• Giulia Papaleo

Tempo di restrizioni o tempo di pienezza? Il messaggio della CEI per la Quaresima 2022

Dopo due anni esatti di pandemia, tempo di restrizioni e di paure, sentir parlare di Quaresima, nel senso più comune del termine, può istintivamente provocare reazioni scomposte anche nel più praticante (e miope) dei cattolici, stanchi come siamo di rinunce, sofferenze e di “sacrifici oggi” per “salvare il domani” perché domani (forse) “ne usciremo migliori”.

Questa pandemia ci ha provato moltissimo e con varie modalità, togliendo energie ed entusiasmi, rendendoci più chiusi, diffidenti e individualisti, e anche scatenando ansia e rabbia, nella grande difficoltà di vivere una quotidianità stravolta, una vita quasi sospesa, e con conseguenze gravissime di crisi, non solo sanitaria ed economica, ma anche sociale e psicologica.

Eppure il calendario ci ricorda che, anche quest’anno, in Marzo si entra in Quaresima, il tempo liturgico della purificazione e della preparazione alla Pasqua. Cosa vuol dire oggi, nel 2022, vivere la Quaresima?

Troviamo spunti molto chiari nel messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per la Quaresima 2022, che colpisce particolarmente per la sua attualità e la sua sconcertante semplicità e, ampliando la prospettiva, anche per la sua valenza laica, tanto che può rappresentare un ottimo input per vivere questo tempo, utile non solo a credenti e cattolici ma a quanti sono in ricerca e disposti a mettersi in discussione.

Quando si ha sete e si è nell’arsura, infatti, non importa la qualità del bicchiere ma l’acqua che ci viene offerta, per questo il messaggio della CEI, può essere veramente per tutti, anche per i più scettici.

Il messaggio riporta un invito importante in questa fase della storia ad una triplice conversione (dal latino convèrtere ‘rivolgere, dirigere, cambiare’, cioè cambiare direzione): conversione all’ASCOLTO, alla REALTA’ e alla SPIRITUALITA’.

L’ASCOLTO diventa il primo “bicchiere d’acqua” di cui c’è urgenza in una epoca storica dove sono tante le voci e dove, invece, molti, troppi rimangono inascoltati.

L’individualismo, la frenesia, l’incapacità di dover affrontare questioni scomode, l’egocentrismo e la convinzione di sapere tutto spingono spesso a interazioni sorde e a senso unico, relazioni superficiali, in cui non si spreca tempo con l’altro per andare oltre.

Si chiede “come stai?” solo per convenzione, senza alcun interesse alla risposta, che il più delle volte è un non sincero “bene, grazie”, tanto si sa già che la verità non interessa a nessuno. Ora più che mai, non ci si guarda più negli occhi, filtrati dagli schermi della realtà virtuale, non ci si ferma neanche ad ascoltare se stessi, figuriamoci ascoltare gli altri, figuriamoci i più deboli, figuriamoci Dio o, per chi non crede, la propria coscienza.

Il messaggio della CEI pone l’attenzione sui bambini e sugli adolescenti, che in questa pandemia più di ogni altro, hanno perso punti di riferimento e step fondamentali alla loro crescita, come la socialità e la spensieratezza, la fiducia nel futuro, la possibilità di programmare, cioè di sognare.

Si menziona poi il bisogno di ascoltare la voce degli “esperti”, richiamando alla fiducia nella scienza, di questi tempi così faticosa per alcuni e oggetto di continue polemiche; ancora si mette in rilievo la necessità di ascoltare la voce dei sanitari, che eroicamente hanno speso la vita con sforzi inimmaginabili, un grido quasi disperato di un’ampia categoria messa in crisi e travolta, eppure così importante, che solo un senso di responsabilità più forte e più diffuso nella comunità potrà placare.

In ultimo, si fa riferimento alla voce degli uomini di chiesa, che vedono la propria comunità ulteriormente disgregarsi e che, come in realtà molti altri in diversi settori, si chiedono cosa sia veramente la “nuova normalità” a cui tendere.

Occorre allora ASCOLTARE e farlo con EMPATIA, un ASCOLTO ATTIVO che interpella, mette in gioco e apre il cuore e la mente di chi ascolta, “scongiurando il rischio della supponenza e dell’autoreferenzialità”.

Un ascolto che fa arrivare all’altro tutta l’importanza della sua unicità – e viene in mente anche quel tratto del monologo del personaggio Drusilla Foer durante il festival di Sanremo, in cui l’ascolto di sé e degli altri viene definito come un “atto rivoluzionario”.

Il bene più prezioso oggi è proprio il tempo, ci insegna Seneca, e trovare qualcuno disposto a dedicare il suo tempo gratuitamente all’ascolto dell’altro e, con questo gesto, prendersene cura, fa percepire l’ascolto come un potente balsamo per il cuore, per l’autostima, per vedere nuove possibilità davanti a sé e con una nuova luce.

Tanti adolescenti, ma anche tanti adulti, non vengono ascoltati neanche da chi è loro più vicino, dove ascolto significa anche saper cogliere i segnali – una soft skill richiesta anche in ambito manageriale - , rendersi disponibile non solo quando l’altro si apre, ma perché l’altro possa aprire il cuore, possa fidarsi, possa sentirsi importante, quale è realmente.

Saper leggere dietro un silenzio o una intemperanza drammi interiori profondi, nascosti molto bene da maschere di narcisismo e da supereroi; essere capaci di rinunciare al giudizio e, talvolta, anche a dire la propria opinione, perché l’altro abbia il suo spazio di libertà e si senta accolto, mentre spesso ci abbandoniamo a casalinghi talk show, dibattendo della vita altrui.

L’ascolto è un arte che va esercitata e che può salvare vite.



