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Un pianeta di plastica

Ponendo attenzione alla questione dell'inquinamento delle acque marine del nostro Pianeta, negli ultimi decenni, inevitabilmente, si è dato risalto alla produzione massiccia della plastica, come scoperta eccezionale e rivoluzionaria nei primi del '900,a grande problema ecologico oggi, di non facile risoluzione.

La plastica, non essendo un prodotto completamente degradabile, subisce nel tempo un processo di frammentazione le cui microscopiche particelle finiscono per essere rilasciate nell'ambiente, nello specifico in gran parte nelle acque (per il 68%circa).

Secondo l'EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare nata nel 2002, che controlla la filiera degli alimenti e mangimi, queste frazioni piccolissime, vengono suddivise in nanoplastiche e microplastiche: le nano, più piccole, misurano da 0,001 a 0,1 micrometri (ossia da 1 a 100 nanometri), le microplastiche da 0,1 a 5000 micrometri.

Le materie plastiche, per la bassissima degrabilità e per le difficoltà del riciclaggio, si disperdono in tutti gli ambienti: suolo, sottosuolo, acque ed atmosfera e sottoposte nel tempo agli agenti atmosferici, si frammentano ulteriormente, fino ad arrivare a contaminare il cibo che assumiamo quotidianamente.

Ad esempio, a causa della fotodegradazione, processo originato dalla luce solare che" rompe" la plastica in pezzi microscopici, possono, nel contempo, essere rilasciati coloranti e sostanze chimiche come il bisfenolo A(BPA), che ha un pesantissimo impatto sull’ambiente e sulla salute, in quanto interferente delle ghiandole ormonali, sostanza in grado di creare danni ed alterare l’equilibrio endocrino, soprattutto nella fase di sviluppo del feto e nella prima infanzia.

Normalmente presente in alcuni contenitori per cibo, bottiglie, vaschette, si raccomanda, durante il loro uso, di non lavarli con acqua troppo calda o con liquidi acidi e di non riscaldarli nei forni a microonde per non favorire la migrazione di bisfenolo negli alimenti.

Occorre affrontare il problema da più fronti: da un lato un utilizzo più oculato e consapevole, dall'altro tentare di trovare soluzioni per una corretta gestione dello smaltimento del materiale plastico ad evitare un’ulteriore inquinamento del Pianeta.

Soltanto negli ultimi 20 anni circa, la plastica viene identificata come uno dei principali responsabili dell'inquinamento marino: il mar Mediterraneo risulta essere uno dei mari più inquinati da microplastiche (MP),essendo un bacino chiuso, con le coste industrializzate e dove convergono fiumi le cui acque contengono sversamenti composti anche da microplastiche.

Il fenomeno non avviene per gli Oceani e i mari aperti a ridosso delle coste, proprio per le correnti in grado di trascinare questi grandi accumuli di plastica, creando delle vere e proprie isole intrappolate in vortici acquatici.

PLASTISFERA è il termine riferito ad ecosistemi evoluti a cui si sono adattate le specie marine per poter continuare a vivere con una contaminazione del biota marino.

Definiamo quindi, nello specifico del caso, un ecosistema evoluto l'insieme di micro e macrorganismi, virus, batteri, alghe ed altri tipi di esseri viventi che nel mare colonizzano i rifiuti di plastica.

Tutto ciò comporta un’ulteriore impatto negativo con una possibile esposizione per l'uomo attraverso i prodotti alimentari altamente inquinanti: per alcuni pesci le microplastiche si accumulano nello stomaco e nell'intestino che essendo eliminati, non risultano determinare fenomeni di esposizione, al contrario, per i crostacei, le cui interiora vengono consumate dall'uomo con effetti negativi sulla salute.

Ancora, si sono manifestate nell'uomo disbiosi ed infiammazioni del tratto digerente dopo ingestione ripetuta di cibi contaminati o contenenti nanoplastiche, queste ultime rinvenute anche in svariati tipi di acque imbottigliate e controllate. Le microplastiche, secondo recenti studi, possono avere un impatto negativo sull'accrescimento scheletrico, alterando la funzionalità ossea durante l'età pediatrica e nella terza età, inducendo uno stress ossidativo; i contaminanti sembra siano in grado di superare la barriera delle cellule ossee, dette osteoblasti, e di localizzarsi all'interno del citoplasma dove, come primo impatto, rallentano la progressione di crescita della cellula stessa.

Le linee guida italiane ed europee hanno adottato svariate strategie: stop alla plastica monouso, dal l’gennaio 2019 è stata vietata la vendita di cottone fioc prodotti con materiale non biodegradabile, dal primo gennaio 2020 sono stati banditi cosmetici contenenti microplastiche, sono stati eliminati dai distributori di bibite ed alimenti i prodotti confezionati con plastiche monouso e le bottiglie di plastica.

Sono incentivate di continuo campagne di sensibilizzazione per tutti volte alla raccomandazione di non abbandonare plastica sulle nostre spiagge, di usare più volte i contenitori per la spesa, di evitare di acquistare alimenti avvolti in imballaggi di plastica, di privilegiare le fibre naturali rispetto a quelle artificiali, di perseguire il nobile intento di non inquinare il pianeta con l'uso indiscriminato della plastica, di utilizzare contenitori costruiti con altro materiale non impattante per l'ambiente, di organizzare e partecipare a giornate ecologiche a tema per la raccolta di rifiuti, ma soprattutto di “educare”, con inizio dalle scuole dell'infanzia e di ogni ordine e grado, i futuri uomini che decideranno, per la gran parte, delle sorti del nostro Pianeta e degli esseri viventi ad esso indissolubilmente legati.

Una grande risorsa per i nostri mari dal 2018, è data dalla concretezza di un progetto davvero innovativo che prevede una economia circolare con un minor uso di plastica ed imballaggi e il loro riuso.

Si tratta del progetto di “Lifegate Plasticglass”, che ha provveduto, in tempi brevi, all’installazione di circa 100 dispositivi, i cosiddetti Sebin, cestini di raccolta con funzione continua e galleggianti sulla superficie delle acque in grado di catturare circa un chilo e mezzo di contaminanti al giorno., circa 500 durante l'anno.

Posizionati in punti strategici nei porti, dove i venti tendono a far convergere i rifiuti galleggianti, risultano essere molto efficaci e davvero funzionali per la tutela ambientale.

Mentre da un lato si cercano soluzioni attraverso l'attuazione di progetti mirati allo smaltimento della plastica e di sostanze non degradabili, dall'altro gli studi e la scienza avanzano per evidenziare, semmai ci fossero, oltre quelle già note, correlazioni tra dispersione di contaminanti e la salute umana e delle specie viventi, sempre più minate da uso indiscriminato di tali prodotti nocivi associate ad errate abitudini.



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