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Colleferro, la sala da tè - episodio 3

13 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Che bella giornata!

Piacevole alzarsi al mattino presto e anticipare il caldo quando l’estate regala aria tersa, mi concederò una passeggiata e poi la colazione al bar. Non è mia consuetudine ma da quando lo stomaco ha deciso di farmi notare le mie pessime abitudini alimentari, un premio che mi concedo raramente.

Stamattina è proprio “raramente” in punto.

Scendo in Strada.

Il quartiere è il più alto della città ma non il più anziano: quando i primi iniziarono ad edificarlo, per lo più in economia trasformando la fatica da operaio e i risparmi in cemento e mattoni, il nucleo principale già esisteva. Il “colle” che qui tutti chiamiamo così, nasce quasi come un ornamento della città vecchia e io l’ho sempre immaginato come suo belvedere.

Mentre lo attraverso rivedo i suoi prati che tempo e necessità hanno riqualificato – termine utilizzato spesso a sproposito – in molte nuove costruzioni e spazi comuni e ripenso alle attività che lo vivacizzavano. Il bar chicchiricchì, la merceria delle due sorelle “qualcosa”, la ferramenta di Ferruccio, la tabaccheria di Gaetano, i tre minimarket, la tintoria, Anselmo il barbiere, la macelleria, la scuola, il club della Sport, oggi non ci sono più. Le loro serrande sono tristemente abbassate ed i locali desolatamente vuoti.

Il mio colle non è più commercialmente attrattivo.

Nell’incedere di passi e pensieri sono costretto a lasciare il marciapiede per scartare una macchina che lo occupa proprio sotto al cartello “divieto di sosta”. Nei pressi del nuovo chioschetto che padroneggia il piccolo parco di quartiere si è raccolto un capannello di persone. L’ambulanza, lampeggianti accesi e sirene spente, e un lenzuolo bianco disteso a terra lasciano presagire qualcosa di cupo e stimolano un cattivo pensiero: il buio delle strade dei quartieri periferici sta penetrando nel cuore della gente che li abita.

Lascio quella scena a chi ha titolo per interpretarla perché in queste occasioni è più importante farsi da parte che partecipare.

Poco più avanti dei gradoni impossibili e un tubo di scolo delle acque piovane rotto mi obbligano a invadere la strada.

Fortunatamente posso imboccare un vicoletto pedonale che separa due serie di quelli che una volta erano orti o giardini.

La prima casa sulla destra è in vendita, così recita il cartello giallo fluorescente scritto a pennarello e appeso ad una delle sue finestre.

Camminare fuori dai percorsi tradizionali e lontano dal traffico è gradevole, le gambe sembrano più leggere e la testa più lucida.

Una delicata rampa di scalette in asfalto sulla sinistra mi accompagna ad un livello leggermente superiore dove mi accoglie un vicoletto simile a quello che ho appena lasciato. Un altro cartello di casa in vendita conquista la mia attenzione, questa è stata “appena ristrutturata”.

Chi ha pensato la città vecchia aveva previsto che in questo ramo ogni abitazione dovesse avere un giardino sul davanti e un orto nella parte posteriore. Diletto per l’occhio e utilità per la pancia. Oggi ognuno ha fatto quel che vuole di quegli spazi ma l’idea resta evidente.

Cammino un’altra cinquantina di metri, in discesa, fin quando il vicoletto ritrova la strada principale e io il classico rumore delle automobili che faticano in salita, l’odore di scarico e una leggera calura.


- buongiorno! – un signore distinto porta a passeggio i suoi due piccoli cagnolini.

- buongiorno a lei! – rispondo pensando che per lui sarebbe più adatto il percorso alle mie spalle ma non ho confidenza e lo tengo per me.

Mi chiedo perché il passeggiare, in generale, e il passeggiare tra le scalette e i vicoletti che ci regala la città, in particolare, non risulti interessante.

“L’agenzia immobiliare RGA affitta in questo stabile” mi annuncia un cartello su un portone mentre entro a Piazza Centrale.

Meccanicamente mi ritrovo nella sala da tè.

Il mio posto preferito è libero ma prima di accomodarmi ordino un cappuccino e un cornetto sapendo di già che non lo finirò tutto.

Oggi ad accogliermi c’è una sedia di plastica color turchese troppo comoda per essere semplice plastica e troppo bella per essere economica. Prendo taccuino e penna dalla borsa e appunto riflessioni e sensazioni raccolte durante la passeggiata mattutina: il declino del mio quartiere, la leggerezza del camminare tra vicoli e scalette, la calura lasciandoli, le case in vendita o in affitto.

