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Colleferro, il paradosso del Data Center

11 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Tra varianti urbanistiche su 76 ettari agricoli e amnesie ecologiste: quando l'Intelligenza Artificiale divora il suolo vergine dimenticando i brownfield e i nuovi rating europei.

Nella calura di metà agosto, mentre la cittadinanza osservava la consueta pausa estiva, la politica locale ha consumato uno dei passaggi urbanistici ed ambientali più impattanti degli ultimi decenni. Lo scorso 11 agosto 2026, il Consiglio Comunale di Colleferro ha approvato a maggioranza la variante urbanistica per la realizzazione di un imponente Hyperscale Data Center da 150 MW dedicato all'Intelligenza Artificiale, promosso dalla società Cobra Green Hyperscale.

La narrazione trionfalistica dell'Amministrazione comunale ha subito arruolato i toni del progresso e del primato tecnologico: Colleferro diventa il primo polo dell'Italia centro-meridionale ad ospitare un'infrastruttura di elaborazione dati di queste dimensioni. Tuttavia, al di là dell'enfasi sul "progresso digitale" e sui proclami occupazionali, l'operazione svela una macroscopica e stridente contraddizione che attiene alla gestione del territorio e all'etica della transizione ecologica.


L'assurdo del suolo vergine: 76 ettari sacrificati a fronte di un'eredità industriale in disuso

Il nodo centrale della contestazione risiede nella localizzazione dell'opera. Il mega-impianto sorgerà su una superficie complessiva di circa 76 ettari (con un'impronta coperta di ben 57.800 metri quadrati) lungo la via Casilina, interessando direttamente circa 12 ettari di terreno agricolo vergine oggetto della variante urbanistica. Un'area verde, non urbanizzata, cancellata con un colpo di mano consiliare per fare spazio a capannoni, sottostazioni elettriche e impianti di raffreddamento.

L'aspetto sconcertante — e storicamente paradossale per Colleferro — è che questa colata di cemento e ferro avverrà in un comune segnato da una profonda cicatrice industriale, ricco di enormi perimetri dismessi, ex siti produttivi da bonificare ed aree industriali inutilizzate (i cosiddetti brownfield) che avrebbero potuto — e dovuto — ospitare la struttura.


“The preference for reusing brownfield sites over using greenfield sites”

= Preferenza per il riutilizzo di aree già utilizzate/dismesse rispetto all'utilizzo di aree non precedentemente urbanizzate.


Questo principio rappresenta oggi il cardine della pianificazione territoriale europea. Scegliere di cementificare un'area verde (greenfield) quando nello stesso perimetro comunale giacciono ettari di aree industriali dismesse configura un evidente errore strategico. I suoli agricoli e naturali svolgono funzioni insostituibili per il drenaggio idrico, il sequestro del carbonio e la mitigazione delle isole di calore. Sostituirli con impianti industriali intensivi significa arrecare un danno ambientale irrecuperabile al patrimonio naturale del territorio.


Dal "cavallo di battaglia" all'amnesia ecologista: il cortocircuito della politica locale

Suscita profondo stupore e amarezza constatare come determinate tematiche ambientali, per anni sbandierate come un irrinunciabile "cavallo di battaglia", vengano oggi derubricate o del tutto accantonate dagli stessi attori politici che su quelle battaglie hanno costruito la propria identità.

Per anni Colleferro è stata teatro di accese mobilitazioni: dalle bonifiche della Valle del Sacco alla chiusura dei termovalorizzatori, dalle battaglie contro le discariche all'opposizione alla servitù dei rifiuti. In quelle occasioni, il principio di tutela del territorio, il rifiuto di nuovi impatti e la difesa della salute pubblica erano presentati come inderogabili dogmi morali.

Oggi, di fronte all'arrivo del "Data Center", la sensibilità ecologista sembra essersi improvvisamente anestetizzata. Si assiste a una singolare amnesia collettiva, come se un Data Center fosse una struttura eterea, priva di peso ecologico, soltanto perché legata al mondo invisibile del "cloud" e del digitale. Ma la realtà fisica ed energetica racconta una storia ben diversa.


L'impronta ecologica del "Cloud": il sistema europeo di etichettatura e il quadro normativo

I data center di classe Hyperscale sono strutture ad altissimo impatto sulle risorse primarie. Con una potenza richiesta a regime di P = 150 MW e un parco fotovoltaico previsto da 34 MW, la struttura assorbirà un quantitativo di energia elettrica paragonabile a quello di una città di medie dimensioni, rendendo indispensabile l'installazione di imponenti gruppi elettrogeni di emergenza a gas.

La convinzione che l'infrastruttura digitale non inquini sbatte contro la realtà dei numeri e della regolamentazione sovranazionale. Proprio di recente, il 19 agosto 2026, il Parlamento Europeo ha lasciato decorrere senza obiezioni l'Atto Delegato della Commissione UE che introduce il primo sistema comune europeo di rating ed etichettatura della sostenibilità dei data center. Che l'impatto energetico delle infrastrutture digitali sia una questione critica di rilevanza nazionale è stato ribadito anche ai massimi livelli istituzionali. Il 26 agosto 2026, nel corso della trasmissione "Focus Economia" su Radio 24, il Presidente dell'ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), Nicola Dell'Acqua, ha richiamato l'attenzione sulla straordinaria pressione che la profusione di Data Center per l'Intelligenza Artificiale sta esercitando sulla rete elettrica e sulle risorse idriche nazionali, sottolineando la necessità imprescindibile di pianificare con estrema rigore la collocazione e la sostenibilità energetica di tali cattedrali digitali


Conclusioni: serve una vera cultura della sostenibilità

Sviluppo tecnologico e tutela dell'ambiente non devono essere posti in antagonismo, ma la vera transizione ecologica impone scelte trasparenti e coerenti. Permettere l'edificazione di un mega-impianto industriale su 12 ettari di suolo verde vergine a Colleferro — ignorando la presenza di vaste aree industriali dismesse da riqualificare — rappresenta una scorciatoia urbanistica deprecabile.

Chi ha fatto della salvaguardia del territorio la propria bandiera politica non può cedere all'abbagliante fascino dell'Intelligenza Artificiale dimenticando i principi base dell'ecologia: il suolo libero è una risorsa finita e non rinnovabile. Prima di stendere tappeti rossi ad investimenti milionari, Colleferro avrebbe dovuto pretendere il rigido rispetto del principio europeo del riuso dei brownfield, dimostrando che l'innovazione tecnologica può nascere solo dal rispetto della terra e della memoria ambientale della propria comunità.

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