• Marco Sabene

"La prendemmo, gridava Brigate Rosse!"

L'arresto di Barbara Balzerani nel ricordo del Colonnello Domenico Di Petrillo.

La brigatista del sequestro e dell'assassinio di Aldo Moro non si è mai pentita.

Il Colonnello Domenico Di Petrillo

Il 19 giugno del 1985 Barbara Balzerani veniva arrestata ad Ostia, la sua carriera criminale terminava in quel momento, il suo mancato pentimento dura ancora oggi e durerà per tutta la vita probabilmente.

L’ hanno cercata ovunque Sara, nome di battaglia della Primula rossa della Brigate Rosse.

Ad ogni rapina, ad ogni attentato, ad ogni omicidio circolava il suo nome.

Veniva segnalata in tutte le grandi città italiane, a Parigi, in Germania, in Nicaragua.

Poi l’hanno arrestata a due passi da Roma, dopo giorni di pedinamenti.

E’ stata fermata dalla squadra anti terrorismo, il colonnello Domenico Di Petrillo è al comando dell’operazione in quegli anni ed è lui a mettere le manette all’ultima latitante importante delle Br. “Appena l’abbiamo intercettata - ci racconta Di Petrillo - ha cominciato a gridare “brigate rosse brigate rosse!” le ho messo una mano sulla bocca e l’abbiamo fatta salire nell’auto e portata in caserma”.

In quei giorni Balzerani è a Ostia, scelta non casuale. E’ con Mario Moretti, fondatore storico delle Brigate Rosse e suo compagno.

I casermoni del litorale romano vengono scelti dai terroristi per il rapido turn-over degli inquilini e la conseguente garanzia di anonimato.

Il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani il 9 maggio 1978

“Prima di arrestarla l’abbiamo pedinata, abbiamo scattato diverse foto, in una - prosegue nel suo racconto Di Petrillo - si vede chiaramente una pistola uscire dalla sua borsa. Dovevamo essere molto accorti e intervenire con risolutezza”.

Una calibro 9 che poi le venne trovata in tasca.

Balzerani può essere definita un funzionario del partito del terrore che ha scalato uno dopo l’altro i gradini dell’organizzazione clandestina fino ad arrivare al Comitato esecutivo.

Fino a diventare la coordinatrice dell’ultima stagione delle Br.

La “pasionaria”, l’“inafferrabile”, questa volta si era inginocchiata ai piedi dello Stato, quello Stato che ha combattuto uccidendo.

Mai un pentimento da parte sua, anzi.

Pochi mesi fa i suoi tristi compagni di lotta l'ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, l'ex militante delle Brigate Rosse Roberta Cappelli, l'ex brigatista Marina Petrella, l'ex membro dell'organizzazione dei Nuclei armati, Narciso Manenti, l'ex militante dei Proletari armati Luca Bergamin e l'ex Br, Giovanni Alimonti sono stati fermati in Francia e consegnati alla autorità transalpine in attesa di una estradizione in Italia che forse non ci sarà mai.

Ma il fermo è durato poche ore. “Per ora tiriamo il fiato commentò dai social Balzerani - un fiato sempre più corto” come a dire “stavolta è andata bene ma solo per ora”.

La terrorista, mai ex dal nostro punto di vista, fa proseliti da fb, i suoi seguaci la adorano “compagna andiamo avanti” le ripete qualcuno. E lei lo fa. Sa di essere osservata speciale e tenta di nascondere i suoi veri intenti ancora così carichi di odio dietro frasi a effetto, mediocri richiami alla cultura più becera. Rilancia vecchi slogan nauseabondi come gli ormai attempati lettori delle sue “opere” che la Vate di tanto in tanto presenta ora qui ora lì.

Abita a Colleferro Balzerani, fino all’adolescenza, a pochi chilometri da Roma, a pochi metri da una piazza che oggi è dedicata ad Aldo Moro.

Aldo Moro che lei uccise insieme agli altri Br. “Fare la vittima è un mestiere” disse tempo fa Balzerani “questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto di parola, figuriamoci, ma non ce l’hai solo te il diritto, la storia non puoi farla solo te”.

Una sfida continua da parte sua. A 40 anni dalla strage di via Fani scrisse su fb “chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale”. La Francia forse, che ha accudito come una chioccia i terroristi rossi, quella dottrina Mitterrand che ancora oggi grida vendetta. Questa è Barbara Balzerani.

Il padre, autista di pullman, decise di fare qualche sacrificio e farla studiare a Roma. Si trasferiscono in tre. Lei e due amiche una delle quali, Gabriella Mariani, entrerà nella colonna romana e sarà arrestata nel 1978.

“Le ragazze di Colleferro” che mai rimpiangeremo decisero di uccidere per campare, di combattere una battaglia che esisteva solo nelle loro teste per una idea di Stato che non esisteva e mai esisterà.

Illusioni, visioni oniriche. In una parola, assassini.

Barbara Balzerani durante il processo Moro

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