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I risultati nella pubblica amministrazione

Uno degli argomenti di maggior interesse nell’osservazione dei comportamenti organizzativi nei diversi settori delle professioni, delle aziende, delle imprese, delle amministrazioni pubbliche è la leadership.

Se fosse possibile mi piacerebbe mettere intorno ad un tavolo ideale alcuni dei più grandi esperti mondiali di economia, società e management, J. Naisbitt, J. Kotter, H.Kissinger, L.Thurow, W.Bennis, M.Porter, P.Senge, C.Handy convincendo soprattutto quelli che hanno lasciato questo mondo ad intervenire al dibattito.

Sono certo che non sarebbero contrari.

H. Kissinger

Credo che il primo a prendere la parola sarebbe H.Kissinger che evidenzierebbe: ogni società, qualunque sistema politico abbia, si trova perennemente in bilico tra un passato che rappresenta la sua memoria e una visione del futuro che ispira la sua evoluzione; lungo questa strada occorre avere una leadership: occorre prendere decisioni, conquistarsi fiducia, mantenere promesse, proporre una rotta da seguire.

Proseguirebbe Warren Bennis, tra il ricordo di uno dei quattro Presidenti degli Stati Uniti di cui è stato consigliere: Kennedy, Johnson, Carter, Reagan, ed il riferimento ad uno dei suoi lavori più originali in cui ha dimostrato le qualità che deve possedere un leader.

Dall’immaginaria dissertazione sul tema ne verrebbe fuori, sicuramente, una convergenza sulle caratteristiche della leadership:

1. capacità di avere una vision, intesa come l’immagine futura dello scopo per il quale si lavora che deve essere convincente, realizzabile e sostenibile;

2. comprensione del significato delle cose, trasmettendo emozioni ed ottimismo;

3. coerenza;

4. costanza nell’impegno.

Tutti concorderebbero che:

I leader, prima di tutto, devono capire ed imparare che la leadership non si limita ai concetti di assertività, di durezza o di sensibilità.

I leader devono possedere un senso molto preciso verso l’orientamento strategico, definire la direzione verso la quale proiettare l’attività, ad esempio, dell’impresa amministrata, o della propria città, assicurandosi che abbia un vero significato per i soggetti coinvolti, azionisti, dipendenti o cittadini.

Avere un’idea del futuro ed una visione significativa dell’evoluzione delle cose comunicandola in modo chiaro e convincente.

Ma per comunicare una visione ci vuole qualcosa di più delle belle parole, dei discorsi brillanti dai caratteri imperiosi. Vanno affrontate e risolte anche le questioni ordinarie del quotidiano, del vivere giorno per giorno.

I leader devono comprendere la differenza tra guida e gestione, tra il dire ed il fare, tra il fare le cose e fare le cose per bene.

Possedere una inclinazione di fondo verso l’azione, pensare ed agire perché senza iniziativa i leader non sono tali sono semplicemente degli esecutori in posizioni di comando, quando lo sono poi di altri, allora, poveri noi. La maggior parte dei osservatori che si interessa ai problemi dell’impresa lo fa perché questi sono complessi e sia perché l’oggetto è il manager e il management che in teoria dovrebbero essere capaci di nuovi approcci per si interessano alla letteratura aziendale si intere

Per migliori pratiche o prassi virtuose si intendono, in genere, le esperienze più significative, o comunque quelle che ottengono i migliori risultati.

La pubblica amministrazione è la principale erogatrice di servizi nel nostro paese. Interagisce quotidianamente con migliaia/milioni di cittadini offrendo….

Il passaggio da in modello di amministrazione incentrato sul rispetto formale delle norme ad un modello di amministrazione orientato alla logica del risultato ha così condotto l’azione dei pubblici poteri a valorizzare una tipologia di organizzazione basato sulla programmazione in funzione strategica delle attività, abbandonando l’approccio semplicemente reattivo e contingente alle esigenze espresse dai soggetti portatori di interesse e dai cittadini utenti; il destinatario dei servizi pubblici si spoglia delle vesti di soggetto amministrato per divenire un customer, di cui occorre garantire la soddisfazione ed a cui occorre rendere conto delle attività svolte dall’amministrazione.

