• Marco Caridi

A spasso nel tempo

Oggi vi racconteremo di un viaggio, una interessante passeggiata, ma non pensate a città, parchi, musei e quindi a luoghi perché questo viaggio non è nello spazio in cui viviamo, piuttosto immaginate che la nostra autostrada sia il tempo e le stazioni di sosta alcuni dei periodi passati, presenti e meglio ancora futuri della nostra vita.

A bordo si parte! Di solito quando si parte ci si chiede “dove si va?” stavolta dovremmo forse chiederci, anche se non si può dire, “Quando si va?”.

La prima sosta la vorremmo fare in un tempo lontano quando abbiamo iniziato a comunicare attraverso la voce ed il linguaggio. Sapete quale possa essere una data?

Non sembra chiarissimo il periodo storico orientiamo la nostra bussola del tempo verso 200 mila anni fa più o meno dovremmo arrivare a destinazione. Allora eravamo già una specie evoluta che si presentava nella versione più prossima a quella moderna, cosa ci ha spinto ad utilizzare parte degli apparati digerente e respiratorio per comunicare?

Era proprio questo il progetto “divino” oppure è stata una conseguenza della evoluzione? Rispondere ai quesiti esula dagli scopi di questo racconto, oltretutto considerando anche il fatto che ancora oggi sono controverse le teorie su questo tema non vorremmo prenderci una responsabilità così grande.

Tuttavia proviamo a dare una spiegazione plausibile fermandoci ad una visione Darwiniana: quella che noi chiamiamo evoluzione è una sorta di percorso navigato della specie che nel corso della storia, ad ogni passo, accoda momenti di valutazione a momenti in cui prende delle decisioni e fa delle scelte.

Conseguentemente nel corso del tempo subisce delle modifiche sia strutturali, si pensi alla giraffa, che cognitive riadattandosi alle decisioni prese anni prima.

Sono proprio le scelte di una mente, quella umana nel nostro caso, che è dotata di una intelligenza, ovvero di una capacità di trarre beneficio dalla esperienza e trasformarla in conoscenza, che determinano il prossimo passo e la conseguente evoluzione.

Potrebbe allora essere proprio questa la plausibile risposta al quesito di cui prima? Vivere insieme ad altri elementi della stessa specie ha fatto nascere nell’uomo l’esigenza di comunicare e per farlo ha trovato nel suono emesso dalla nostra cavità orale una soluzione al problema.

Potrebbe essere! Perché no? Allora ragazzi facciamo una cosa, saliamo sulla nostra macchina del tempo e puntiamo la bussola avanti di tantissimo vediamo questa evoluzione dove ci ha portati.

Sono curioso, scendiamo dai! Sentite suoni? Questi ominidi del futuro interagiscono ma noi non sentiamo nulla! Non ci posso credere, hanno imparato a comunicare attraverso onde elettromagnetiche emesse dal cervello, non usano più il suono. Infatti a guardarli bene la loro bocca, il collo sono diversi dai nostri.

Ripartiamo, torniamo al 2017, entriamo nei laboratori di ricerca di Facebook dove gli scienziati stanno provando a far comunicare tra loro due sistemi automatici intelligenti chiamati simbolicamente Alice e Bob.

Che emozione poter essere qui vero?

Li sentite? Stanno parlando in una lingua che noi non capiamo eppure tra loro si stanno raccontando storie di senso compiuto.

Ma che lingua è? Incredibile hanno evoluto in pochissimo tempo il proprio linguaggio modificando l’inglese di partenza in un metalinguaggio conveniente energeticamente, sintetico ed efficace.

Quindi anche le macchine subiscono una forma di evoluzione solo che il tempo entro cui tale effetto si fa sentire è brevissimo, le grandi potenze di calcolo garantiscono una celerità disarmante del modo con cui le macchine si trasformano, una sorta di evoluzione accelerata. Potremmo parlare di evoluzione artificiale?

A questo punto siamo ancora in tempo, si fa per dire, per soddisfare ogni nostra curiosità.

Spostiamoci avanti di un po di anni e proviamo a capire come si è evoluta la lingua.

Fissiamo una call su Teams, chiamiamo un po di amici da diverse parti del mondo, che a questo tempo saranno dei vecchietti e salutiamoli. Mettiamo le solite cuffie ed entriamo in call, capperi!

Non usano le cuffie piuttosto questi dispositivi oculari minuscoli che, non solo fanno comunicare con la voce, ma addirittura proiettano sulla retina delle immagini in tempo reale.

E poi ragazzi ascoltate? Utilizzano dei traduttori istantanei praticamente siamo diventati agnostici rispetto alla lingua, ognuno parla con la propria lingua ed il dispositivo indossato traduce istantaneamente producendo parlato con la voce dell’utente ma nella lingua comune tipo l’inglese.

Fantastico! Inoltre essere su teams si è trasformato in una esperienza immersiva grazie a questi dispositivi, sembriamo digitalmente presenti ed esistenti una vera immersione dell’uomo nella macchina e della macchina nell’uomo. Il simbionte buono sempre più evoluto! Ed ora che si fa?

Si parla tanto di sostenibilità abbiamo visto le macchine elettriche sempre più diffuse sono curioso di andare a scoprire dove siamo poi arrivati nei decenni successivi.

Dai puntiamo verso fine di questo secolo, il 2100 per esempio. Arrivati! Eccoci qua guardiamo nelle strade, stazioni di servizio non se ne vedono più, sembrerebbero delle vetture completamente autonome, si vero guardate non le guida nessuno!

E la propulsione è puramente elettrica sembrano il rover che andava su marte, piene di pannelli solari davvero fantastico! Questo viaggio è sempre più eccitante ci sarebbero tantissimi tempi che vorrei provare a visitare ma si è fatto tardi,….. tardi?….. è ora di tornare a casa,….. ora? ….. il tempo è sempre al centro dei nostri discorsi lo utilizziamo continuamente forse perché la nostra esistenza è limitata in esso.

Il tentativo Frankstainiano dell’uomo di imitare se stesso attraverso intelligenze artificiali, umanoidi, insieme a quello della procreazione, è spinto dall’istinto innato di salvaguardia della specie.

Eccoci di ritorno da questo eccitante viaggio nel tempo, cosa ci ha dato questa bellissima esperienza?

Sicuramente ci ha insegnato che quelli che oggi sono problemi domani diventano soluzioni e che l’uomo, seppur con tanta fatica, proprio perché dotato di quella meravigliosa capacità di essere creativo, riesce sempre a districarsi ed a trovare la giusta strada per salvaguardare la specie.

Inoltre abbiamo riletto in un certo senso la storia ed il susseguirsi delle osservazioni, misure e conseguenti scelte ha dimostrato che decisioni importanti come quella di voler introdurre la automazione all’interno di ogni processo della vita lavorativa e privata si sono poi rivelate sempre vincenti.

I passi di cui si parlava nel raccontare della nostra evoluzione sono dei passi pesanti, una volta compiuti non si torna più indietro ed è per questo che possiamo sostenere con forza la tesi secondo cui tutto quello che l’uomo decide di non fare più per delegarlo alla macchina nel corso della evoluzione l’uomo non lo saprà fare più perché per essere intelligenti non bisogna solo acquisire la conoscenza ma anche saperla lasciare andare via quando non è più utile averla nel proprio bagaglio culturale.


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