiale ma anche il più grande consumatore del mondo (3/4 del prodotto è consumato localmente.

Nel recente passato non ha brillato per la correttezza del comportamento, perché ha reagito all’embargo USA sul miele cinese, che costava la metà di quello americano ma conteneva cloramfenicolo (un antibiotico illegale, non approvato dalla Food and Drug Administration), aggirando per cinque anni i dazi antidumping attraverso triangolazioni irregolari con altre nazioni fino alla pesante condanna giudiziaria (cfr. il Project Honeygate del 2008).

Attualmente gli alveari in Cina sono diminuiti drasticamente e, causa l’abuso di sostanze chimiche nell’agricoltura, nel nord e nord-est della Cina sarebbero già estinte. Dato che nel miele si trovano anche notevoli quantità di pesticidi, come poteva il colosso asiatico proseguire nell’aumento della produzione e nella vendita del prodotto all’estero? In questo caso il rimedio è semplice: falso miele cinese, fatto senza le api. Un prodotto che non rispetta le norme ma costa veramente pochissimo (un terzo di quello naturale); è creato a tavolino con l'aggiunta di melasse e sciroppo zuccherino a base di riso, infine miscelato con un po’ di quello naturale per nascondere la contraffazione ed eludere i controlli tecnici, perché gli zuccheri contenuti sono talmente simili a quelli naturali del miele che anche con le analisi isotopiche, ovvero le più specifiche previste, risulta complicato smascherarla.

Il prodotto adulterato ha poi tempi di realizzazione molto rapidi rispetto al miele naturale, quindi, se si aggiunge anche che è difficile da rilevare ai controlli alle frontiere, la concorrenza (sleale) cinese diventa una imbattibile!

Se guardiamo il comportamento delle potenti industrie Usa però non c’è da stare allegri.

Da trent’anni le multinazionali stanno portando avanti il piano di controllo alimentare del mondo attraverso le biotecnologie. Dapprima imponendo la propria sovranità sulle semine (OGM) per impedire ai coltivatori di conservare i semi, poi acquistando in ogni dove le aziende che si occupano delle sementi per trasformarle produttrici di semi “usa e getta” per cui le sementi prodotte da un raccolto non crescono.

Il problema delle api non poteva sfuggire a questa logica. Monsanto dopo aver messo in crisi la vita del prezioso insetto, ha fatto il gesto nobile di diventare membro del Honey Bee Health Coalition e del Honey Bee Advisory Council per conoscere a fondo i problemi del settore, con grandi investimenti nel settore della ricerca informatica e della raccolta dati. Così una multinazionale ha pensato ad una soluzione anche per la moria delle api provocata da un’altra multinazionale dell’agricoltura: le api robot.

Il cerchio si chiude: la api scompaiono per colpa di alcuni avvelenatori che non intendono fermare i pesticidi e la morte delle api? Altri sono pronti a sostituire gli insetti con micro droni capaci di svolgere la vitale funzione dell’impollinazione: il veleno non si ferma ma si trova il rimedio!

È del colosso americano Walmart il primo brevetto di ape-drone (ne ha fatti altri 5!).

La multinazionale statunitense, ha messo a punto delle api robot indipendenti che possono compiere l’impollinazione proprio come gli insetti reali. Questi piccoli robot hanno delle micro telecamere che rilevano e individuano le colture che hanno bisogno di impollinazione e attraverso dei sensori ne eseguono la funzione.

Tuttavia questa soluzione, oltre a reali perplessità sulla possibilità che l'impollinazione robotica sia in grado di sostituire le api per impollinare in modo efficiente tutte le colture, presenta notevoli rischi ecologici sulla sostenibilità economica dell’uso dei micro-robot, sui costi ambientali notevolmente elevati e sui pericoli per la sicurezza alimentare e per gli ecosistemi più vasti. Infine pone forti dubbi morali perché un’impollinazione selettiva dell’ape robot “istruita” lascerebbe in difficoltà ed in pericolo tutte le altre piante, coltivate in modo naturale o selvatiche.

A ben vedere non ci resta che fare di tutto per proteggere le api, perché sono la nostra vita!


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