Inoltre il fallimento delle politiche che si sono affidate alle misure emergenziali, quale strumento sistematicamente utilizzato per affrontare le situazioni di difficoltà, ha suggerito lo sviluppo di metodologie basate sulla pianificazione delle attività e sulla programmazione degli obiettivi da raggiungere nel lungo periodo.

Programmare significa assegnare un ordine delle cose, prevedendo i possibili scenari futuri e preordinando le condotte al raggiungimento di obiettivi prefissati, aventi un orizzonte temporale esteso in guisa da rendere coerente l’azione stessa rispetto ai risultati attesi. Alla programmazione è affiancato il concetto di strategia, intesa quale scelta della direzione verso la quale l’amministrazione vuole andare, in funzione delle proprie missioni istituzionali. L’attività amministrativa programmatoria diviene strategica, allorquando si effettuano analisi riguardanti il ruolo che l’organizzazione intende svolgere nel futuro e le scelte di fondo che devono guidare l’agire dell’amministrazione.

Amministrazioni notevolmente differenziate tra loro in ordine al loro grado di contatto sociale con i cittadini utenti o con i portatori di interesse … amministrazioni che presentano in sede di programmazione strategica un fattore di impatto significativamente diversificato in funzione delle rispettive missioni istituzionali.

Innovatori e best practice

Perché in alcune città le condizioni di vita sono migliori che altrove? Perché in alcune di esse i dati economici e sociali quali il reddito, il risparmio, i livelli occupazionali, il grado di istruzione, tanto per citarne alcuni, sono elevati ed in altri no? Perché alcune città hanno perduto la loro rilevanza produttiva e si sono trasformate in periferie dormitorio?

Queste sono alcune delle tante domande che un Cittadino dovrebbe porsi.

Le risposte a queste domande sarebbero molte, articolate, e comunque tutte riconducibili all’intelligenza delle scelte degli Amministratori, alla loro capacità e al modo in cui esse vengono declinate nelle strategie e nelle attività gestionali.

Il governo delle attività gestionali di una Città richiede competenze, professionalità, esperienza, in misura molto maggiore rispetto al passato, perché le complessità sono accresciute, i margini di errore si sono drasticamente ridotti ed il contrasto ai fenomeni di degrado urbano e sociale non è più rinviabile.

L’attività di Amministratore non si impara per magia, di colpo.

Gli Amministratori devono produrre risultati.

Per garantire il corretto svolgimento dei servizi che quotidianamente devono essere offerti e garantiti ai Cittadini, occorre essere padroni di strumenti di natura amministrativa, economica, tecnico-gestionale, organizzativa.

Occorre essere capaci.

L’altro elemento che deve qualificare gli Amministratori è il pensare e l’agire in modo strategico.

La scelta di intraprendere la strada della pianificazione strategica, è, però, un argomento sconosciuto per molte Amministrazioni, adottato in altri casi parzialmente, e solo in poche realtà virtuose in modo completo e corretto.

Ci sarebbe da chiedersi perché avviene ciò.

Credo che sia opportuno soprassedere su questo, perché ciò ci porterebbe lontano, troppo lontano.

Sicuramente c’è un aspetto culturale ed ideologico che conta ed ha un peso rilevante, oltre al fatto che per molti Amministratori prevale l’abitudine del dire piuttosto che la logica del fare.

Allora spostiamo l’osservazione su un altro versante, domandandoci perché, e in quale misura le Amministrazioni pubbliche abbiano bisogno della pianificazione strategica.

Prima di tutto perché il cambiamento pervade ogni ambito della vita delle persone.

Gli Amministratori sono chiamati a confrontarsi con necessità e condizioni dei propri Cittadini che le evoluzioni demografiche, produttive, tecnologiche, sociali, modificano a ritmi veloci.

Vanno definite le priorità, stabilite le decisioni che possono essere assunte in una prospettiva di più ampio respiro piuttosto che assumerle sotto la pressione di emergenze e di fatti contingenti.

In secondo luogo, perché la pianificazione strategica è uno strumento per veicolare processi di rifondazione, per la soluzione di problemi destinati a diventare nel tempo emergenze e, per la definizione di politiche di crescita sociale. L’assenza di un disegno strategico dimostra la pochezza di una Amministrazione che si dimentica di gestire il presente e di definire il futuro, il futuro che si vorrebbe ma che non arriverà da solo.



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