Quel lenzuolo bianco.

Una mano che sventola all’aria proprio davanti la vetrata interrompe il mio fiume di pensieri, è Paoletto che mi saluta. Lo invito ad entrare con un cenno accompagnato da un largo sorriso sapendo benissimo che un sorriso e un cappuccino rallegreranno la sua giornata.

Paoletto è una persona fragile, orfano di entrambi i genitori, un fratello troppo giovane per accudirlo, seguito da ASL e servizi sociali e benvoluto da una collettività che gli dimostra comprensione e affetto. Ordino il suo cappuccino prima che mi raggiunga. Arriva e resta in piedi davanti a me in una posa buffamente marziale. Lo invito a sedersi, lo fa.

Balbettando manifesta il suo cruccio quotidiano: dovrà far capire al nuovo psichiatra che per confidargli alcune cose dovranno stare da soli, senza la presenza del fratello tutore. Me lo ripete fino a quando finisce di bere il suo cappuccino, mangiare il mezzo cornetto al miele integrale che ho lasciato e va via. Lo guardo allontanarsi alternando passi veloci a dei saltelli con l’avanzare deciso di chi non ha nessun luogo dove andare. Un’anima buona e delicata che in paese conoscono tutti e a cui molti dedicano una piccola parte del loro tempo che Paoletto ha imparato a farsi bastare.

Mi reimmergo nei miei pensieri: il quartiere, la sua sicurezza, il potenziale inespresso dei vicoletti, la calura, le case sfitte. Le case sfitte.

Da una delle troppe tasche della borsa estraggo il piccolo portatile, aspetto che si avvii, lo collego alla rete del cellulare e inizio una piccola ricerca.

Leggo una statistica di Nomisma per conto di Confcommercio (solo il 60% dei venditori si affida all’agenzia), visito siti istituzionali, simulo acquisti, incrocio dati e, utilizzando quelli del censimento abitativo, determino che in città le abitazioni sono più di diecimila di cui circa ottomila occupate e duemila non occupate dai residenti ossia circa il 20% del patrimonio abitativo.

“Navigare”, nessun termine può esprimere meglio il tempo trascorso su internet.

Attiro l’attenzione della cameriera e le rivolgo il gesto, universamente conosciuto, del caffè: pollice e indice ad ondeggiare un’inesistente tazzina vicino la bocca. Lei annuisce.

Navigo.

Bevo il caffè.

Navigo ancora.

Quando spengo, chiudo e ripongo il portatile la conclusione è che al netto delle seconde case, delle abitazioni utilizzate saltuariamente e quelle affittate ai non residenti, posso stimare effettivamente libere un numero di abitazioni compreso tra le 800 e le 1200 unità. Potrebbero ospitare tra i 1700 e i 2800 abitanti.

Scrivo le mie considerazioni sul fedele taccuino. “La Parker scrive proprio bene!”.

La ricerca benché accurata è figlia della navigazione sul web ma una certezza me la concede: prima di procedere a nuove edificazioni sarebbe opportuno chiedersi come incentivare il recupero e il riutilizzo delle centinaia di alloggi già esistenti.

Per il ritorno scelgo il percorso più breve, via Capitale, una strada curva in salita costeggiata da un filare di auto parcheggiate e neanche una fuscello a mitigare la crescente calura della tarda mattinata. Vengo attratto dal caratteristico cartello del comune, sfondo grigio con bande colorate nere ed arancioni sul lato sinistro che con linguaggio formale elenca gli eventi previsti per la fiera estiva. Uno dei tanti sarà dedicato ad un concorso per i residenti: richiamando il logo dell’azienda nazionale cofinanziatrice che insiste sul territorio sarà intitolato “Astro Nascente” e grazie al supporto economico proprio di Astro SPA, alle collaborazioni stipulate dall’amministrazione con Radio OldWest e la casa discografica RCS Music il vincitore sarà premiato con la registrazione del brano, la sua diffusione e la partecipazione alla nota trasmissione del direttore di Radio OldWest in prima serata per promuovere la canzone; la commissione è estremamente titolata ed il pubblico avrà la sua parte al voto. In calce al manifesto l’avviso che nelle due piazze più importanti della città saranno allestite per tutto il mese di agosto due piscine gonfiabili, spiagge, chioschetti e ombreggiature.

Costo totale per le casse cittadine delle due iniziative: 15 mila euro.

Soldi spesi bene.

Parteciperò.



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