• Ivan Quiselli

LO SPAZIO ULTIMA FRONTIERA

Aggiornato il: mar 3

A COLLOQUIO CON UMBERTO GUIDONI, PRIMO ASTRONAUTA EUROPEO A SALIRE SULLA STAZIONE SPAZIALE

Umberto Guidoni, astrofisico, è noto per essere stato il primo astronauta europeo a salire a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Pur essendo nato a Roma, ha origini ciociare: la sua famiglia, infatti, proviene da Acuto, caratteristico borgo, tra i più belli della provincia di Frosinone, a pochi chilometri da Fiuggi.

“Il Monocolo” lo ha intervistato.

Dott. Guidoni, Lei è nato a Roma ma le Sue origini sono ciociare. C'è ancora qualcosa che La lega alla Terra di Ciociaria e al Suo paese di origine, Acuto, che oggi annovera Lei tra i suoi concittadini più illustri?

Purtroppo non ci sono più i miei cari. Vado ad Acuto poche volte all’anno, per visitare il cimitero dove riposano i miei genitori e mio fratello.

Ogni impresa spaziale, anche quella meno impegnativa, ha complessità enormi e costi esorbitanti; qual è, dunque, il motivo per cui, oggi, gli Stati investono molto nei viaggi nel Cosmo?

Per capire l’importanza delle imprese spaziali, basta pensare a quante nostre azioni quotidiane dipendono dallo spazio: le previsioni del tempo, il navigatore dell’auto, la TV via satellite. Meno noto è il fatto che le tecnologie spaziali sono ormai entrate nei prodotti di uso comune e sono un aspetto importante dell’innovazione. Oltre agli Stati, ci sono diverse compagnie private che stanno investendo nei viaggi spaziali. Questo contribuirà a creare nuove opportunità di lavoro: dall’estrazione di materie prime dagli asteroidi, alla realizzazione di hotel orbitanti e di basi lunari.

Ma l’esplorazione del cosmo va oltre il valore scientifico ed economico e riguarda il futuro della nostra civiltà. L’umanità si è evoluta anche grazie alla capacità di andare oltre, di superare le “Colonne d’Ercole” dell’epoca. Dopo oltre cinquecento anni dal viaggio di Colombo, non ricordiamo i dettagli delle scoperte o i prodotti esotici riportati in Europa ma siamo consapevoli che quell’impresa ha cambiato la storia del mondo. Penso che lo stesso accadrà con la colonizzazione di Marte.

Negli ultimi decenni, grazie alle tante scoperte nei molteplici ambiti dell'innovazione tecnologica, l'astronomia ha mosso passi da gigante; basti pensare alla conquista della Luna, alle sonde inviate su Marte, al telescopio spaziale Hubble, alla Voyager 1 tuttora in attività benché abbia raggiunto l'eliopausa e benché siano trascorsi 43 anni dal lancio, alla stessa Stazione Spaziale Internazionale. Secondo Lei, siamo solo all'inizio di un'avventura scientifica che cambierà per sempre il nostro modo di guardare all'Universo e al ruolo che in esso l'Uomo ricopre? Se sì, dove si arriverà a mettere il punto?

Lo Spazio è l’ultima frontiera dell’esplorazione umana. Da un lato, telescopi sempre più potenti ci permetteranno di osservare i primi istanti di vita del nostro Universo, fino a un centinaio di milioni di anni dopo il Big Bang. Dall’altro, ci stiamo preparando ad affrontare gli enormi abissi di vuoto che ci separano dagli altri mondi del nostro sistema solare. Tra qualche anno faremo ritorno sulla Luna ma la meta dei prossimi decenni sarà Marte, il pianeta più simile al nostro. Sulla sua superficie verrà realizzato il primo insediamento umano, la prima società multi-planetaria. Dopo poche generazioni, saremo in grado di raggiungere le lune di Giove e di Saturno e di spingerci fino agli estremi limiti del sistema solare.

Lei pensa che arriverà il giorno in cui l'uomo potrà muoversi liberamente nello spazio/tempo? Se sì, quando e a quali condizioni?

La vera sfida sarà lasciare il nostro sistema solare per cercare di raggiungere le stelle. Anche disponendo di tecnologie più avanzate di quelle attuali, le distanze interstellari richiederanno viaggi di centinaia o addirittura migliaia di anni. Ovviamente, per aggirare il limite imposto dalla velocità della luce, si può sempre sperare nel “motore a curvatura” ma, per il momento, quello appartiene solo alla fantascienza di Star Trek…

Secondo Lei, esiste un solo Universo?

Nessuno è in grado di dare una risposta scientifica. Tuttavia, la possibilità stessa di formulare una simile domanda ci fa capire quanto abbiamo imparato sul nostro Universo. Sappiamo che ha avuto inizio quasi 14 miliardi di anni fa, dal famoso “Big Bang” e si va espandendo sempre più velocemente. Non sappiamo, però, quale sarà il suo destino finale né se sia davvero unico come il nome suggerisce. L’idea che ci possano essere infiniti universi - il cosiddetto multiverso - è derivata dalla “teoria delle stringhe”, una delle linee di ricerca nel campo delle particelle elementari.

