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I numeri dell'immigrazione

Aggiornamento: 8 mar 2023

Pur rimanendo sullo sfondo della questione Ucraina con tutte le relative polemiche, il vertice europeo del 9 febbraio ha affrontato su insistenza dell’Italia anche il tema dell’emigrazione.

E’ presto per dire se ne uscirà qualcosa di concreto, certo è un campo divisivo anche perché le polemiche nascondono spesso la gravità dei numeri e delle diverse responsabilità spesso più legate a logiche interne che alla solidarietà.

Lo stesso Macron che tanto accusa l’Italia, presto sommerso dalle critiche dell’estrema destra francese della

Le Pen, quando accolse alla fine a novembre la Ocean Viking a Tolone in realtà respinse poi buona parte di quei migranti che, dopo un breve periodo di detenzione (formalmente trattenuti fuori dai confini francesi per riconoscerli ufficialmente) furono ammanettati, imbarcati di forza sugli aerei e rispediti al paese d’origine nel silenzio dei progressisti europei.

Un atteggiamento che se fosse stato fatto dall’Italia avrebbe probabilmente scatenato una polemica generale, ma che invece in Francia è stato liquidato in pochi giorni.

Eppure, a pensarci, la violazione delle norme internazionali è totale: il primo “paese sicuro” che i migranti da sud incontrano sulla loro strada di solito è Malta che però da sempre rifiuta gli sbarchi (eppure è a tutto titolo in Europa, gode della presidenza del parlamento europeo ed economicamente non è certo in grandi difficoltà) ma le navi delle ONG non ne tengono conto e si presentano davanti alle nostre coste.

Il fenomeno va comunque conosciuto meglio: a parte l’ignorato numero dei clandestini non intercettati o provenienti da altre frontiere, ci sono stati 34.154 sbarchi nel 2020, 67.677 nel 2021 e ben 105.140 l’anno scorso (la punta nel mese di agosto).

Quest’anno nei primi giorni di gennaio c’è stata poi una moltiplicazione con sbarchi dieci volte più numerosi dell’anno procedente seguiti da un forte rallentamento a fine gennaio dopo le visite nordafricane della Meloni.

E’ presto per capire se il brusco calo di arrivi sia legato a decisioni politiche e non al maltempo stagionale, certo l’impressione è che il “sistema” degli scafisti sembra funzionare alla perfezione d’intesa con i paesi costieri e permettendo un giro d’affari impressionante, cosa che evidentemente a Bruxelles non crea alcun imbarazzo.

Chi sale su un gommone di solito è arrivato in aereo dal proprio paese fino al Cairo e di qui trasportato sula costa: la “rete” è evidente.

Ma c’è un altro dato da tenere d’occhio: al netto di quanti sono più o meno ufficialmente “spariti” dai punti di raccolta, al 31.12.2022 i centri di accoglienza avevano in carico 107.269 persone (pari, in pratica,alla totalità dei migranti ufficiali dell’anno scorso) a significare che chi arriva viene sì soccorso ma poi, sostanzialmente, è “parcheggiato” senza un futuro.

Nello stesso periodo l’assorbimento ufficiale degli altri paesi europei è stato praticamente nullo e quindi i migrati restano nel circuito italiano o – molto più probabilmente – escono dal nostro paese in modo clandestino e tali si ritroveranno nel nuovo paese raggiunto con varie peripezie: massa d’urto per problemi sociali tremendi, non ultimo per la fornitura di manodopera disperata al mondo del lavoro nero ma anche alla delinquenza.

Su queste cifre si innesta la polemica europea e - polemica nella polemica - la presenza in Mediterraneo delle navi soccorritrici delle ONG che recuperano i disperati in mare toccando comprensibilmente il cuore a chi vede le immagini in TV. Non c’è dubbio che una barca alla deriva vada soccorsa per un concreto pericolo di vita, ma quante persone in mare sono effettivamente migranti politici o fuggono da guerre o carestie e quante invece sono lì dopo aver comprato il proprio viaggio - aerei inclusi - e quindi sono solo oggetto di commercio da parte delle organizzazioni scafiste? Le fredde cifre ufficiali ci dicono che degli oltre 100.000 arrivi del 2022 quasi il 20% (20.542) vengono dall’Egitto, 18.147 dalla Tunisia, 14.877 dal Bangladesh - paesi dove la guerra proprio non c’è - e bisogna arrivare agli 8.594 sirianio ai 7.241 afgani per trovare cittadini di paesi in guerra o comunque dove vi sia un concreto problema di rischio politico.

In totale oltre l’80% dei richiedenti asilo sono quindi “economici” e tutti hanno pagato profumatamente per imbarcarsi e finire in mezzo al mare. Sono gli scafisti che fanno la scelta sulla base delle possibilità di pagamento, questa è la scomoda verità che dovrebbe essere ammessa da tutti, ad iniziare dalle ONG che di fatto “coprono” per ragioni umanitarie solo l’ultimo trattino di un lungo e complesso traffico internazionale di esseri umani.

Al di là di ogni interpretazione politica ed umanitaria e di ogni motivazione ideologica il fallimento europeo è proprio qui, nel momento in cui non si riescono a bloccare le partenze.

E’ evidente che ci sia una aperta connivenza tra autorità politiche degli stati costieri del Nord Africa e gli scafisti che intercettano il flusso, ma passano gli anni e su questo aspetto l’Europa non riesce (o non vuole?) prendere atto della situazione, forse perché imporrebbe decisioni drastiche.

D'altronde più passano gli anni più si chiariscono le responsabilità di chi ha spinto – come la Francia, per chiari interessi petroliferi – a destabilizzare la Libia che in qualche modo teneva sotto controllo il fenomeno dopo gli accordi sottoscritti con l’Italia.

Certo che senza soccorsi si rischiano più morti in mare e questo è umanitariamente catastrofico, ma se quei poveracci non fossero partiti certamente non si sarebbero messi in pieno rischio.

Come ho scritto nel mio libro “Integrazione (im)possibile? Quello che non ci dicono su Africa, Islam ed Immigrazione” – chi fosse interessato può richiedermelo via mail a marco.zacchera@libero.it) la partita va giocata in altro modo: l’Italia (e l’Europa), prendano atto che l’immigrazione è un fenomeno mondiale, ma anche paradossalmente utile alla stessa Europa se si passasse dal “subire” il fenomeno a finalmente gestirlo permettendo una maggiore elasticità di ingressi, corridori umanitari e soprattutto con adeguati “filtri” in partenza.

A tutti converrebbe che i migranti arrivassero in Italia e in Europa in modo organizzato, corretto, predeterminato, esattamente come avvenuto per decenni all’emigrazione italiana nel mondo.

Un aiuto importante e concreto potrebbe venire anche dalle Conferenze Episcopali di molti paesi africani perché è evidente che è più facile integrare un cattolico nigeriano che parla inglese rispetto a un musulmano integralista che parla solo arabo.

Non ammetterlo è un atto demagogico, eppure da anni ad ogni TG vediamo solo le solite immagini di disperati alla deriva con un’Europa incapace di prendere finalmente decisioni credibili.



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