• Marco Sabene

GEOPOLITICA DEL VACCINO

La sfida USA - Russia, guerra fredda e cecità politica (voluta)


Putin è un killer e pagherà per quello che ha fatto”. La promessa o quantomeno l’avvertimento giunge niente meno che dal neo presidente degli USA Biden che di certo non ha cominciato il suo mandato all’insegna della diplomazia. Il nemico è quello di sempre, la Russia.

L’URSS spesso nel silenzio aveva più volte scippato agli americani il trono di Padroni del Mondo: in diverse contese mondiali prima, nella scienza poi con la conquista per primi dello spazio. La Elena di Troia moderna anche oggi si chiama Sputnik. Il nome rievoca il primato nello spazio del 1957 ma nel 2021 racconta di un vaccino e non di una navicella spaziale. Mai nome fu più voluto e azzeccato.

La sua traduzione naturale è: potere nel mondo. E gli americani non ci vogliono stare. La pandemia è tragedia, morte e anche guadagno. I Russi sono stati i primi a mettere a punto e a produrre su larga scala un vaccino su cui il mondo occidentale ha storto il naso fin dal primo secondo. Oggi, a più di sei mesi da quell’annuncio, siamo quasi in ginocchio da Putin a chiedere che quel siero venga prodotto in Europa, o meglio in Italia, e che tanti guai ci potrebbe risparmiare. Ma Ema dice di aspettare. Mancano le giuste e “corrette” controprove a “qualcosa di poco conosciuto” ripetono da Amsterdam. O di poco voluto? E Bruxelles che fa? Tentenna. O fa finta.

Fino a prova contraria gli unici problemi ad oggi sono arrivati da AstraZeneca con le conseguenze che tutti conosciamo. Ritardi nella distribuzione compresi. Da ultimo, il “ritrovamento” misterioso di quasi 30 milioni di dosi in uno stabilimento di Anagni destinate al Belgio o chissà a chi. Con tutti i problemi in Italia? Ritrovamento? Lo capirei se ci trovassimo davanti alla scoperta di una dimora etrusca degli dei nel parco di Veio, quello sarebbe un ritrovamento! Questo no. Questo è altro. Quello che accade oggi può essere chiamato in un solo modo: conflitto geopolitico del vaccino. E nemmeno troppo soft. Secondo «The Economist» in giro per il mondo sono in via di sviluppo o in produzione non meno di 378 vaccini anti-Covid. Le aziende che li producono sono le solite: Pfizer-BionTech (americana e tedesca) o l’anglo-svedese Astra-Zeneca; la francese Sanofi che sta collaborando con l’inglese Glaxo-Smith-Kline. Oltre a Pfizer abbiamo Novavax, Moderna e Johnson & Johnson.

La Cina dal forte “spirito” imprenditoriale sta costruendo una catena di trasporto aereo, magazzini e camion per portare il suo vaccino refrigerato in tutto il mondo. Chissà se passeranno dalla Via della Seta? Silenzio. Eppure è così. Solo a febbraio un milione di dosi cinesi sarebbero passate per l’aeroporto di Addis Abeba, destinate all’Etiopia e ai Paesi circostanti. La Russia distribuisce milioni di dosi di Sputnik ai Paesi amici e a chi ha saputo guardare lontano e prenotare per tempo il siero tanto desiderato. Ma non Bruxelles.

L’Europa tiene il punto su Navalny, sacrosanto per carità, ma fuori luogo e pretestuoso come motivo di contrasto a Sputnik. L’Ue rinforza restrizioni a Mosca e parla di diritti civili rubati. O mai concessi. Dall’altra parte dell’Oceano Biden fa la parte del poliziotto cattivo. Quello buono è durato il tempo di una campagna elettorale. Per poi scivolare sulla scaletta dell’Air Force One e l’anatema bolscevico è concluso. “Gli auguro una buona salute” le parole di riposta di Putin ai lusinghieri complimenti a stelle e strisce.

Well done mister president Biden! E intanto Putin fa affari con la nuova soft power: richieste per il siero più ricercato al mondo? 1.2 miliardi di dosi, cifra in difetto. E il mercato non è soltanto quello dei paesi storicamente alleati di Mosca: Europa centrale e Balcani fanno gola al moderno zar di Russia. L’Europa latita, sbaglia, tarda. E i morti aumentano.

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