Trovo abbastanza suggestivo che l’indagine sull’infinitamente piccolo ci abbia portato a formulare ipotesi sull’infinitamente grande.


Secondo la formula matematica utilizzata dall'astronomo e astrofisico statunitense Frank Drake, il numero stimato di civiltà extraterrestri esistenti in grado di comunicare nella sola nostra galassia non è irrilevante; anzi. Lei pensa che possa esserci stato, in passato, nella storia dell'Uomo, o che possa esserci in futuro, un contatto con civiltà diverse dalla nostra?

Negli ultimi decenni abbiamo scoperto migliaia di pianeti intorno alle stelle vicine e si stima che ci siano miliardi di mondi solo nella nostra Galassia. Dal punto di vista statistico, la possibilità che alcuni di essi possano avere condizioni adatte alla vita sembra molto plausibile. Al momento non c’è modo di saperlo ma in futuro, grazie a nuove generazioni di telescopi spaziali, potremmo avere informazioni più dettagliate, almeno per i sistemi stellari più vicini alla Terra.

Se poi teniamo conto che la nostra Via Lattea è solo una delle centinaia di miliardi di galassie, è difficile pensare che la Terra sia l’unico corpo celeste ad ospitare vita. Come disse Carl Sagan, l’astrofisico americano che insieme a Frank Drake ha creato il programma SETI per la ricerca di civiltà extraterrestri: «se la Terra fosse l’unico pianeta abitabile dell’Universo sarebbe un grande spreco di spazio…».

Detto questo, sono scettico riguardo agli UFO e ai loro avvistamenti. Bisogna stare attenti a quello che si legge sul web e occorre distinguere tra siti attendibili, come quello della NASA, e i molti “fake” che sostengono tesi complottiste e prive di qualsiasi fondamento, come quelle dei terrapiattisti.

La risposta più ricorrente tra i bambini ai quali si chiede "cosa vuoi fare da grande?" è "l'astronauta". Anche Lei, da bambino, sognava di fare l'astronauta?

A dire il vero, il mestiere di astronauta non è popolare come un tempo. Vado spesso nelle scuole e quando chiedo agli studenti chi vuole fare l’astronauta non sono molte le braccia che si alzano. Quando avevo la loro età, c’erano le missioni Apollo verso la Luna e milioni di adolescenti sognavano di viaggiare nello spazio. Io era fra questi.

Oltre ad essere stato, nel 2001, il primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale, Lei ha preso parte a due missioni NASA a bordo dello Space Shuttle, nome glorioso ma anche tragico per via degli incidenti occorsi nel 1986 e nel 2003 al Challenger e al Columbia che si disintegrarono sopra i cieli d’America causando la morte dei loro rispettivi equipaggi. Lei ha mai avuto paura di volare?

L’addestramento per diventare astronauta ha anche lo scopo di abituarci a gestire situazioni ad alto rischio. Nelle sessioni ai simulatori, si provano e riprovano le varie fasi della missione, quasi sempre in presenza di guasti molto gravi e spesso sovrapposti uno all’altro (motori che si piantano, computer che impazziscono o sistemi che non rispondono ai comandi). Dopo avere affrontato situazioni così pericolose nelle simulazioni, i problemi tecnici che possono verificarsi durante la missione reale sembrano davvero poca cosa. Insomma, con una battuta, potrei dire che il training è un “vaccino” contro la paura.

Si fa un gran parlare, in questi ultimi anni, di "turismo spaziale": SpaceX di Elon Musk, Boeing e altre compagnie come la Virgin Galactic del magnate Richard Branson stanno pensando di costruire veicoli per trasportare turisti. Lei cosa ne pensa?

Da molto tempo si discute di turismo spaziale ma solo recentemente si sono create le condizioni per poterlo realizzare. Perché possa diventare un fenomeno diffuso, c’è bisogno di nuovi veicoli, più confortevoli e più sicuri di quelli utilizzati dagli astronauti di professione; qualcosa di più simile agli aerei di linea.

Il turismo apre un nuovo capitolo dell’esplorazione dello spazio. I voli umani, finora monopolio delle agenzie nazionali, saranno oggetto della competizione, ma anche della collaborazione, tra soggetti pubblici e privati. Può essere una grande opportunità, purché ci siano regole chiare e valide per tutti, specialmente per la sicurezza dei passeggeri.

Qual è il ruolo dell’Italia nel contesto internazionale della corsa verso lo Spazio?

L’Italia è stata fra i primi paesi ad inviare satelliti in orbita. Poi, per quasi due decenni, il nostro paese è stata poco presente nel panorama spaziale internazionale. La situazione è migliorata alla fine degli anni 80, con la nascita dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) che ha dato impulso a programmi di collaborazione con la NASA e al ruolo del nostro paese all’interno dell’Agenzia Europea (ESA).

Grazie a questo rinnovato slancio, il nostro paese ha guadagnato una posizione di primo piano nella realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale e nella sua utilizzazione, con astronauti ed esperimenti scientifici. Credo che ci sia bisogno di una rinnovata visione per definire il ruolo che l’Italia vuole giocare nei prossimi decenni.

Secondo Lei, si può essere scienziati e credenti di una fede religiosa nello stesso tempo?

Ci sono esempi di scienziati che sono anche credenti ma non è il mio caso.


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