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Colleferro, la sala da tè

Aggiornamento: 4 ore fa

Mobilio elegante, carta da parati e specchi alle pareti, i tavoli lunghi e tante sedie ognuna di forma e colore diversi. Nella piazza centrale della città ha appena aperto un nuovo Bistrot.

L’idea del titolare, un ragazzo sulla quarantina appena rientrato da un’esperienza lavorativa all’estero, è quella di far incontrare visi e idee in modo casuale. Il progetto è interessante e, da quel che vedo entrando, funziona: la sala è piena a metà e la sensazione è che tutti parlino con tutti.

Mi siedo su uno sgabello blu e aspetto.


L’ampia vetrata permette di ammirare la quasi totalità della piazza, dallo stabile dei carabinieri fino alla pizzeria di Nazzareno. Soltanto il palazzo comunale, una costruzione in stile razionalista, è escluso dallo sguardo.

Assorto nei miei pensieri e in attesa di ordinare il mio tè quasi non mi accorgo che si sono sedute vicino a me due persone. Una la conosco, è Franco, da bambini siamo stati in colonia insieme e ora ci incontriamo di tanto in tanto con le famiglie. L’altra la conosco solo di vista.


- bel posto! - esordisce Franco anche per salutarmi.

- si vero, è bello - rispondo al saluto.

- che ne pensi delle elezioni? -


La settimana scorsa si sono concluse le Amministrative e la coalizione uscente è stata riconfermata al primo turno dal corpo elettorale. Una vittoria chiara che non lascia adito a dubbi o contestazioni, almeno così penso io.


- faranno fatica a formare la giunta e anche se ci riusciranno durerà poco - la terza persona aveva voglia di dire la sua e interviene con quel classico tono autorevole di chi la sa lunga, anche quando non è vero.

- scusami ma perché dici così, chi ti ha riferito queste cose? - chiedo.

- ma lo sanno tutti, in città non si parla d’altro! Pensa che vorrebbero tener fuori dagli assessorati un consigliere che ha preso un sacco di voti perché non sarebbe una persona perbene - e aggiunge abbassando la voce - è una notizia certa, conosco anche il nome ma non posso dirtelo perché è una confidenza -

Cerco di capire a chi si riferisce e non impiego molto a farlo: la città conta poco più di 15.000 abitanti e, bene o male, ci conosciamo tutti. Non esterno il mio pensiero, che sarebbe aggiungere chiacchiericcio al chiacchiericcio ma mi limito ad una riflessione ad alta voce:


- ma scusa, gli assessori non dovrebbero essere persone dotate di spiccate capacità che la politica sceglie per raggiungere determinati obiettivi? Potrebbero essere anche esterni no? -


Si scambia uno sguardo d’intesa con Franco ed insieme scoppiano in una fragorosa risata.


- questi applicano alla lettera il manuale Cencelli, tanti voti prendi e tanto ti spetta. Comunque piacere, sono Marco -

- piacere mio, Andrea - rispondo mentre penso che “Cencelli” non lo sentivo dai tempi della prima repubblica.

Nel frattempo si è avvicinata la cameriera - cosa vi porto? -


Ordino un tè e mentre gli altri due disquisiscono le differenze tra schiumato e macchiato, la mia attenzione va alla piazza e a quello che è stata.

Ricordo i concerti della mia infanzia con il palco montato nella parte ora nascosta al mio sguardo e la rivedo piena di nastri colorati a farle da tetto.

Oggi quel che era per la città il punto nevralgico, di incontro e di partenza per la canonica “vasca” pomeridiana, è desolatamente vuota. Anche la fontana è spenta.Colpa dei tempi che cambiano, penso, o dell’incapacità di rendere attrattivo alle nuove generazioni quel luogo centrale? Eppure Piazza Novissima funziona, i ragazzi la frequentano rendendola vivace. Perché Piazza Centrale è così spettrale? Cosa le manca?


- a che pensi? - interviene Franco a interrompere le mie fantasie - sono dieci minuti che non dici una parola -

- pensavo alle parole di Marco e mi chiedevo perché un’amministrazione che vince le elezioni con largo margine dovrebbe temere di non durare a lungo –


Marco si sente chiamato in causa e risponde con lo stesso identico tono utilizzato in precedenza.


- guarda che la politica non è quel che vedi ma quello che si nasconde dietro. Sono convinti di mantenere la maggioranza in eterno e, quindi, di poter fare quel che vogliono. Anche di andare ad elezioni anticipate per il semplice capriccio di cambiare sindaco o qualche altra convenienza. Senza contare la baruffa che c’è all’interno della coalizione. Fidati, questa amministrazione non durerà a lungo -


Non mi fido e non lo credo ma ritengo inutile rispondere a chi è convinto di saper tutto.

Distolgo lo sguardo e fisso la piazza fingendo di ragionare sulle sue parole. Questa piazza… cos’ha che non va?

Si apre la porta scorrevole facendo entrare una leggera calura.


- ciao prof! - è appena entrato il mio vecchio professore di matematica del liceo, un distinto signore sull’ottantina col quale mi piace intrattenere dei rapporti, soprattutto social - come mai da queste parti? -

- ciao Andrea - risponde avvicinandosi - dovevo fare delle commissioni in comune e ne approfitto per un caffè. Vi faccio compagnia, di cosa parlate? - prende dal tavolo vicino uno sgabello basso di un arancione molto vivace e si siede con noi.

- del più e del meno - rispondo - lei ha dovuto fare tutto il giro? -


Il professor Baccini abita a Saracenesco Alta, una frazione di poche anime a cinque chilometri da qui. Ultimamente un problema di burocrazia l’ha praticamente isolata costringendo i suoi abitanti a percorrere quindici chilometri in più utilizzando una strada alternativa, scomoda e tortuosa, per raggiungere servizi primari quali stazione ferroviaria, l’ospedale, la ASL o un semplice supermercato bel fornito.


- si, purtroppo bisogna fare il giro lungo e non ti nascondo che mi pesa. Non ci vedo più benissimo per guidare ma dovevo fare un servizio importante… ultimamente preferisco chiedere a mio nipote per qualche commissione ma oggi era necessaria la mia presenza - risponde.

- mi dispiace molto per questo disagio, spero che la situazione si risolva in tempi brevi -

- lo sai qual è la cosa che più mi amareggia? - si sporge verso di me come volesse affacciarsi da una finestra - che la chiusura della strada è una scaramuccia tra sindaci di campanili diversi; un modo come un altro per far torto all’avversario politico diventato un torto ad un’intera comunità -


Non so cosa rispondere e non lo faccio.

E’ una persona di enorme cultura che il tempo ha amplificato.

Lo sento di tanto in tanto per chiedergli consigli o anche solo per una confidenza ottenendo in risposta analisi lucide e perle di saggezza. Se dice quel che dice ha i suoi buoni motivi.

Marco e Franco ci ascoltano in silenzio sorseggiando il loro caffè mentre la mia

tazza di tè è rimasta sul tavolo, attenta anche lei alla nostra conversazione.


- visto che ha toccato l’argomento, che ne pensa delle ultime elezioni? - domando al saggio professore.

- che troppo spesso troviamo risposte sbagliate perché le domande sono poste male! -


Un’affermazione che può avere diversi significati e differenti letture. Di certo non banale.

Mentre cerco di comprenderne il significato la piazza richiama ancora la mia attenzione: il verde! Manca il verde!

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