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Collasso climatico anche a Colleferro

12 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Temperature altissime e caldo sahariano, ecco l’estate 2026.

L’asfalto è cocente, la carrozzeria delle automobili raggiunge livelli da ustione.

Il ventilatore sposta aria bollente, i motori dei condizionatori rombano all’impazzata e generano altro calore.

Quasi a fine agosto in Nepal si scioglie un ghiacciaio e provoca un crollo con un muro d’acqua imponente che sommerge una intera regione, con morti, dispersi e danni enormi di ogni tipo. Prontamente intervengono i glaciologi italiani: anche le Alpi sono a rischio.

Siamo al collasso climatico, non è solo un cambiamento ma un crash senza precedenti, sempre più violento, sempre più impattante.

Cosa si sta facendo nel mondo per bloccare questo movimento che porta verso la rovina?

Cosa sta facendo il Governo Italiano? Cosa fa la Regione Lazio?

Prima di trovare risposte a domande così importanti, che presumono analisi approfondite e ricerche in ambito internazionale, cosa che già fanno i tanti movimenti di attivisti per il “Climate Change”, vorrei chiedermi cosa si sta mettendo in campo a livello locale, nel nostro territorio.

Con pragmatismo come si “difende” Colleferro?

Beh, a Colleferro, per offrire un concreto sostegno alla cittadinanza durante il mese di Agosto, sono stati messi a disposizione alcuni spazi comunali climatizzati per garantire un ambiente fresco e confortevole dove trovare sollievo al caldo nelle giornate caratterizzate dalle temperature più elevate: la biblioteca, la CASA, il Museo Torliense , il Museo dei Modellisti presso l’Auditorium, con orario continuato, e con la solita raccomandazione di bere tanto e non uscire nelle ore più calde.

Sicuramente una bella iniziativa, un palliativo, un provvedimento che richiama Il modo di dire "metterci una toppa", ovvero l’intento di “trovare un rimedio provvisorio, rapido e improvvisato per cercare di risolvere un errore, un danno o una situazione spiacevole già avvenuta”.

E gli errori ci sono e sono macroscopici.

Colleferro è una città mutilata dei suoi alberi, i pini marittimi della Via Latina e del piazzale dell’ospedale, gli alberi alti di Via Consolare Latina, e...inutile fare un appello nostalgico.

Il problema vero sono gli alberi non piantati al posto di quelli secchi e pericolanti - forse perchè non curati adeguatamente - , le capitozzature che stravolgono le chiome degli alberelli che ancora resistono e, come una piovra che avvolge la città fino a soffocarla, la cementificazione.

Invece di pensare a oasi verdi in città, in centro e non, si progetta l’espansione a SUD, destinando le aree verdi da Costa Vicoi al cimitero, passando da Colle Bracchi, ad altro asfalto e cemento per strade e case, con ulteriore consumo di suolo, ulteriore consumo di energia e generazione di calore.

Invece di preservare il verde esistente, e creare un bosco alle porte della città, si delibera circa la variante urbanistica che permetterà la costruzione di un Data Center, con spazi infiniti da sacrificare al cemento, al consumo di suolo, alla estremamente importante richiesta ed utilizzo di risorse idriche ed elettriche che manderanno in tilt il sistema di approvvigionamento, col rischio, tutto da valutare, di non avere più risorse per la città.

Però, tranquilli, la biblioteca resta aperta e col climatizzatore “ a palla”... se funzionerà e, chissà, magari, come nello storico spot pubblicitario, ci sarà anche la signorina in canotte che, proponendo anche qualche lettura, lamenterà: “Antò...fa caldo !!!!”

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