E’ una urgenza in una epoca storica in cui il tasso di suicidi tra adolescenti cresce in misura esponenziale (come emerge dall’ultimo rapporto Unicef), in cui si riscontrano, anche fra i giovanissimi, abuso di alcol e di sostanze, dipendenze da ludopatia, disturbi dell’alimentazione, con gravi anoressie e bulimie, e il ricorso alla violenza di massa come sfogo collettivo e routine del sabato sera nonché all’autolesionismo più privato, perché colpire il proprio corpo è il primo atto di una distruzione che il vortice di emozioni non ascoltate può provocare.

L’ascolto mette in fuga la solitudine e per questo è il miglior antidoto alla depressione e alla tristezza imperanti di questi tempi. Già Chiara Amirante, fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti, lanciava l’appello ad ascoltare i giovani anni fa, dopo 30 anni di esperienza con i giovani, incontrati in strada e nei centri di ascolto, in comunità, ma anche nelle scuole, definendo una vera e propria emergenza il loro grido inascoltato, per tutte le nuove forme di povertà, quelle invisibili, che lasciano ferite interiori indelebili, provocate, tra l’altro, da abbandoni, da violenze, da separazioni, da vuoti affettivi ed educativi, da scarsa autostima. Ora la CEI lancia questo allarme riconoscendo il grido inascoltato di tutta una umanità, dove ognuno può essere l’”ultimo”, l’”escluso”, il “povero” da ascoltare e di cui prendersi cura. Nasce allora una domanda che può interrogare tutti: quali son gli ostacoli per un ascolto sincero, empatico, vero ?

Singolare davvero l’invito a convertirsi alla REALTA’, cioè ad ancorarsi saldamente alla realtà storica, senza cedere alla tentazione di idealizzare il passato o di attendere il futuro dal davanzale della finestra.

È invece urgente l’obbedienza al presente, senza lasciarsi vincere dalla paura che paralizza, dai rimpianti o dalle illusioni.

Stare nelle situazioni della vita, non fuggire con superficialità né stare immobili nell’attesa che succeda qualcosa, ma calarsi nella realtà, immergersi in essa, continuare con perseveranza il proprio percorso, sapendo deviare se la vita presenta curve inaspettate.

Essere perseveranti per sostenere il peso della storia, individuale e comunitaria.

Nei primi mesi della pandemia abbiamo assistito a un sussulto di umanità, che ha favorito la carità e la fraternità. Poi questo slancio iniziale è andato via via scemando, cedendo il passo alla stanchezza, alla sfiducia, al fatalismo, alla chiusura in sé stessi, alla colpevolizzazione dell’altro e al disimpegno. E’ umano ma occorre riflettere e rimanere; quando le soluzioni ai problemi richiedono percorsi lunghi, serve quella pazienza che rifugge da scorciatoie semplicistiche e consente di restare saldi nell’impegno per il bene di tutti e non per un vantaggio egoistico o di parte.

E’ importante, quindi, anche educare ed educarsi alla verità, contribuendo a colmare il divario tra realtà e falsa percezione della realtà. In questo “scarto” tra la realtà e la sua percezione si annida il germe dell’ignoranza, della paura e dell’intolleranza.

Tutti vorremmo spesso una bacchetta magica, ma questa è la realtà che ci è data e questa siamo chiamati ad amare con perseveranza.

Questa seconda conversione riguarda allora l’impegno a documentarsi con serietà e libertà di mente e a sopportare che ci siano problemi che non possono essere risolti in breve tempo e con poco sforzo. Possiamo chiedeci: Cosa ci impedisce di accogliere la novità che viene dalla realtà e di vivere pienamente il presente, qualunque esso sia?

Il terzo invito è la conversione alla SPIRITUALITA’. Restare fedeli alla realtà del tempo presente non equivale, infatti, a fermarsi alla superficie dei fatti né a legittimare ogni situazione in corso; è indispensabile avere uno sguardo spirituale, cioè la capacità di vedere ovunque occasioni di crescita e di bene, scorgendo le opportunità di amore creativo che il tempo che viviamo presenta come mai, in nessun’altra epoca storica, era accaduto.

Questo non è semplicemente il tempo segnato dalle restrizioni dovute alla pandemia: è invece un tempo di pienezza, con le difficoltà ma anche con le opportunità, che il cuore, se frenato dalla paura o condizionato da aspettative irrealistiche, non può vedere.

La Spiritualità, essenza dell'essere umano, spinge anche a leggere più profondamente i fatti della nostra epoca, ad ascoltare quanto ciò che sta accadendo dice ad ognuno di noi, come singoli e come comunità, e a muovere verso nuove modalità, nuove priorità, nuovi valori secondo una vita interiore che va coltivata.

Insomma, senza una lettura spirituale della propria vita e, più in generale, del tempo in cui viviamo, il rischio è quello di mandare sprecata questa pandemia, non cogliere i cambiamenti necessari alla nostra vita perché sia migliore; come diceva Papa Francesco in quell’indimenticabile 27 marzo nella Piazza San Pietro deserta, questo è un “tempo di scelta”, “ il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita”.

L’invito è allora quello di riconsiderare la storia in un’ottica di amore, per esserne pienamente protagonisti.

Siamo abbastanza liberi di cuore da riconoscere queste opportunità di amore o prevale la paura e la superficialità?

Mai come oggi il mondo ha bisogno di ritrovare spazio e tempo per il proprio cuore e la propria vita interiore, per una maggiore consapevolezza delle proprie risorse e del proprio percorso, per non richiudersi nell’isolamento cieco e ottuso, ma per aprire la mente e alzare lo sguardo.

Ascolto, Realtà, Spiritualità! Tre parole chiave per una vita in pienezza.


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