Colleferro, alla ricerca di una nuova identità urbana
Aggiornamento: 3 ore fa
Chi obbliga una città nata come città industriale a rimanere sempre una città industriale?
Oggi che l’industria ha ridotto il suo impatto, molte città che erano industriali ora non lo sono più...

Avere e cercare una nuova identità per la città è al centro dell’urbanistica contemporanea.
A Trento la fabbrica della Michelin ha chiuso da anni, è stato fatto un nuovo progetto per una nuova vita della città.
Colleferro non è più una città industriale. Non risponde più alla sua vocazione di città industriale, prima lavoravano “in fabbrica” quasi diecimila persone, oggi è molto minore il numero degli addetti impiegati nel settore industriale.
Colleferro è stata ed è città dei servizi, è stata città del commercio, è una grande porta per i paesi limitrofi, borghi e paesini storici, dei Monti Lepini e dei Monti Ernici.
Sarà costruito un enorme Data Center hyperscale, una struttura di calcolo di enormi dimensioni, progettata per gestire carichi di lavoro massicci con decine di migliaia di server collegati tra loro, modulare, ovvero replicabile, se ne potranno aggiungere altri man mano che la domanda cresce
La motivazione "positiva" apportata sarebbe l’offerta di lavoro, si parla di 100 posti di lavoro!
Bene, se a Colleferro si facesse per esempio una diversa politica del commercio e si riaprissero trenta negozi, si darebbe lavoro a 100 persone e..., cosa di urbanistica intelligente, si ridarebbe vita e vitalità ad una città dormitorio. Basterebbe un diverso piano di commercio e si salverebbero 100 ettari di verde, incolto sì, ma verde.
Sorgono tante domande:
- con il DC gireranno più soldi nelle tasche degli operai?
- sarà più bello e facile per i cittadini passeggiare per le strade e piazze di Colleferro?
- la città sarà sempre più a misura di persone? anzi a misura di bambino? una mamma con una carrozzina sarà felice?
- la città sarà più affascinante per abitanti e turisti?
Non potrebbe allora il DC essere progettato nell’area industriale dismessa invece che cementificando terreni ancora verdi?
Ad oggi quell’area è un’isola bianca, la Via Romana è in mezzo a un lago.
Si potrebbe pensare di mettere lì il nuovo DC?
Per essere propositivi e attenti, il DC non dovrebbe essere ubicato nemmeno nell’area industriale dismessa.
In quella parte di città ex -fabbrica, la città civile dovrebbe continuare la “città” con spazi da dedicare alla cultura, al tempo libero, allo sport, e perchè no? Anche con nuove residenze.
Colleferro città si ricompatterebbe con lo Scalo, Colledoro, SLIM etc.
La città avrebbe una nuova energia e vivacità.
E oggi più di sempre si parla di “urbanistica partecipata”, perché non coinvolgere i bei cervelli dei cittadini per ascoltare la loro opinione, la loro volontà circa la città, la loro posizione?
In un territorio comunale contenuto e già molto cementificato e asfaltato non si possono o devono gettare funzioni e “nuove architetture” come si gettano i coriandoli!





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