• Chiara Carroccia

UN "ECCE HOMO" CHE FA PENSARE A CARAVAGGIO

Il "giallo" che vede coinvolti critici e appassionati d'arte di tutto il mondo.

Asta bloccata. L’opera resta in Spagna in attesa di un’attribuzione certa.

Ecce Homo, attribuito a Caravaggio

C’è un giallo che, da una settimana a questa parte, vede coinvolti i critici e gli appassionati d’arte di tutto il mondo.

Ne avete sentito parlare?

350 anni fa spariva un ‘Ecce Homo’ firmato da Michelangelo Merisi. 8 aprile 2021, a Madrid, presso la casa d’aste Ansorena, una tela di identico soggetto attribuita dalla critica a José de Ribera - meglio noto in Italia come lo Spagnoletto - stava per essere battuta all’asta con un prezzo di partenza di 1500 euro. Nella sede di calle Alcalá viene presentato, lo scorso 18 marzo, il catalogo di dipinti barocchi già sistemati in lotti.

L’asta è pronta, i lotti in fila per essere mostrati ai papabili compratori. Palettine e martelletto al proprio posto quando qualcosa interrompe il normale svolgimento dell’evento e l’asta viene rimandata. L’opera dello Spagnoletto, un olio su tela di 111x86 cm, lotto d’asta n.229, suscita dubbi.

Il chiaroscuro marcato, il patetismo nell’espressione del Cristo coronato di spine, i volti grotteschi dei due manigoldi celati dal buio e il rosso porpora del drappo che incornicia il busto nudo del Figlio di Dio in passione, richiamano potentemente le tele del Caravaggio; troppo potentemente per non destare il sospetto che in questa ‘Coronaciòn de espinas’ vada piuttosto riconosciuto l’‘Ecce Homo’ scomparso del maestro milanese.

Vittorio Sgarbi, dinanzi alle immagini dell’opera pervenutegli dalla Spagna, intravede la stessa possibilità e tenta, con l’aiuto di un finanziatore, di portare la tela in Italia; invano. José Manuel Rodríguez Uribes, Ministro della Cultura spagnolo, rende repentinamente il quadro non esportabile in attesa che si svolgano tutte le analisi necessarie a certificare l’attribuzione per ora ipotetica.

Intanto “il mistero” dell’‘Ecce Homo’ fa il giro del mondo e si sollevano le prime perplessità a Genova, dove, nella Galleria Civica di Palazzo Rosso, trova dimora un altro ‘Ecce Homo’ del Merisi, datato 1605 e attribuito al pennello del Caravaggio nel 1952.

Il dubbio riguardo la possibilità che un riconoscimento di autenticità dell’opera madrilena potrebbe rimettere in discussione l’attribuzione della tela genovese è stato scongiurato dalla Direttrice dei Musei di Strada Raffaella Basta, la quale chiarisce, con una dichiarazione all’ANSA, che “un'attribuzione non viene messa in discussione dal ritrovamento di un'altra opera, peraltro di diversa composizione”.

Indizi della possibile realizzazione, da parte del Merisi, di un secondo Cristo coronato di spine, arrivano dalla Sicilia, profumata terra che diede rifugio a Caravaggio negli ultimi anni della sua vita, fuggiasco condannato alla decapitazione.

Non solo; il sospetto che il Caravaggio abbia dipinto un secondo ‘Ecce Homo’ circola ormai da tempo, come chiarisce Maria Cristina Terzaghi, professore associato dell’Università di Roma Tre, ora a Madrid per ammirare e studiare da vicino il dipinto sospetto.

La giovane storica dell’arte dichiara ad Artribune che “alcune opere con tale soggetto sono state attribuite [a Caravaggio] negli ultimi anni, ma la critica non è mai completamente concorde circa l’autenticità. Esiste però un inventario del 1657, stilato a Napoli, delle proprietà del Viceré García Avellaneda y Haro, secondo Duca di Castrillo, nel quale è citato proprio un ‘Ecce Homo’ di Caravaggio, dalle dimensioni leggermente maggiori [rispetto a quelle del lotto d’asta attribuito allo Spagnoletto]. Si sa, poi, che lo stesso viceré, al suo rientro in Spagna nel 1659, porta con sé tanti capolavori come ‘La Visitazione’ di Raffaello (oggi al Prado) e la ‘Salomé con la testa del Battista’ di Caravaggio (oggi parte delle collezioni di Patrimonio Nazionale). È molto probabile che, tra questi quadri, giungesse a Madrid anche il sopracitato ‘Ecce Homo’. Il quadro in questione è solo leggermente più piccolo” prosegue Terzaghi, “ma è stata misurata anche la cornice”. Potrebbe dunque trattarsi de “lo stesso ‘Ecce Homo’ dipinto da Caravaggio alla fine del 1606, il primo anno napoletano, che nel 1631 compare nell’inventario di Juan de Lezcano, ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede. Le supposizioni sono tante e vale la pena studiarle a fondo”.

E noi non possiamo fare altro che seguire la vicenda con passione e curiosità, non potendo certo restare indifferenti di fronte alla notizia che, forse, il genio del Caravaggio non smetterà mai di stupirci, offrendo ai nostri occhi un altro assaggio della sua creatività, un ulteriore tassello della sua storia personale e professionale, un'altra fotografia di un giovane Cristo che è uomo davvero grazie alle sue pennellate e quel teatrale realismo di fronte al quale la parola svanisce per lasciare sempre spazio allo stupore.

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