• Silvano Moffa

SPERANZA E CREATIVITA'

Aggiornato il: gen 6

Alimentiamo la speranza.

Quella speranza che il Natale, anche nella versione sobria e ristretta che ci accingiamo a vivere, sempre suscita nell’animo. Vale per tutti. Credenti e non credenti. Natale è segno di nascita per i Cristiani. Nella stessa data i pagani, nell’antica Roma, festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura. Durante i Saturnali si scambiavano doni e si tenevano sontuosi banchetti. Nel mondo antico, la festa coincideva con l’adorazione del Solus invictus.

Il culto del sole, della luce, ha origine in Oriente, in Siria ed Egitto; venne poi associato al culto di Mitra e assunse il simbolo del Messia, nelle scritture ebraiche.

Coincidenze e sovrapposizioni di date e festività che, secondo gli studi di Susan K. Roll sulle origini del Cristianesimo, testimoniano il significato universale di un evento che entra nel mondo per rimanervi fino alla fine dei tempi.

Pubblichiamo qui accanto la foto-ricordo di piazza Italia, il cuore della nostra città di fondazione, Colleferro, coperta e protetta da un mantello di ombrelli colorati.

Fu una idea originale e cromatica che offrì un tocco di novità al Natale del 1993. Fu il segno distintivo, se volete, dell’ Incantastrada, come fu chiamato, da allora in poi, il periodo che dal 4 dicembre, festività dedicata a Santa Barbara, arriva fino all’Epifania.

Poco più di un mese a racchiudere festività civili e religiose, con suoni di orchestrine agli angoli delle strade, caldarrostai, funamboli, elfi, luminarie, fatine e Babbo Natale ad accogliere sorridenti mamme e padri, nonni e bambini in un fantastico carosello di eventi.

Una creatività, basata su esigue risorse del Comune, ma in grado di far vivere la città, rendendola attrattiva e commercialmente florida. Ricordate? La città, d’incanto e per effetto del fantastico ambiente natalizio creato nelle vie, sui marciapiedi, si riempiva di visitatori provenienti da ogni vicino paese e da luoghi più lontani. Un pullulare di gente. Momenti, attimi di svago e di felicità. Un “fare Comunità” per “fare Identità”.

L’Incantastrada è andato avanti per quasi vent’anni. Poi - chissà perché? – quelle luci si sono spente e gli elfi sono scomparsi dalle strade.

Eppure, oggi più che mai, avremmo bisogno di alimentare speranza e creatività. Riflettendo su queste due parole – speranza e creatività - stupisce l’assenza di una “voce” che pensi al dopo-Coronavirus.

Una voce che tracci una rotta, immagini un destino, delinei una prospettiva di futuro. Si dice: niente sarà più come prima. Ed è esatto. Però, nessuno si azzarda a pensare come potrà essere il “dopo” e, soprattutto, come vorremmo che fosse il “dopo”.

Viviamo nel vuoto di uno spaesamento collettivo, immobilizzati dalla paura di una contaminazione che non si arresta e di un vaccino che non sappiamo come e quando sarà distribuito alle popolazioni, nella disperazione che affligge intere categorie del mondo produttivo e angoscia le famiglie.

Capitalismo e globalizzazione sono in crisi, entrambi segnati da nuove e più profonde diseguaglianze. In questo armamentario così complesso di problemi, avvertiamo il bisogno di una “voce”. Non una voce purchessia. Ma una voce che esprima un pensiero, un’idea. Un bagliore di intelligenza, se volete. Una voce che alimenti una riflessione, un dibattito. Sul futuro, appunto.

Si pensi, per fare un solo esempio, alla dimensione territoriale della nostra città, all’ambiente che la circonda, alle caratteristiche di quell’area vasta che unisce i monti Lepini alla valle del Sacco; si pensi alle differenze tra i vari comuni e ai giacimenti (industriali, agricoli, culturali, storici, archeologici, infrastrutturali) che la connotano. Si tratta di comunità che sono separate ma che, al contrario, dovrebbero unire le rispettive forze.

L’esempio ci viene dall’Europa, dove esistono territori nei quali la densità di popolazione è bassa e in diminuzione, socialmente ed economicamente in difficoltà, e dove, spesso, come conseguenza gli abitanti hanno scarso accesso ai servizi di interesse generale.

Ci sono due categorie di lettura. La prima categoria, più datata, è quella che gli inglesi chiamano delle shrinking cities (città “in restringimento”, in contrazione). La seconda categoria di lettura, più recente, è quella delle inner peripheries (periferie interne).

Si tratta, in sintesi, di aree nelle quali i problemi di sviluppo possono essere affrontati considerando le opportunità offerte da green-economy, turismo ed eco-innovazione. Una unione dei Comuni, facendo leva sulla centralità di Colleferro e puntando su tali direttrici, potrebbe dar vita ad un ambito socio-economico-produttivo integrato. Un sistema cooperativo, posizionato centralmente sull’asse Roma-Frosinone-Napoli. E’ la riproposizione, su larga scala, con contenuti ulteriori e con diversa ampiezza, del progetto logistico (Slim, Sistema logistico integrato multimodale), che ha rappresentato e rappresenta tutt’ora una valvola di salvezza e un fattore di crescita economia e occupazionale del territorio.

E’ un esempio. Altri se ne potrebbero fare.

E’, comunque, la “voce” di una idea che sindaci e amministratori potrebbero (dovrebbero) ascoltare. Ove lo ritenessero soltanto un metodo di lavoro, si sarebbe già fatto un passo in avanti. Significherebbe aver compreso che non è più tempo di ordinarietà nell’attività amministrativa.

Tempi “straordinari” richiedono risposte fuori dall’ordinario.

Ha scritto di recente Susanna Tamaro: “E’ il momento più basso della nostra vita dal dopoguerra, dobbiamo cominciare a pensare che niente sarà più come prima. E’ una grande occasione per cambiare rotta, semplificare le cose, avere obiettivi primari. Alimentiamo la speranza”.

Appunto: alimentiamo la speranza e la creatività.

Buon Natale, cari lettori.

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