• Aldo Girardi

DA COLLEFERRO A SANREMO

Aggiornato il: mag 5

STRAORDINARIO SUCCESSO PER IL TALENTUOSO PIANISTA DI TANTE STAR DELLA MUSICA

Carlini: Un passo alla volta...senza smettere di sognare!

Jacopo Carlini, nato a Colleferro, trentacinque anni, è un pianista-tastierista dal curriculum straordinario che ha calcato palchi importanti e collaborato con svariati artisti tra cui: Cocciante, Alex Britti, Anastacia, Giorgia. Ha partecipato all’ultimo Festival di Sanremo 2020 come il più giovane Pianista dell’Orchestra RAI nella storia del festival, dove ha anche accompagnato l’attesa esibizione Giorgia.

Allora Jacopo.. come nasce la tua passione per la musica?

Oserei dire da una sorta di “esigenza familiare” visto che mio padre Maurizio è un grande appassionato di musica e “batterista”, che aveva un sogno nel cassetto: fare di me un batterista! A tre anni già maneggiavo le “bacchette”, poco più tardi suonavo una batteria tutta mia.

A sette anni però, in maniera del tutto casuale, scopro il fascino della pianola e fu difficile dire a mio padre “voglio suonare il piano”, ma è grazie a lui se mi ritrovai ad avere come mia prima insegnante Mirca Rosciani, anche lei colleferrina, oggi Maestra d’Orchestra e Pianista di fama internazionale. Dopo poche lezioni Mirca chiamò i miei genitori “..ho due notizie, una bella e una brutta.

La bella è che vostro figlio ha due mani d’oro; la brutta è che dovete metter mani al portafogli e comprargli un vero pianoforte”. Con quello, che è ancora a casa dei miei, Mirca mi ha preparato per entrare in Conservatorio, avevo 14 anni: il Licinio Refice di Frosinone, dove ho studiato Piano Classico e mi sono diplomato. Successivamente ho spostato la mia attenzione sul Jazz e poi sul Pop, perché in fondo il mio più grande desiderio fin dai primi anni di conservatorio era proprio quello di entrare a far parte dell’Orchestra di Sanremo, dove ti anticipo sarò presente anche quest’anno.

Sei partito dalla provincia con un bagaglio di sogni, cosa diresti ai giovani che vogliono intraprendere la tua stessa strada?

Di non mollare alle prime difficoltà; di essere dediti allo studio giornaliero dello strumento; di non cadere nel tranello dei social, credendo che sia tutto più facile grazie all’immediata reperibilità. Le cose ben fatte, in qualsiasi campo, necessitano di tempo, metodo e mezzi giusti, senza saltare alcun passaggio. Ma soprattutto è fondamentale non smettere mai di credere ai propri sogni.

Gli artisti con cui hai collaborato sono tanti, tra questi chi ti ha colpito di più per bravura, professionalità, umanità? E soprattutto, con chi si è creata “complicità” artistica?

Guarda non voglio sembrare ripetitivo facendo gli stessi nomi, ma la professionalità di Cocciante è fuori discussione. Era sempre il primo ad arrivare in sala prove e l’ultimo ad andar via. Ha un orecchio assoluto, una meticolosità assurda, ma d'altronde parliamo di un talento mondiale.

Giorgia è stata una sorpresa perché alla sua bravura corrisponde una grande umanità, che sinceramente non mi aspettavo. Poi, avendo lo stesso background da musicista, debbo dire che con lei mi sono trovato benissimo. Mi ha dato molto spazio.

Quando scegli di collaborare con un artista, lo fai in base ai tuoi gusti musicali?

Ti rigiro la domanda, nel senso che quando mi chiamano sanno già quello che vogliono. È chiaro che non mi cercherà mai un gruppo Heavy Metal o Rock Progressive, perché non sono il mio genere. Se decido per il “si” lo faccio per vari motivi, ma senza dubbio il primo è che debbo divertirmi, stare bene con me stesso.

Da chi vorresti, o avresti voluto, ricevere una richiesta di collaborazione?

Sto al gioco.. dai Toto che sono la mia band preferita. Se poi debbo pensare ad un artista in particolare, dico una persona che purtroppo non c’è più: Michael Jackson. Chiaramente sto sognando, ma se debbo sognare preferisco farlo in grande.

Racconta un episodio, un aneddoto?

Guarda ce ne sarebbero tanti, ma lo scontro Morgan-Bugo all’ultimo Sanremo li batte tutti. Ero lì a pochi metri, avrei voluto “sganasciarmi” dal ridere ma non potevo farlo con le telecamere puntate contro. È stato un momento clamoroso ed inaspettato.

La musica è un marchio di famiglia: penso a Matteo trent’anni, tuo fratello. Com’è il vostro rapporto?

Straordinario! Siamo complementari. Abbiamo studiato insieme ed il nostro legame è molto stretto da sempre. Lui è un bassista molto apprezzato in Italia e all’estero e vanta collaborazioni altrettanto importanti. Sappi che nell’ambiente ci chiamano “i fratelli bluetooth”, perché quando suoniamo insieme ci basta uno sguardo per capire dove andare.

È un rapporto meraviglioso, costruito grazie anche ai nostri genitori.

Ecco.. a proposito di genitori, quanto è stata importante la tua famiglia?

Tantissimo! È un pilastro fondamentale con cui condivido tutt’ora sia i successi che gli insuccessi, perché poi alla fine ci sono anche quelli.

Diciamo che mi fa sentire con le spalle coperte, per cui la coinvolgo anche riguardo alle mie scelte artistiche.

Torniamo a te e al tuo nome che oggi è sinonimo di affidabilità. Consideri questo riconoscimento un punto di arrivo o di partenza?

Di partenza. Mi hanno insegnato che bisogna tenere sempre i piedi ben saldi a terra; dietro l’angolo c’è sempre qualcuno pronto a “schiacciarti”, per cui ho imparato a considerare ogni successo, piccolo o grande che sia, solo come un piccolo passo in avanti. Uno alla volta.

“Ai giovani dico di non mollare alle prime difficoltà, di non cadere nel tranello dei social, credendo che sia tutto più facile. Le cose ben fatte richiedono tempo”


Quante difficoltà, quanti sacrifici, quante rinunce fino a qui?

Uuhh…bella domanda. Tantissime. Ho sacrificato e tutt’ora sacrifico la mia vita allo strumento, che studio giornalmente per 6-7 ore indipendentemente dal fatto che fuori piova o vi sia il sole, chiaramente rispettando gli impegni di lavoro che mi pure assorbono per molto tempo. In fondo sono come un atleta che tutti i giorni va al campo ad allenarsi. Riguardo alle rinunce (molte) debbo dire che non mi sono pesate più di tanto, perché poi il mio obbiettivo fin da piccolo era questo. Però non poter uscire la sera con gli amici perché non potevo fare tardi... beh.. a questo un po’ ci ripenso, ma mi ero trasformato in un piccolo “nerd” del piano.

Fammi tre nomi a cui dire “grazie”: i tre punti di svolta della la tua carriera.

Senza dubbio devo tantissimo al Maestro d’Orchestra Leonardo De Amicis, con il quale oggi ho un rapporto di amicizia ben saldo. Ha creduto in me quando ero molto giovane, dopo avermi sentito suonare una sola volta; fondamentalmente “se l’è rischiata” ma alla base del mio successo c’è lui. Mi contattò personalmente per un primo lavoro “.. ho pensato a te per questo progetto, ti va?”.. era il “Pavarotti and friends”. Poi: mi ha portato a Sanremo.

Un'altra persona a cui dire grazie è Alex Alessandroni, Pianista e Direttore Musicale di svariate situazioni internazionali: parliamo di Cristina Aguilera, Pink, Stevie Wonder. È stato lui a fare il mio nome per Giorgia quando lei inviò da Los Angeles il messaggio al produttore Michele Canova “ho bisogno di un pianista in Italia, chi posso chiamare?”, ed Alex che era lì presente “chiama Jacopo Carlini”. Lo fece immediatamente e sapete com’è andata a finire.

E poi sicuramente c’è mio padre: mi ha dato tanta caparbietà.

E con chi invece vorresti toglierti il classico “sassolino dalla scarpa”?

Uuhh..(risata).. ti assicuro che sarebbero tanti. Ma non voglio fare i nomi.

Ci hai anticipato la tua presenza a Sanremo 2021: con quale spirito ci torni?

Con tantissima emozione e con la voglia di voler far bene. Anche perché il mio ruolo, quello del pianista, è particolarmente delicato: stai sempre scoperto, sempre in prima linea.

Altri progetti?

Se usciamo da questa situazione di pandemia e tutto riparte, vorrei iniziare una mia produzione discografica ed anche cinematografica, quindi sonorizzazioni di film e pubblicità, e questa parte la inizierò sicuramente con mio fratello. Se poi riaprono gli stadi sarò in Tour con Ultimo, mentre continuerò ed amplierò ulteriormente la mia collaborazione con Giorgia.

Da sette anni vivi a Roma, cosa ti sei portato dietro da Colleferro?

Mi sono portato dietro la genuinità, la semplicità, che facilitano i rapporti e che la grande città non ti da. Questo lo percepisco quando conosco persone nuove che mi dicono “ma tu non sei di Roma, vero?”. Perché si vede! Ti faccio un esempio: la mia compagna Valentina vive qui a Ponte Milvio da molto tempo e dice che, prima di me, non conosceva nessuno. Oggi al contrario conosciamo tutti e viviamo il quartiere come un piccolo paese. Ci si incontra spesso, ci si confronta, e questo è molto bello.

Colleferro: a dicembre 2019 è stato inaugurato l’Auditorium “Fabbrica della Musica”. Quando ti vedremo su quel palco?

Guarda, è proprio lì che vorrei riuscire a presentare il mio progetto. Parliamo di autunno 2021, ne parleremo con chi di dovere, ma mi farebbe veramente piacere essere “a casa”. Tra l’altro, non ho ancora mai visto la struttura.

E sul palco.. con te al piano, chi sale?

(gran risata) Direi mio fratello Matteo al basso, papà Maurizio alla batteria, e magari facciamo cantare mamma Stefania, che ha una bella voce.

Cosa ti senti di poter consigliare a chi oggi amministra Colleferro?

Beh.. più che consigliare ti posso dire quello che farei io. Ad esempio favorirei ancor di più l’insegnamento della musica e la collaborazione tra i vari artisti, le varie realtà musicali (intese come scuole di musica) che purtroppo oggi vedo ancora troppo divise. La musica è condivisione, è abbraccio globale. Secondo me si può fare e l’Auditorium, in tal senso, potrebbe dare una grossa mano.

Un ultima domanda: Sei solo in casa, il pensiero rivolto a Colleferro, il pianoforte davanti a te. Cosa suoneresti?

Una ballata di Chopin, perché le sue ballate suscitano un insieme di emozioni: passione, melanconia, sfondi drammatici che si alternano ad autentiche esplosioni di gioia, phatos. Emozioni che mi fanno rivivere con nostalgia la mia città, quella da dove sono partito.


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